L'allerta terremoti Android, efficace in Venezuela, ha un'efficacia limitata in Italia per i sismi vicini all'epicentro, come spiega Marco Savoia dell'Università di Bologna.
In Italia il sistema di alert terremoti di Android che ha avvisato tante persone in Venezuela al momento delle scosse che hanno distrutto il Paese non è attivo, come confermato da Google. Ma quanto sarebbe davvero efficace nel nostro Paese il sistema che trasforma i telefoni in mini-sismografi? Anche se il sistema può dare diversi secondi di preavviso a chi si trova lontano dall’epicentro di un terremoto, chi si trova più vicino (e quindi è più a rischio) ha un margine molto ridotto: un elemento importante da tenere in considerazione se si parla dell’Italia. Ne abbiamo parlato con Marco Savoia, ordinario di Tecnica delle costruzioni e direttore Ciri Edilizia e costruzioni, Università di Bologna.
Quanto è utile e preciso il sistema Android basato su accelerometri dei telefonini?
"Il sistema prevede sostanzialmente che tutti i telefonini che sono fermi, appoggiati su qualcosa di rigido, possano sentire con gli accelerometri che hanno dentro l'arrivo delle onde P, che sono le onde più veloci. Non sono però quelle più distruttive. Le onde S, che sono invece le onde ‘di taglio’, che fanno oscillare gli edifici e provocano i danni, sono più lente. Questo per una questione di fisica della crosta terrestre. Il sistema registra l'arrivo delle prime onde, elabora i dati, vede da dove sono state registrate e riesce a individuare anche l'epicentro in funzione delle distanze e dell'entità di queste accelerazioni. A questo punto può mandare un warning a tutti i telefonini".
Il meccanismo sembra funzionare, è stato esaltato da molti.
"Sì, ma dipende dalle caratteristiche del terremoto. Di solito le onde P viaggiano a una velocità dell'ordine di 5-6 km al secondo. Le onde S, che sono appunto quelle distruttive, viaggiano a circa 3-4 km al secondo; quindi, c'è una differenza di 2 km al secondo. Il che vuol dire che per ogni 2 km di distanza dall'epicentro, le due onde arrivano con una differenza di un secondo. Se io sono a 100 km di distanza significa che le due onde arrivano con 50 secondi di differenza e quindi effettivamente è possibile che un sistema riesca a elaborare i dati, rimbalzarli ai telefoni in una decina di secondi e poi attivare gli early warning, i messaggi prima dell’impatto devastante del terremoto. Ma se io sono a 10, 20 km dall'epicentro, dove il sisma è più grave, la differenza di tempo è troppo piccola. Non ci sarebbe il tempo per un meccanismo automatizzato di ricevere i dati, decidere, e avvertire con secondi di anticipo le persone".
In quali condizioni il sistema è più efficace?
"Questo tipo di sistema funziona bene, per esempio, per i terremoti che avvengono in mare, che sono tipici del Cile e di buona parte dell'America centrale. Nel caso del terremoto del Venezuela, purtroppo sì, sono state avvertite persone con efficacia ma dove non ci sono stati poi danni significativi perché il terremoto è avvenuto nella terraferma, peraltro a una piccola profondità. È stato utile, ma non così tanto dove il terremoto ha avuto effetti significativi".
Questo sistema funzionerebbe in Italia?
"Per quel che riguarda i terremoti italiani, purtroppo questo tipo di sistema non dà tempi sufficienti perché noi abbiamo terremoti più deboli (per fortuna). Essendo più deboli, gli effetti si estinguono a pochi chilometri di distanza, cioè nel giro di 20 km, 30 km massimo dall'epicentro. Anche i terremoti più importanti danno effetti smorzati a 30 km, ovvero a 15 secondi di distanza, dove non c'è tempo per elaborare e poi eventualmente per le persone di mettersi in salvo. In zona Campi Flegrei, ad esempio, non sarebbe efficace".
Ci sono sistemi alternativi o istituzionali su cui fare affidamento in questi casi?
"Il sistema della linea delle ferrovie Roma-Napoli è stato inaugurato l'anno scorso. In quel caso devo dire che c'è molta efficacia, ma non si avvertono le persone. C'è un sistema automatico di controllo con una serie di stazioni accelerometriche lungo la linea: quando viene sentito un sisma dalle varie centraline è possibile localizzare l'epicentro. Ma in questoi caso le persone non devono scappare, come nel caso degli edifici: semplicemente c'è un sistema di arresto automatico dei treni. Così bastano anche pochissimi secondi di preavviso e si riesce effettivamente ad essere efficaci. Questo sistema poi è molto utile anche per il post-intervento: una volta che c'è stato un terremoto, capire in quali tratti della linea le accelerazioni sono state tali da poter costituire dei danni e quindi cosa debba essere controllato di tutta la linea. E poi riattivare il traffico nel giro di poche decine di minuti o un paio d'ore. In Italia ci sono altri sistemi sperimentali ma il problema grosso è proprio il fatto che quando un sisma è vicino, il tempo di allerta è estremamente breve. I sistemi automatici di blocco per le reti e gli impianti funzionano, ma se devono servire ad avvertire delle persone, sono necessari chiaramente tempi decisamente maggiori". (di Alessandro Pulcini)