Venezuela, Caracas: "100 i morti in raid Usa". Feriti Maduro e la moglie

Il nuovo bilancio è stato fornito dal ministro dell'Interno venezuelano, Diosdado Cabello, che ha parlato dell'operazione americana come di "un terribile attacco". Tra le vittime ci sono anche molti civili, comprese donne, che dormivano nelle loro case quando gli americani hanno attaccato

Venezuela, Caracas:
08 gennaio 2026 | 08.17
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Nel raid americano di sabato scorso a Caracas per catturare Nicolas Maduro e la moglie sono state uccise un centinaio di persone e altrettante sono rimaste ferite. Il nuovo bilancio è stato fornito dal ministro dell'Interno venezuelano, Diosdado Cabello, che ha parlato dell'operazione americana come di "un terribile attacco", anticipando che il numero delle vittime potrebbe crescere. Tra i morti ci sono anche molti civili, comprese donne, che dormivano nelle loro case quando gli americani hanno condotto il raid, ha detto ancora.

Finora i venezuelani avevano parlato di un'ottantina di morti, tra cui 24 soldati e 32 agenti della scorta di Maduro di nazionalità cubana, come confermato anche dall'Avana.

Maduro e la moglie feriti in operazione Usa

Durante l'operazione Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono rimasti entrambi feriti, ha aggiunto Cabello, secondo cui "Cilia è stata ferita alla testa e ha ricevuto un colpo al corpo. Il 'fratello' (compagno) Nicolas è stato ferito a una gamba. Fortunatamente, si stanno riprendendo dalle ferite". Durante l'udienza in tribunale a New York lunedì scorso, la moglie del leader venezuelano era infatti apparsa con un cerotto sulla fronte e alcuni lividi vicino all'occhio destro, mentre il suo legale aveva denunciato anche contusioni alle costole.

Trump sente Petro

Dopo averlo minacciato di un'azione militare simile a quella contro Nicolas Maduro e di essere un narcotrafficante, Donald Trump ha invitato alla Casa Bianca Gustavo Petro. In un post su Truth social, lo stesso presidente americano ha riferito di un colloquio con l'omologo colombiano. "E' stato un grande onore parlare" con lui, ha scritto Trump in un post su X, secondo cui Petro lo ha chiamato per "spiegare la situazione relativa alla droga e agli altri disaccordi che abbiamo". "Ho apprezzato la chiamata e il tono - ha riferito ancora il presidente americano, che sabato scorso, nella conferenza stampa seguita alla cattura del leader venezuelano, lo aveva esortato "a guardarsi le spalle" - e non vedo l'ora di incontrarlo in un prossimo futuro. Preparativi vengono fatti dal segretario di Stato Marco Rubio e dal ministro degli Esteri della Colombia. L'incontro sarà alla Casa Bianca a Washington".

Il colloquio telefonico è avvenuto poco prima che Petro si rivolgesse alla nazione da Plaza de Bolivar, a Bogotà, parlando della "crisi diplomatica, per ora verbale, tra Stati Uniti e Colombia". Nel riferire alla folla della telefonata, il presidente colombiano ha detto di aver chiesto a Trump di "ristabilire le comunicazioni tra i ministri degli Esteri e i presidenti", avvertendo che "se non si dialoga, ci sarà la guerra: .ce lo ha insegnato la storia della Colombia".

Nella telefonata durata circa un'ora, si è parlato del "tema del Venezuela e del narcotraffico", con Petro che ha difeso i "risultati" della lotta contro il traffico di droga in Colombia, affermando che "la sostituzione volontaria delle coltivazioni (di coca) dà più risultati rispetto alla sostituzione forzata con il glifosato". Inoltre, il colombiano ha ricordato di "aver rischiato la vita per 20 anni combattendo contro potenti narcotrafficanti e politici loro alleati. Ho detto (a Trump che) molti dei politici che sono arrivati nello Stato della Florida e a Washington hanno rapporti con il narcotraffico".

Dopo le "minacce illegittime" del presidente americano, Petro aveva risposto avvertendo a sua volta di "riprendere le armi" nel caso di un attacco alla Colombia.

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