Iran, Marsiglia (Federpetroli): "Con riapertura Hormuz prezzi carburanti giù anche di 30 centesimi".

La federazione resta scettica sui contenuti del deal: "Andava discusso anche con il governo israeliano"

Stretto di Hormuz
Stretto di Hormuz
19 giugno 2026 | 16.08
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Il rinvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran causato dai raid israeliani nel sud del Libano non minano la fiducia degli indici di riferimento del greggio. Wti e Brent mostra un prezzo per barile variabile tra i 76 e i 77 dollari. E il giudizio positivo dei mercati si ripercuote anche sul mercato interno dei carburanti. "Quasi ogni giorno, da dieci giorni a questa parte, gasolio e benzina super sono in costante calo, il primo attorno a 1,919 euro per litro, la super a 1,809 - dice all'Adnkronos il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia -. Con l'apertura dello Stretto di Hormuz e un flusso stabile di petroliere in transito, penso che i prezzi potranno diminuire ancora di 20 o 30 centesimi senza alcun problema".

La federazione resta scettica sui contenuti del deal. I quattordici punti non convincono completamente: una delle richieste è la rimozione totale delle sanzioni all'Iran. Nel caso venisse concessa, tutto il mondo potrà acquistare greggio dal paese. Così l'Iran "diventerà uno dei paesi dell’Opec con la più alta produzione petrolifera, si redistribuiranno le quote di mercato e l’approvvigionamento petrolifero del Medioriente". Il rubinetto iraniano chiuso ha favorito gli altri Paesi del Golfo ma dovesse cadere l'ago della bilancia la quantità di greggio in transito per lo Stretto passerebbe dal 20% attuale al 47%. "Hormuz diventerà ancora più fondamentale - sottolinea Marsiglia -. L'Iran ha avuto la produzione rimasta bloccata per quasi 20 anni, nonostante vendesse alla Cina". Durante i 110 giorni di conflitto, droni e missili iraniani hanno preso di mira l'infrastruttura energetica dei Paesi del Golfo, provocando gravi danni agli impianti. Il Qatar ha stimato che per la ricostruzione degli stessi "ci vorranno tra i 6 e i 12 mesi", commenta il presidente di Federpetroli.

I danni strutturali subiti dalle installazioni di raffinazione del gas avevano costretto il Qatar a sospendere temporaneamente la produzione di greggio e gnl, provocando un immediato shock sui prezzi del gas in Europa. I pasdaran hanno bersaglio anche Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita: "Prima di uno o due anni non recupereremo l'operatività ottimale che c'era prima della guerra, e sono stati colpiti impianti di raffinazione e non pozzi petroliferi" fa notare Marsiglia. Un ulteriore punto dell'accordo che fa discutere è la creazione di un fondo privato da 300 miliardi per stimolare investimenti per la ricostruzione del paese. "Se questi fondi provenissero dai soli Stati Uniti - aggiunge Marsiglia - significherebbe che le aziende italiane ed europee non potranno partecipare a queste gare. Siamo in attesa della ricostruzione, ma ci sarà spazio per tutti o solo per le imprese americane? Si rischia un blocco degli investimenti" spiega Marsiglia. Ma la variabile principale resta Israele: "Siamo dell'opinione che l'accordo andasse fatto interpellando il governo israeliano". Se dovessero proseguire i raid in Libano "il problema non verrebbe risolto" perché l'accordo "è legato al comportamento bellico di Israele nel Medioriente".

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