Mare: dal Salone di Genova Pessina traccia la rotta: ''partiamo dai dragaggi per crescere ancora''

Al Salone Nautico Genova, Pessina (Federagenti) sollecita dragaggi e infrastrutture per i porti italiani. Necessaria sinergia pubblico-privato per la blue economy e i traffici marittimi.

Mare: dal Salone di Genova Pessina traccia la rotta: ''partiamo dai dragaggi per crescere ancora''
04 ottobre 2026 | 18.37
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Dal dragaggio dei porti alla burocrazia, alla necessità di fare squadra pubblico-privato. Dal Salone Nautico di Genova, Paolo Pessina, presidente di Federagenti indica le priorità da mettere in agenda per sfruttare al meglio la risorsa mare di cui l'Italia abbonda e con l'Adnkronos fa un bilancio sullo stato di salute della nautica e della blue eocnomy in generale e su cosa si potrebbe fare per rendere il sistema Italia ancora più forte.

Al Salone Nautico di Genova si mette al centro il rapporto dell'Italia con il mare, i nostri porti sono pronti ad adattarsi a un Mediterraneo che cambia?

Le sfide e i cambiamenti che riguardano il Mediterraneo non sono pochi, a iniziare dal clima. Ma c'è un problema forte qui da noi che non si riesce ancora a risolvere nonostante la legge sul Mare e il decreto Infrastrutture, ed è quello del dragaggio che riguarda sia i porti turistici che quelli commerciali. Le altre nazioni lo hanno risolto, noi no. Ma dato che magari bisogna progettare banchine, mettere mano ai porti che hanno ormai un certo numero di anni, ecco diciamo che servirebbe un piano organico per poi programmare lo sviluppo e adattarsi ai cambiamenti che sono sempre più veloci.

Con porti efficienti e funzionali quali opportunità potrebbero arrivare?

In Italia approda purtroppo soltanto il 2% dei grandi yacht perchè questi scafi hanno bisogno sicuramente di banchine diverse e anche di pescaggi diversi. Si tratta di un mercato composto da vere e proprie piccole navi che girano nel Mediterraneo, portano ricchezza, ma da noi non viene sfruttato come si dovrebbe. Un mercato che al momento sta crescendo di più rispetto alla piccola nautica che sta invece un po' soffrendo. L'Italia dovrebbe puntarlo e pensare di trasformarlo in un mercato permanente, non solamente sfruttarlo per la stagione turistica. Certo per raggiungere questo obiettivo si devono offrire servizi adeguati. Le competenze da noi ci sono. Mancano le banchine.

Gli attori della filiera si lamentano spesso anche della mancanza o insufficienza delle connessioni infrastrutturali

E' un aspetto importantissimo. che vale anche e soprattutto per i porti commerciali. Con il Pnrr siamo stati capaci di investimenti infrastrutturali importanti. Ma dopo dobbiamo anche essere capaci di venderli. In questo senso è importante la legge in discussione in Parlamento per la creazione della società Porti d'Italia, che permette di avere una direzione strategica di sistema a livello nazionale e avere una visione che va oltre il nostro Paese. Ci sono ad esempio Paesi che stanno investendo con società pubblico-private in terminal in Africa o altre nazioni, in modo tale da proteggersi o da poter cogliere le opportunità che arrivano da altri traffici.

Di fronte a una geopolitica che diventa sempre più incisiva nei traffici marittimi, quale dovrebbe essere la rotta dell'Italia?

La rotta dell'Italia dovrebbe essere quella di pensare in maniera sistemica. Avere uno strumento, un veicolo che possa anche investire all'estero. In questo senso Porti d'Italia può essere una sorta di Cassa depositi e prestiti del mare che permette di avere la finanza necessaria per poter investire strategicamente anche in altri Paesi recitando un ruolo da protagonisti. Gli altri paesi lo stanno facendo. Sono opportunità che vanno captate con un sistema fatto da privati e pubblico. Si avrebbe una linea d'azione che consentirebbe al Paese di avere un peso diverso dal punto di vista geopolitico, altrimenti dipendiamo sempre dagli altri.

Se si confrontano le possibilità di sviluppo dei porti italiani con i grandi hub internazionali del Mediterraneo, come Tanger Med, quale può essere il principale limite dei porti italiani?

Nella digitalizzazione siamo già abbastanza avanti, però poi ci fermiamo sempre sugli intoppi burocratici che diventano dei veri colli di bottiglia. Succede che elementi pensati per la semplificazione si trasformino in elementi di complicazione e quindi non vengano utilizzati. Ecco, qui si deve fare un salto di qualità. Si deve pensare all'intelligenza artificiale che può svolgere un ruolo importante nella semplificazione delle procedure e della gestione dei dati.

Guardando ai prossimi 5 anni, quale trasformazione sarà decisiva per fare dei porti italiani turistici e commerciali delle vere e proprie piattaforme capaci di intercettare i nuovi traffici del Mediterraneo?

Va fatto un lavoro ripeto con un'azione mista pubblico-privati per vendere meglio quello che abbiamo e stiamo realizzando a livello di infrastrutture. Lo dico con un esempio: dobbiamo riuscire a convincere un operatore cinese che da Shanghai porta normalmente il suo container via Rotterdam a utilizzare il sud del Mediterraneo. Questa è la sfida. Le missioni tradizionali all'estero non sono più sufficienti. Su questo occorre che tutti facciamo un salto di qualità

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