Controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate non arretra: gli obiettivi per il triennio 2026-2028

Controlli fiscali, recupero record di 36,5 miliardi nel 2025. L’Agenzia delle Entrate accelera per il 2026 con 2,4 mln di PEC di compliance e controlli mirati anche sul catasto

Controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate non arretra: gli obiettivi per il triennio 2026-2028
25 marzo 2026 | 16.15
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Nel corso del 2025 gli incassi derivanti dal recupero dell’evasione ammontano a 36,5 miliardi di euro, con un aumento dell’8,4 per cento rispetto al 2024.

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Questi i dati resi noti il 25 marzo nel corso dell’evento alla Camera dei Deputati sui 25 anni dell’Agenzia delle Entrate. 15,9 miliardi derivano dai versamenti successivi ai controlli del Fisco sui contribuenti, 6,9 miliardi dalle attività di riscossione e 3,3 miliardi dalle campagne di compliance.

Numeri importanti, legati all’ambizioso obiettivo di contrastare l’evasione, sui quali il 2026 si tenterà una nuova accelerata.

Il nuovo triennio della riscossione e del controllo si apre sotto il segno del PIAO 2026-2028 (Piano Integrato di Attività e Organizzazione).

Il documento, pubblicato lo scorso 4 febbraio scorso, delinea una strategia "a due velocità" sui controlli fiscali: una mano tesa verso l'adempimento spontaneo ma anche un’intensificazione dei controlli ordinari, anche con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.

Controlli fiscali, 2,4 milioni di lettere di compliance. Meno quantità, più qualità

Il primo pilastro del piano dei controlli fiscali è la prevenzione. L’Agenzia punta sulle lettere di compliance, ma con un cambio di rotta rispetto al passato.

Si passerà dai 3,2 milioni di invii degli anni precedenti a circa 2,4 milioni di PEC nel 2026. L’obiettivo è arrivare a un incasso di 14,5 miliardi di euro da regolarizzazioni spontanee nel corso dell’anno, con un target pari a 43,5 miliardi di euro nel triennio.

Il fine del piano strutturato dal Fisco non è inondare i contribuenti di comunicazioni, ma affinare gli algoritmi per evitare gli "errori istituzionali" che hanno caratterizzato le scorse stagioni (come i disguidi su POS e scontrini elettronici).

La base documentale potrà contare su una mole sempre più rilevante di dati: da quelli delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e che derivano dal nuovo obbligo di collegare POS e registratori di cassa, fino allo scambio automatico di informazioni internazionali.

Per il contribuente che riceve la segnalazione, la via resta doppia: regolarizzare la posizione con sanzioni ridotte o fornire prove per smentire l'anomalia.

L’Intelligenza Artificiale scende in campo per i controlli fiscali

Quando il dialogo fallisce, scatta il controllo sostanziale, che nel 2026 sarà guidato da una "precisione chirurgica" grazie a tre tecnologie chiave:

Machine Learning: per prevedere i profili di rischio basandosi su schemi storici di evasione;

Text Mining: per analizzare automaticamente enormi moli di documenti e scovare anomalie;

Network Analysis: per mappare le relazioni tra prestanome e società, smantellando le catene di frode.

I numeri messi nero su bianco nel PIAO parlano di un incremento costante della pressione: sono previste 530.000 attività di controllo sostanziale (IVA, IRAP e Imposte Dirette) e 600.000 controlli formali "36-ter", con l'obiettivo di raggiungere un tasso di positività (ovvero di effettivo recupero) superiore al 90%.

Il lavoro dell’Agenzia delle Entrate proseguirà in sinergia con la Guardia di Finanza, già nella fase di analisi del rischio.

Lotta alle partite IVA "apri e chiudi", catasto nel mirino

Non mancherà il contrasto ai fenomeni più insidiosi.

L'Agenzia prevede la chiusura d'ufficio di 9.000 partite IVA fittizie (le cosiddette "apri e chiudi") nel 2026. Un numero che appare alto, ma che si presenta in realtà ridotto rispetto al dato effettivo del 2025, anno in cui è stata disposta la cessazione di oltre 12.000 partite IVA, più del doppio rispetto al 2024.

Parallelamente, l’attenzione sarà anche sul catasto: incrociando i dati dei bonus edilizi con le planimetrie territoriali, il Fisco andrà a caccia di immobili non aggiornati o irregolari che hanno beneficiato di agevolazioni senza regolarizzare la propria posizione catastale.

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