Clima di incertezza e attesa, dal 1 novembre al ponte dell’Immacolata fino a Natale 6 operatori su 10 prevedono un calo delle prenotazioni. Le previsioni di Assoturismo e Assoviaggi Confesercenti all'Adnkronos
Caro carburanti e inflazione tirano il freno a mano sui viaggi degli italiani. La scure degli aumenti dei prezzi, che erodono il reddito delle famiglie, e l’aumento dei costi del trasporto, soprattutto aereo, gravano sul settore del turismo e un clima di grande incertezza sta già determinando un calo delle prenotazioni. L'orizzonte è di medio medio-lungo periodo, dal 1 novembre al ponte dell’Immacolata, per arrivare a Natale. Secondo uno studio di Cst per Assoturismo-Confesercenti, quasi 6 operatori su 10 prevedono una flessione della domanda oppure una stabilità. Incertezza ma anche attesa che la situazione geopolitica possa cambiare e che i prezzi possano tornare a livelli di normalità. E’ lo scenario descritto dagli operatori del settore di Assoturismo-Confesercenti, dagli agenti di viaggio agli albergatori, interpellati dall’Adnkronos. “C'è tanta incertezza ed è inevitabile che con gli aumenti dei prezzi della benzina gli spostamenti per motivi di svago si riducano. Molte famiglie che si preparavano ad andare in macchina in località italiane per le festività di Ognissanti stanno rinunciando e vedremo a Natale cosa accadrà anche per i viaggi più lunghi. Comunque si prospetta un Natale sottotono” sostiene Vittorio Messina presidente Assoturismo.
“Siamo preoccupati perché al momento si registra una generale flessione delle prenotazioni, risultano lente - afferma Messina - Abbiamo danni diretti dovuti al caro carburante in un Paese dove, soprattutto in alcune zone, isole e Sud, si viaggia essenzialmente su gomma e la gente viaggia di meno. Ma non solo, abbiamo danni indiretti dovuti anche agli alti costi di gestione. Gli albergatori, ad esempio, vedono una marginalità assai ridotta dovuta ai costi energetici. E’ stata un’estate tragica - sottolinea - in cui abbiamo dovuto tenere i condizionatori accesi H 24 e poi regna un clima di sfiducia nella categoria perché gli italiani stanno viaggiando di meno”. “Di questo passo la filiera del turismo avrà bisogno di essere sostenuta. A cominciare dal credito d’imposta, ma anche una moratoria di un anno sui mutui delle imprese turistiche ci consentirebbe di assorbire l’aumento dei costi disponendo di maggiore liquidità. Misure che potrebbero essere introdotte nella manovra finanziaria”, auspica Messina.
Sul fronte del turismo organizzato si cerca di guardare con un certo ottimismo all’andamento delle prossime vacanze degli italiani guardando anche al 2027, anche se, al momento, si registra un lieve calo. “C’è un rallentamento ma il mercato non è totalmente fermo - sostiene Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, interpellato dall’Adnkronos - Il segmento del turismo organizzato, ovvero i pacchetti vacanza prenotati nelle agenzie di viaggio che comprendono voli, soggiorno, trasporti anche via terra, ci fa sperare bene per il prossimo inverno e speriamo che la flessione attuale, tra il – 5 e il – 10%, rimanga tale. Sul Natale ci sono già delle prenotazioni fuori dall'Italia e in Italia, auspichiamo che rimangano integre come lo scorso anno. Ma solo a fine ottobre avremo una fotografia molto più chiara a fine ottobre sull’andamento delle prenotazioni per i 6 mesi successivi. In genere ai viaggi organizzati si rivolgono gruppi soprattutto alla ricerca di mete culturali, è un segmento in forte crescita”.
Per le agenzie di viaggio, soprattutto per i pacchetti oltreconfine, la maggiore criticità riguarda il trasporto aereo: tariffe elevate su alcune rotte e date, insieme alla riduzione o razionalizzazione di alcuni collegamenti. Il caro carburante non si trasferisce però integralmente sui biglietti: nell’estate 2026 gli aumenti non sono stati uniformi e si sono concentrati soprattutto sulle rotte e nei periodi di maggiore domanda. Per i vettori, quindi, una parte dell’aumento dei costi resta difficile da recuperare, perché la possibilità di alzare le tariffe dipende dalla concorrenza e dalla tenuta della domanda. “Possiamo dire che adesso si sta giocando una partita da attenzionare fortemente, perché se le compagnie aeree durante l'estate e nella primavera hanno assorbito parte di questi rincari, - continua Rebecchi - adesso potrebbero cominciare a trasferirli sulle tariffe, ma l'effetto sui biglietti dipenderà comunque dalla concorrenza”.
La situazione è dunque in evoluzione ma buoni auspici riguardano i viaggi all’estero (outgoing). “Alcune classiche destinazioni invernali – precisa Rebecchi - sono prenotate già oggi, mi riferisco a quelle classiche che toccano l'Oceano Indiano, da Zanzibar al Kenya, dall'Africa dei safari alle vacanze balneari e alle crociere che continuano ad avere un'ottima richiesta perché si sta cercando di mantenere un buon rapporto qualità-prezzo”.
Il 2026 appare quindi debole sul piano congiunturale, ma le prospettive di lungo periodo restano espansive. Airbus prevede per il 2026-2045 una crescita del traffico passeggeri del 3,9% annuo, con circa 10 miliardi di passeggeri l’anno nel 2045. Boeing stima una crescita del traffico del 4% annuo, con un raddoppio entro il 2045, circa 43.625 nuovi aeromobili e una flotta mondiale di circa 50.095 aerei. Gli RPK (Revenue Passenger Kilometers, ovvero Passeggeri-Chilometri Trasportati) passerebbero da 9,9 trilioni nel 2025 a 21,3 trilioni nel 2045, con una domanda di circa 42.060 nuovi aeromobili.