Il responsabile della macroanalisi e della comunicazione commenta all’Adnkronos la doppia offerta di Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali
"Quella di Lovaglio mi sembra una mossa azzardata. Mettere insieme banche di questo calibro è qualcosa che non si è mai visto, non tanto per i sistemi operativi, quanto per le culture aziendali. Riuscire a farle convivere in modo da consentire l’espressione di una redditività superiore alla somma delle tre è una cosa difficilissima. Se ci riesce, è chapeau, ma è veramente molto difficile". Così Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi e della comunicazione di Cfo Sim, commenta all’Adnkronos la doppia offerta di Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali.
Come mai il mercato non ha premiato questa operazione?
"Secondo me ci sono tre motivi principali. Il primo è l’elevato rischio di esecuzione. Il secondo è la complessità strutturale dell’operazione. Il terzo è il fatto che il mercato la percepisce più come una macchina difensiva che come un vero e proprio progetto industriale".
In che senso alto rischio di esecuzione?
"Se questa operazione va avanti, Mps deve gestire contemporaneamente il completamento dell'integrazione di Mediobanca, la fusione con Banco Bpm e l'acquisizione di banca Generali. C'è un processo molto complesso, molto più complesso dell'offerta pubblica di scambio d'Intesa. Dove c’è complessità, c’è anche molta incertezza. E sappiamo bene che, quando aumenta l’incertezza, gli investitori tendono a essere più prudenti".
Evidenziava un altro elemento: la natura difensiva dell’operazione
"A mio avviso, non è stata concepita in origine come un grande progetto industriale, ma è stata strutturata dopo l’offerta di Intesa. Per questo, almeno in parte, può apparire come una contromossa, pensata per blindare la situazione e impedire lo spezzatino, più che come un piano industriale robusto e convincente. Poi bisognerà naturalmente verificare se le sinergie stimate siano effettivamente realizzabili. Perché è facile annunciare una cifra di questa portata, ma poi bisogna dimostrare concretamente che quelle sinergie siano sostenibili".
Non dimentichiamoci che ci possono essere terzi incomodi
"Ad esempio Unicredit, che ha l’8% di Generali. E' vero che Generali diventerebbe azionista di Montepaschi e potrebbe vendere le proprie polizze attraverso la banca, creando qualcosa di più grande. Ma è altrettanto vero che, con l’8% di Generali, Orcel può dire: "Faccio o non faccio? Te lo do, ma qual è il tuo punto di vista? Che cosa mi dai in cambio?". E poi c’è Crédit Agricole, non dimentichiamolo. Crédit Agricole è silente: fa un po’ il cinese e dice 'Vediamo che cosa fate e poi decido'. Ha quasi il 30% e, comprensibilmente, vuole capire che cosa succederà e quali saranno le condizioni".
Ma non c’è fretta da parte di nessuno. Anche Generali ha detto che non convocherà subito il cda, e anche da Banco Bpm arriva un atteggiamento molto attendista.
"Stanno cercando di capire se ci possano essere anche degli ostacoli burocratici. E ce ne sono, perché intanto servono le approvazioni regolatorie: prima il via libera della Bce, poi quello degli azionisti. L’assemblea è prevista entro ottobre e sarà necessaria una maggioranza".
Se fosse un socio, a quale operazione conviene aderire? Quella su Intesa Sp o il Piano di Lovaglio?
"All’azionista bisogna porre una domanda molto semplice: quali sono oggi le sinergie concrete già in campo e quali livelli di rischio comportano? Mi spiego. Se sono azionista di Banca Generali e divento azionista di Montepaschi, è evidente che il rischio di detenere Banca Generali è inferiore rispetto a quello di detenere una banca come Montepaschi. E quindi un premio del 10% potrebbe essere anche basso. Ma, soprattutto, bisogna guardare al lungo periodo".
Cioè?
"Nel lungo periodo, è più probabile che una banca come Intesa Sanpaolo, grazie alla propria struttura, alle sinergie e ai livelli di redditività che ha raggiunto riesca a portare questi risultati anche in Montepaschi? Oppure è più probabile e, soprattutto, più rischioso che la redditività di Montepaschi, oggi decisamente più bassa rispetto a quella di Intesa, rimanga quella attuale o addirittura peggiori, all’interno di un’operazione molto più incerta come quella che coinvolge Bpm e Banca Generali?"