Spagna, dalla crisi al voto: Sanchez tenta la rimonta con le elezioni anticipate

Dalla crisi abitativa alle tensioni sull'immigrazione, il leader socialista arriva al voto sotto pressione dopo la rottura con gli alleati catalani

Pedro Sanchez - (Ipa)
Pedro Sanchez - (Ipa)
06 ottobre 2026 | 00.05
LETTURA: 5 minuti

Dopo tante cadute e resurrezioni, che anni fa spinsero il Pais a ribattezzare il leader socialista il "superviviente inesperado", il sopravvissuto inaspettato, Pedro Sanchez convoca le elezioni anticipate e si gioca, in un difficilissimo azzardo, l'ultima pallottola che aveva in canna, con la posta in gioco non solo la continuità del governo progressista che da otto anni guida la Spagna, ma il suo stesso futuro politico. Non è la prima volta che Sanchez prende una decisione ad alto rischio, e in passato ha alla fine incassato un'inaspettata vittoria, come successe con le elezioni convocate nel luglio 2023 - sempre in anticipo, in piena estate e con la presidenza della Ue appena iniziata - dopo i risultati disastrosi delle amministrative del precedente maggio. Allora riuscì a sventare per un soffio la vittoria annunciata dei popolari, creando un governo di minoranza che è andato avanti fino allo scorso venerdì, quando gli indipendentisti catalani di Junts hanno votato contro i decreti per la crisi abitativa.

"Può sembrare presuntuoso, ma mi rendo conto che nelle situazioni difficili raccolgo la sfida", scriveva il 54enne leader socialista, chiamato anche Pedro 'el guapo', nel 2019, un anno dopo essere riuscito, con la prima mozione di sfiducia della storia della Spagna moderna, a spodestare il popolare Mariano Rajoy e diventare premier, lui che nel 2016 era stato defenestrato dalla guida del partito per il suo rifiuto di qualsiasi accordo di desistenza per permettere la nascita del governo Rajoy. Anche quello, vista la situazione di instabilità che viveva la Spagna dopo due elezioni inconcludenti, apparve come un azzardo, ma forse fu proprio questo che due anni dopo gli permise di vincere le primarie socialiste e avviare un percorso che, in poco più di un anno, con il sostegno di Podemos, l'avrebbe portato finalmente alla Moncloa.

Ma ora la situazione è molto diversa, è una situazione di vita o di morte (politica) per Sanchez. "La carriera di Sanchez è sempre stata sull'orlo dell'impossibile, ma non è mai stato così assediato a livello giudiziario e politico, non ha mai affrontato un calo di consensi così sfavorevole da quando è diventato presidente, e non è mai stato così isolato come ora", scrive oggi El Pais, ricordando l'assedio degli ultimi mesi del premier, con gli scandali giudiziari che hanno portato in prigione sui stretti collaboratori, messo fuori gioco un suo cruciale mentore come l'ex premier Luis Rodriguez Zapatero e soprattutto provocato una durissima offensiva contro la sua famiglia, con la moglie Begonia Gomez rinviata a giudizio per corruzione e il fratello David condannato per abuso d'ufficio.

A questo si aggiunge la crisi migratoria di Ceuta, iniziata quando tra il 30 e il 31 luglio tra le 60mila e le 72mila persone sono entrate o hanno tentato di entrare dal Marocco nell'enclave spagnola, per poi, nella stragrande maggioranza dei casi, fare volontariamente marcia indietro nel giro di pochi giorni. Con migliaia di migranti, in particolare minorenni, rimasti a Ceuta, il governo di Sanchez è stato messo sotto accusa per le sue politiche di inclusione e regolarizzazione di oltre un milione di migranti, politiche che del resto hanno in gran parte riflessi positivi sull'economia spagnola. La destra dei popolari e l'estrema destra di Vox hanno cavalcato queste proteste e sicuramente la questione migratoria sarà uno dei temi centrali della campagna.

Il governo Sanchez però è andato sotto in Parlamento su un altro tema caldissimo, quello della crisi abitativa, una crisi che va avanti da anni in Spagna e che è esplosa dopo la grande attenzione mediatica data al caso di Mariacarmen Abascal, 87enne madrilena che è stata sfrattata con le forze dell'ordine dall'appartamento in cui viveva da decenni perché non poteva pagare l'affitto aumentato del 275% dopo che il palazzo è stato comprato da un fondo immobiliare. Di fronte alle proteste esplose in tutto il Paese, e il ritorno degli 'indignados', questa volta guidati dal Sindacato de Inquilinas accampati a Puerta del Sol, Sanchez ha subito presentato due decreti per affrontare la crisi, con misure per sospendere gli sfratti per le persone economicamente vulnerabili, favorire la proroga dei contratti in scadenza fino ad arrivare ad un meccanismo di rinnovo automatico e varare regole più severe per gli affitti temporanei e l'acquisto di immobili a fini speculativi.

Convocando le elezioni anticipate, rispetto alla naturale fine della legislatura nel 2027, Sanchez quindi punta tutto per tutto "sulla brace ardente della mobilitazione sociale per la crisi", sperando di poter confermarsi ancora l'araba fenice della politica spagnola in grado di risorgere dalle sue ceneri. Ma questo potrebbe essere un azzardo troppo difficile anche per lui, dal momento, come ricorda oggi el Mundo in un articolo intitolato "Quanti voti recupera Sanchez con Maricarmen?", "alla fine non è così tanto facile convincere milioni di persone che, dopo otto anni di peggioramento delle condizioni abitative, ne servano altri otto per migliorarle".

Insomma, Sanchez - che nella sua traiettoria politica ha affrontato tre presidenti dei Popolari, (Mariano Rajoy, Pablo Casado e Alberto Núñez Feijóo) , assistito alla caduta di nuovi leader della politica, come il Pablo Iglesias di Podemos, e ha inanellato una serie di primati, con la prima vittoria di un voto di sfiducia, la prima guida di un governo di coalizione e la prima volta al potere per un intero mandato senza approvare un bilancio - affronta la sua sesta campagna elettorale come candidato socialista, sapendo che "se non verrà eletto presidente, tutti si aspettano che inizi il dibattito sulla successione all'interno del Psoe", conclude il Pais sottolineando che le prossime saranno settimane "cariche di incertezza e pericoli", ma anche segnate da "un'opportunità che non esisteva fino a pochi mesi fa" per il premier assediato, un'opportunità che Sanchez, ultimo baluardo progressista di un'Europa governata in maggioranza dalle destre, ha colto al volo.

"La Spagna ha continuato a progredire; è l'economia in più rapida crescita nell'Ue e il potere d'acquisto è aumentato tre volte di più rispetto a Francia e Germania. Abbiamo ampliato le borse di studio, il congedo di maternità, l'assistenza a lungo termine e i servizi del sistema sanitario. E abbiamo avviato una profonda modernizzazione del Paese con il fondo Next Generation Eu. Più della metà della nostra energia proviene da fonti rinnovabili. E ci siamo rifiutati di sacrificare lo stato sociale sull'altare dell'obiettivo del 5%", ha rivendicato il premier nel discorso con cui oggi ha annunciato le elezioni anticipate, mostrando quindi su quale fronte intende combattere nei prossimi mesi la sua battaglia più dura.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza