Iran, Vaez (Crisis Group): "Escalation con Israele è una sveglia per Trump"

"Netanyahu ha interesse a guerra permanente"

US President Donald Trump makes a statement on Iran at the Mar-a-Lago estate in Palm Beach Florida, on January 3, 2020. - President Donald Trump said on January 3, 2020 that America does not seek war or regime change with Iran, less than a day after the US launched an airstrike in Baghdad that killed Iran’s top general, Qasem Soleimani. (Photo by JIM WATSON / AFP) - AFP
US President Donald Trump makes a statement on Iran at the Mar-a-Lago estate in Palm Beach Florida, on January 3, 2020. - President Donald Trump said on January 3, 2020 that America does not seek war or regime change with Iran, less than a day after the US launched an airstrike in Baghdad that killed Iran’s top general, Qasem Soleimani. (Photo by JIM WATSON / AFP) - AFP
08 giugno 2026 | 16.20
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L'attacco israeliano contro Beirut e la successiva risposta iraniana rappresentano "un campanello d'allarme" per gli Stati Uniti, chiamati ora a gestire una crisi che rischia di travolgere il delicato equilibrio raggiunto negli ultimi mesi con Teheran. E' l'analisi in un'intervista all'Adnkronos di Ali Vaez, direttore dell'Iran Project presso l'International Crisis Group (Icg) di Bruxelles, secondo cui resta ancora da capire "se Donald Trump sarà disposto o in grado di recepire il messaggio".

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Secondo Vaez, la decisione dell'Iran di reagire dopo il raid israeliano su obiettivi di Hezbollah nella capitale libanese dimostra che Teheran ha ormai reso concreta "la propria dottrina del collegamento tra i vari fronti regionali". Una scelta che complica gli sforzi americani di separare il dossier nucleare ed i rapporti con l'Iran dalle tensioni tra Israele, Libano e Hezbollah.

L'esperto invita tuttavia alla cautela rispetto alle interpretazioni secondo cui l'attacco a Beirut sarebbe la prova che un accordo tra Stati Uniti ed Iran sia ormai imminente. "Non necessariamente", osserva. A suo giudizio, il raid israeliano non è un indicatore decisivo sullo stato dei negoziati, quanto piuttosto la dimostrazione di quanto sia difficile isolare il dialogo tra Washington e Teheran dalle dinamiche regionali.

I fattori che possono provocare una nuova escalation, spiega Vaez, restano infatti in gran parte esterni al canale negoziale tra Stati Uniti e Iran e riguardano soprattutto la volontà di Israele di mantenere la propria libertà d'azione in Libano e il rifiuto di Hezbollah di arretrare o deporre le armi.

Nell'analisi dell'esperto pesa, inoltre, la dimensione politica israeliana. "Israele ha bisogno di una guerra permanente perché Netanyahu possa sopravvivere politicamente", afferma Vaez, sottolineando come le scelte del primo ministro israeliano debbano essere lette anche alla luce delle difficoltà che affronta sul fronte politico interno.

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