Pizzaballa, negato l'accesso al Santo Sepolcro: ambasciatore di Israele convocato oggi a Roma

Le autorità di Tel Aviv hanno giustificato la misura con esigenze di sicurezza. Il cardinale: "Ci sono stati alcuni fraintendimenti". Netanyahu: "Preoccupati per la sua incolumità". In serata l'annuncio: "Ho dato disposizioni perché venga permesso l'accesso subito al luogo sacro"

Cardinale Pierbattista Pizzaballa celebra messa sul Monte degli Ulivi (Fotogramma/Ipa)
Cardinale Pierbattista Pizzaballa celebra messa sul Monte degli Ulivi (Fotogramma/Ipa)
30 marzo 2026 | 06.43
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L’ambasciatore di Israele è atteso oggi, lunedì 30 marzo alla Farnesina, a Roma, per chiarire quanto accaduto ieri durante la Domenica delle Palme nella Città Vecchia di Gerusalemme: la polizia ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa e a padre Francesco Ielpo di raggiungere il Santo Sepolcro.

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La convocazione dell'ambasciatore Jonathan Peled è stata disposta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. A ricevere il diplomatico sarà Cecilia Piccioni, vice-segretario generale e direttore politico della Farnesina, che su indicazione del ministro - ha reso noto la Farnesina - avrà il compito di "esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela della libertà di religione e per evitare che simili episodi possano ripetersi in futuro". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso in una telefonata ieri la propria vicinanza al cardinale.

Ieri in tarda serata il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su X ha annunciato di aver "dato istruzioni alle autorità competenti affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme".

Peled, intervenendo a 'Tg4 - Diario della domenica', ieri ha chiarito la posizione del governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu. "Non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo, ma si deve comprendere che siamo sotto attacchi missilistici", ha dichiarato spiegando che la misura è stata presa per "questioni di sicurezza".

Peled ha spiegato ieri che tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme erano stati chiusi per un mese dal momento che i missili hanno colpito l'area. "La sicurezza delle vite umane viene prima della libertà di culto" ha detto.

Cardinale Pizzaballa: "Solo fraintendimenti"

Più cauti i toni dello stesso cardinale Pizzaballa che ieri ha parlato di "fraintendimenti", definendo la "situazione molto complicata". "Non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto” ha detto in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. "È vero che la polizia – spiega il cardinale Pizzaballa - aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi, dove non c'è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l'idea della celebrazione nel Santo Sepolcro”.

“Non ci sono stati scontri, - sottolinea ancora - tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”.

Le esigenze di sicurezza

Secondo le autorità israeliane il provvedimento si sarebbe reso necessario per esigenze di sicurezza visti i continui attacchi missilistici compiuti dall'Iran. Negli ultimi giorni, sono caduti frammenti di missili nelle vicinanze della Città Vecchia rendendo necessaria la chiusura temporanea dei luoghi sacri a tutte le confessioni religiose.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso rammarico per quanto accaduto, parlando di un "incidente", legato al contesto di forte tensione e ribadendo l'impegno dello Stato di Israele a garantire la libertà religiosa. Le autorità hanno, inoltre, fatto sapere di essere al lavoro per consentire nei prossimi giorni un accesso regolato ai luoghi santi.

Negli ultimi giorni, hanno spiegato dall'ufficio di Netanyahu, "l'Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme" tanto che "in un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro".

Le reazioni internazionali

Il caso ha avuto vasta eco a livello internazionale. "La decisione della polizia israeliana di impedire al patriarca latino di Gerusalemme di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro la Domenica delle Palme costituisce una violazione della libertà religiosa e delle consolidate tutele che regolano i luoghi sacri", ha scritto su X l'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Kaja Kallas. "La libertà di culto a Gerusalemme deve essere pienamente garantita, senza eccezioni, a tutte le fedi", ha aggiunto Kallas, precisando che "il carattere multireligioso di Gerusalemme deve essere tutelato".

Un divieto di difficile comprensione anche per l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. Si tratta, ha detto, di "una sfortunata forzatura che sta già avendo importanti ripercussioni in tutto il mondo". Dal momento che tutti i luoghi santi della Città Vecchia sono chiusi per motivi di sicurezza, legati ai raduni di massa, sottolinea, il provvedimento nei confronti dei rappresentanti della Chiesa cattolica appare sproporzionato. Le linee guida del Comando del fronte interno limitano gli assembramenti a un massimo di 50 persone e, secondo l'ambasciatore, i quattro rappresentanti della Chiesa cattolica rientravano ampiamente in tale soglia.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato la decisione, parlando di una preoccupante violazione dello status dei luoghi santi e ribadendo la necessità di garantire il libero esercizio del culto per tutte le religioni.

Per il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, si è verificato "un attacco ingiustificato alla libertà religiosa". "Il governo spagnolo condanna questo attacco ingiustificato alla libertà religiosa e chiede a Israele di rispettare la diversità di credo e il diritto internazionale. Perché senza tolleranza è impossibile convivere", ha scritto Sanchez su X, parlando di decisione presa "senza ragioni né motivi" e sottolineando la necessità di garantire il libero esercizio del culto e il rispetto delle diverse confessioni religiose.

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