Caso Epstein, pubblicati 8mila documenti. Una lettera 'accusa' Trump: "Condivide amore per giovani"

Il finanziere avrebbe parlato del presidente Usa, senza citarlo. Ma lui nega: "Mai stato sulla sua isola". Commissione vigilanza dem denuncia 'insabbiamento' Casa Bianca

Jeffrey Epstein e Donald Trump - Ipa/Fotogramma
Jeffrey Epstein e Donald Trump - Ipa/Fotogramma
23 dicembre 2025 | 14.05
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Almeno ottomila nuovi documenti collegati al caso Epstein sono disponibili da oggi sul sito del dipartimento di Giustizia americano. Secondo quanto riferito, i nuovi file includono centinaia di video e audio, tra cui le immagini di sorveglianza della cella dove il finanziere pedofilo era stato trovato morto nell'agosto del 2019. Il dipartimento di Giustizia ha postato circa 11mila link ai nuovi documenti, alcuni dei quali non portano a nulla. Emergono però nuovi dettagli sui rapporti tra Epstein e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Commissione vigilanza dem denuncia 'insabbiamento' Casa Bianca su caso Epstein

I democratici della Commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti hanno accusato la Casa Bianca di un presunto "insabbiamento" in relazione ai nuovi documenti sul caso. In un post su X, i deputati dem hanno affermato che i file "sollevano seri interrogativi sul rapporto tra Epstein e Donald Trump" e si sono chiesti "perché i co-cospiratori di Epstein vengano protetti" e "cos’altro stia nascondendo il Dipartimento di Giustizia", parlando apertamente di un "cover-up" da parte della Casa Bianca.

La lettera di Epstein

"Il nostro presidente condivide il nostro amore per le giovani ragazze, nubili". E' questa la frase che compare in una lettera che Jeffrey Epstein avrebbe scritto, dalla cella in cui era rinchiuso a New York nell'estate del 2019, quando il presidente era Donald Trump, a Larry Nassar, l'ex medico condannato a 176 anni di reclusione per aver abusato di almeno 256 atlete, tra le quali molte minorenni.

Nella lettera, in cui si fa quindi riferimento al presidente senza nominare mai direttamente Trump, Epstein sembra anche parlare del suo suicidio, avvenuto il 10 agosto nella cella newyorkese: "Caro L.N., come tu a questo punto saprai, io ho scelto la scorciatoia per tornare a casa. Buona Fortuna!", inizia infatti la lettera che Epstein scrisse a mano. Tra i documenti è stata anche pubblicata la busta della lettera, che il finanziere inviava all'"inmate", detenuto, Nassar in un penitenziario dell'Arizona, con il timbro del 13 agosto, quindi tre giorni dopo la morte di Epstein.

Secondo il Guardian, la lettera compare in un altro file, quello relativo ad una telefonata ricevuta nel settembre del 2019, quando si indagava sulla morte in cella di Epstein, da un agente dell'Fbi da parte di un investigatore del dipartimento carcerario che aveva ricevuto la lettera dalla prigione di Manhattan dove la missiva era tornata perché, a quanto risulta dal timbro sulla busta, era stata inviata ad un indirizzo sbagliato. Nello stesso documento dell'Fbi, datato 31 luglio 2020, si specifica che la sede del bureau di New York chiese un'analisi calligrafica per "stabilire se l'individuo che scrisse la lettera fosse Epstein o un'altra persona sconosciuta". Ma nel file non si citano i risultati della perizia.

Trump: "Mai stato sull'isola di Epstein"

Donald Trump però nega ogni accusa:"Non sono mai stato sull'isola di Epstein. Questo caso serve solo per deviare l'attenzione dai nostri successi". E' quanto ha ribadito il presidente degli Stati Uniti, parlando proprio della pubblicazione dei files del caso Epstein.

La difesa del Dipartimento di giustizia

Negli oltre 8mila nuovi documenti rilasciati in relazione al caso Epstein, ci sono affermazioni "false e sensazionalistiche" contro il presidente americano Donald Trump. Lo ha affermato il Dipartimento di Giustizia in un post su X.

"Alcuni di questi documenti contengono affermazioni false e sensazionalistiche contro il presidente Trump che sono state presentate all'Fbi appena prima delle elezioni del 2020 - si legge - Se avessero avuto un briciolo di credibilità, sarebbero state sicuramente già utilizzate come arma contro il presidente Trump".

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha quindi reso noto di "essere al lavoro per accertare la validità" della lettera attribuita a Epstein e indirizzata a Nassar. In un post su X, il Dipartimento di Giustizia ha affermato di essere "al lavoro per accertarne la validità" e di fornire aggiornamenti "il prima possibile", segnalando nel frattempo tre elementi che sollevano dubbi sull’autenticità del documento.

Secondo il Dipartimento, il timbro postale sulla busta risulta apposto in Virginia e non a New York, dove Epstein era detenuto nell’estate del 2019; l’indirizzo di ritorno indica inoltre un carcere errato e non riporta il numero di matricola del detenuto, requisito obbligatorio per la corrispondenza in uscita. Infine, la busta sarebbe stata elaborata tre giorni dopo la morte di Epstein, avvenuta il 10 agosto 2019 nella sua cella di New York.

I viaggi di Trump sull'aereo di Epstein

Donald Trump avrebbe viaggiato almeno otto volte sull'aereo di Jeffrey Epstein tra il 1993 e il 1996. La rivelazione è contenuta in una mail che figura proprio nell'ultimo gruppo di 8 mila documenti pubblicati oggi. "Donald Trump ha viaggiato sul jet privato di Epstein molte più volte di quanto sia stato riportato in precedenza" si legge nella mail, datata 7 gennaio 2020, con mittente e destinatario che sono coperti da omissis, ma evidente la firma dell'assistente procuratore del distretto di New York.

