
Lavanderia Stella pronta a supportare aziende e strutture ricettive dopo la sentenza che chiarisce l’obbligo per il datore di lavoro di garantire la pulizia dei dispositivi di protezione individuale. Tracciabilità, igiene certificata e sostenibilità diventano requisiti fondamentali.
Bitonto, 28/08/2025 - Con la sentenza n. 8152 del 27 marzo 2025, la Cassazione Civile – sezione lavoro – ha stabilito un principio destinato ad avere un impatto importante su molte realtà produttive e ricettive italiane: la responsabilità della pulizia dei DPI, comprese le divise operative, spetta al datore di lavoro quando questi capi sono forniti come strumenti di protezione o per garantire condizioni igieniche adeguate.
Non basta quindi fornire l’uniforme o il dispositivo: è necessario che il datore di lavoro ne garantisca anche l’igiene, la manutenzione e la piena funzionalità nel tempo, senza che il lavoratore debba farsi carico di costi o operazioni che non gli competono. E laddove questo non accade – spiega la sentenza – può configurarsi un danno patrimoniale risarcibile, che si somma al rimborso delle spese sostenute in autonomia dal dipendente.
La questione coinvolge da vicino molte imprese che operano in settori ad alto contatto con il pubblico o in contesti in cui l’aspetto igienico è parte integrante dell’esperienza offerta: dalle strutture ricettive ai servizi alla persona, dalla ristorazione alle attività produttive con personale in abiti tecnici o professionali.
In questo scenario, il punto non è solo lavare una divisa, ma poter dimostrare che ogni capo è stato trattato secondo protocolli precisi, sicuri e verificabili. Per il datore di lavoro, questa è oggi la vera tutela: non basta rispettare l’obbligo, serve anche documentarlo in modo tracciabile. È qui che la gestione digitale, il controllo dei flussi e la tracciabilità individuale diventano strumenti essenziali.
“Oggi la tracciabilità è davvero possibile grazie alla digitalizzazione dei processi” – spiega Dino Stella, fondatore e presidente di Lavanderia Stella – “Nel nostro caso si tratta di un sistema che abbiamo introdotto e testato già da diverso tempo, basato su tecnologia RFID, che accompagna ogni capo lungo tutto il ciclo di lavorazione: dal lavaggio al finissaggio, fino alla riconsegna. Non ci limitiamo a monitorare i passaggi, ma siamo in grado di applicare protocolli personalizzati in base al tipo di tessuto, alla natura dello sporco o alle esigenze operative del cliente. La ricomposizione finale è sempre precisa, perché ogni indumento è identificato in modo univoco e trattato nel rispetto delle sue caratteristiche tecniche”.
Ogni capo viene infatti dotato di un microchip che ne consente l’identificazione automatica e continua all’interno del processo, rendendo possibile non solo il monitoraggio dei passaggi ma anche la gestione selettiva di lavaggi, trattamenti e ricomposizione, con una precisione impossibile da ottenere con sistemi tradizionali come etichette o codici a barre.
A questa tecnologia si affianca un elemento fondamentale per chi oggi deve tutelarsi anche sotto il profilo normativo: la certificazione UNI EN 14065, che attesta il rispetto di rigorosi standard per il controllo microbiologico nel trattamento dei tessili. “È un’ulteriore garanzia che offriamo ai nostri clienti – continua Dino Stella – insieme a un contratto di servizio chiaro e trasparente, che regola il rapporto e definisce in modo preciso le responsabilità, le modalità operative e le caratteristiche del servizio offerto”.
In un contesto in cui alle aziende è richiesto di documentare con sempre maggiore rigore il rispetto dei protocolli igienico-sanitari e dei criteri ambientali, soluzioni strutturate come quella proposta da Lavanderia Stella rappresentano un’opzione strategica, capace di coniugare efficienza operativa, tracciabilità del processo e sostenibilità certificabile.
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