Fii, Bondevik: "Ho cambiato idea sull'Ue, e in Norvegia serve un nuovo dibattito"

L’ex premier norvegese: “Il mondo è cambiato, l’Europa rischia di essere schiacciata tra grandi potenze”

20 giugno 2026 | 11.36
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La Norvegia è rimasta per decenni europea senza entrare nell’Unione europea. Ma il nuovo contesto geopolitico riapre una discussione che sembrava chiusa dopo due referendum contrari. Kjell Magne Bondevik, ex primo ministro norvegese, lo racconta durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma.

Bondevik non dà per scontato che oggi la maggioranza dei norvegesi voglia cambiare posizione, ma riconosce la necessità di un nuovo dibattito. La sua evoluzione personale è significativa: votò no ai referendum del 1972 e del 1994, pur non essendo mai stato totalmente contrario. Oggi la sua posizione si è ribaltata: prevale l’idea che la Norvegia debba guardare con maggiore favore all’adesione o comunque a un rapporto più stretto con l’Europa.

Il motivo principale è il cambiamento del quadro internazionale. La Cina è sempre più ambiziosa e investe molto anche in Europa. La Russia, storicamente vicina con cui Oslo aveva convissuto in modo pacifico, è diventata un vicino aggressivo e imprevedibile. Gli Stati Uniti, intanto, mostrano una tendenza più nazionalistica e un certo distacco dall’Europa e dalle organizzazioni internazionali.

In questo scenario, l’Europa rischia di essere compressa tra grandi potenze. Ma non è debole come spesso si racconta: l’economia dell’Unione europea insieme a quella del Regno Unito ha una dimensione paragonabile a quella degli Stati Uniti ed è ancora superiore a quella cinese. Per Bondevik, il potenziale europeo esiste, ma va rafforzato.

La sicurezza è una parte centrale del ragionamento. Ma non è l’unica. Anche sul clima la prospettiva norvegese è cambiata. Nel 1994 molti temevano che l’ingresso nell’Ue avrebbe frenato le politiche climatiche di Oslo. Oggi la realtà appare diversa: l’Unione è spesso all’avanguardia, mentre la Norvegia arriva dopo.

Il discorso si collega anche al fondo sovrano norvegese, uno dei più grandi al mondo e uno degli strumenti che hanno reso il Paese così ricco. La regola resta quella di non prelevare direttamente dal fondo, ma di utilizzare al massimo il 3% del rendimento annuo nel bilancio pubblico. Con la crescita enorme del patrimonio, anche questa quota è diventata molto significativa.

Il fondo mantiene criteri etici di investimento e un consiglio che fornisce indicazioni al governo e alla gestione patrimoniale, anche per ritirare investimenti da società che violano valori fondamentali. Ma il nuovo contesto internazionale impone una revisione. Le regole etiche restano importanti, ma vanno adattate a una situazione politica segnata da guerre, tensioni e nuove priorità strategiche.

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