La mail sottolinea che in "un viaggio nel 1993 Trump e Epstein erano gli unici passeggeri" ed in un altro vi erano i due amici "ed una persona che all'epoca aveva 20 anni", il cui nome è coperto dagli omissis. In "almeno quattro voli" era presente Ghislaine Maxwell, la partner di Epstein che è stata condannata a 20 anni per complicità nelle rete di di traffico sessuali di minori.

In altri viaggi erano presenti altre persone, compresa la moglie di allora Marla Maples, la figlia Tiffany e il figlio Eric. "In altri due voli, vi erano due passeggeri che potrebbero essere testimoni nel caso di Maxwell", si legge ancora la mail riferendosi al caso che poi portò nel 2022 alla condanna dell'ex partner di Epstein.

Autorità avevano assegnato a Epstein attentatore pro-Trump compagno cella

Tra i documenti figura anche una email interna del 24 luglio 2019 dalla quale risulta che le autorità carcerarie federali avevano pianificato di assegnare a Epstein una cella condivisa con Cesar Sayoc, il sostenitore di Trump condannato a 20 anni di carcere per aver inviato pacchi bomba a esponenti del Partito democratico e alla Cnn nel 2018.

Nel messaggio si afferma che Epstein "sarebbe stato messo in cella con" un detenuto il cui nome è oscurato. Tuttavia, la descrizione dei reati e la tempistica coincidono - secondo quanto riferisce la Cnn - con il profilo di Sayoc, che proprio in quel periodo si era dichiarato colpevole. L’email fa riferimento a un detenuto il cui caso era "altamente pubblicizzato" e che si trovava nel reparto di massima sicurezza (Special Housing Unit) su richiesta di protezione. Il giorno precedente all’invio dell’email, il 23 luglio 2019, Epstein era stato posto sotto 'suicide watch' dopo essere stato trovato a terra nella sua cella con un lenzuolo attorno al collo. Non è chiaro se Epstein e Sayoc abbiano mai effettivamente condiviso la cella. Il finanziere, già condannato per reati sessuali, si è suicidato il 10 agosto 2019 nella sua cella di New York.

Nel 2023 il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un rapporto che ha evidenziato gravi falle del Bureau of Prisons nella gestione della detenzione di Epstein, tra cui la mancata assegnazione di un compagno di cella, l’assenza di controlli regolari e la possibilità di accedere a lenzuola aggiuntive, poi utilizzate per togliersi la vita. Secondo il database dell’amministrazione penitenziaria federale, Sayoc è attualmente detenuto in un carcere federale della Florida centrale e dovrebbe essere rilasciato nell’ottobre 2035.

Il "party per prostitute" a Mar-a-Lago

Una segnalazione anonima ricevuta dall’Fbi nel 2020 su un presunto "party di Jeffrey Epstein" a Mar-a-Lago figura tra gli oltre 8mila nuovi documenti. Secondo un riassunto dell’Fbi citato da Cbs, la segnalante - una donna la cui identità è oscurata - avrebbe riferito di essere stata invitata all’evento da una persona indicata come Ghislaine Lisa Villeneuve, precisando che le sarebbe stato detto che la festa "era per prostitute".

Non è chiaro se l’Fbi abbia ritenuto attendibile la segnalazione o se siano state svolte ulteriori verifiche; nessuna persona con quel nome risulta in precedenza collegata a Epstein né accusata di illeciti. Nei documenti emerge inoltre che il club di Mar-a-Lago fu citato in giudizio nel novembre 2021 nell’ambito del processo United States v. Ghislaine Maxwell, con una richiesta di produzione di documenti relativi a registri di impiego, senza che sia specificato a chi si riferissero né chi abbia risposto per conto del club.

Virginia Giuffre, tra le principali accusatrici di Epstein e della sua complice Ghislaine Maxwell, ha raccontato negli anni di essere entrata in contatto con il finanziere attraverso il padre, impiegato come manutentore nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago. Maxwell, storica collaboratrice di Epstein, è stata condannata nel 2021 per traffico sessuale e sta scontando una pena di 20 anni di carcere.

L'email del principe Andrew a Maxwell

L’ex principe Andrew Mountbatten-Windsor torna al centro dell’attenzione. Tra i file diffusi figura un’email indirizzata a Ghislaine Maxwell, ex compagna e complice del defunto finanziere, nella quale l’autore chiede se abbia trovato per lui "nuove amiche inappropriate".

Il messaggio, datato 16 agosto 2001, è stato inviato da un account firmato "A" e identificato come "The Invisible Man". Nel testo si fa riferimento a un soggiorno a Balmoral, residenza estiva della famiglia reale britannica, e compaiono diverse espressioni dal contenuto ambiguo sulle "ragazze" presenti. Maxwell rispose poche ore dopo scusandosi per aver trovato soltanto "amiche appropriate". In una successiva email, inviata due giorni più tardi, "l’uomo invisibile" chiede a Maxwell consigli su come affrontare la morte del suo autista, definito "un vero pilastro" e "quasi parte della famiglia", spiegando di sentirsi disorientato e senza nessuno che si prenda cura di lui.

L’identità del mittente non è formalmente confermata, ma diversi elementi contenuti nello scambio - tra cui il riferimento all’uscita dal servizio attivo nella Royal Navy e a viaggi ufficiali - sono compatibili, secondo vari media internazionali tra cui New York Post e Sky News, con il profilo dell’ex duca di York. Nei documenti non vi sono accuse dirette di reato legate a queste email. Andrew Mountbatten-Windsor ha sempre respinto le accuse di abusi e ha ribadito in passato di non aver commesso alcun illecito.

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