Il presidente Usa non avrebbe ancora dato il suo via libera definitivo: avrebbe bisogno di "un paio di giorni per pensarci su"
Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un'intesa preliminare su un memorandum d'intesa di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco e avviare negoziati sul programma nucleare iraniano. Il presidente Donald Trump però non avrebbe ancora dato il suo via libera definitivo, dicendo di avere bisogno di "un paio di giorni per pensarci su". Lo riferiscono ad Axios due funzionari statunitensi, precisando che i termini dell'accordo sarebbero stati sostanzialmente definiti in attesa dell'approvazione da parte delle leadership, arrivata per ora solo da parte iraniana.
Il testo di un potenziale memorandum non è ancora stato finalizzato, né confermato, si apprende intanto dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, che cita una fonte vicina al team negoziale, secondo quanto riportano diversi media internazionali. La fonte ha dichiarato a Tasnim che Teheran non ha informato il mediatore pakistano che il testo è completo, e informerà sia il mediatore che l'opinione pubblica una volta finalizzato. Le notizie dei media occidentali secondo cui l'accordo è già stato finalizzato sono false, ha aggiunto.
Il memorandum prevederebbe, tra i punti principali, il passaggio "senza restrizioni" nello Stretto di Hormuz, senza pedaggi o interferenze, e l'impegno iraniano a rimuovere eventuali mine entro 30 giorni. L'intesa includerebbe inoltre un impegno di Teheran a non sviluppare armi nucleari e l'avvio di negoziati su arricchimento dell'uranio, sanzioni e sblocco di fondi iraniani congelati. Washington, dal canto suo, si impegnerebbe a discutere un allentamento delle sanzioni e la creazione di un meccanismo per facilitare aiuti umanitari e beni verso l'Iran.
La notizia arriva dopo che ieri la tv di Stato iraniana aveva diffuso una bozza d'intesa tra Usa e Iran, sulla quale era arrivata però la secca smentita della Casa Bianca che l'aveva definita un'invenzione.
I negoziatori americani e iraniani avrebbero raggiunto l'accordo sui dettagli della tregua già tre giorni fa a Doha, rinviandone però l'annuncio ufficiale, riferisce intanto a Nbc News un alto funzionario arabo coinvolto direttamente nella mediazione.
"L’accordo era già stato chiuso a Doha tre giorni fa, ma ora tutti stanno giocando al gioco dell’uovo e della gallina", ha dichiarato la fonte, definendo i ritardi "frustranti". Secondo il funzionario, i negoziatori iraniani avrebbero già ottenuto l'approvazione della loro leadership, mentre la parte americana sarebbe ancora in attesa del consenso finale di Trump. La fonte ha inoltre collegato la richiesta di Trump di collegare l'intesa a una normalizzazione dei rapporti tra Teheran e Israele nell’ambito degli Accordi di Abramo. "Qualcuno sta fraintendendo enormemente la situazione. Dovremmo essere ripagati, non pagare il prezzo", ha aggiunto il funzionario.
Intanto una nuova escalation tra Iran e Stati Uniti ha contraddistinto la gioranata di oggi nello Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) hanno annunciato di aver lanciato un attacco contro una base aerea americana in Medio Oriente da cui, secondo Teheran, sarebbero scattati i raid statunitensi condotti poche ore prima nell'area strategica del Golfo Persico.
Secondo quanto riferito dai media statali iraniani, i Pasdaran iraniani hanno definito l’operazione “un serio avvertimento” agli Stati Uniti, sottolineando che "l'aggressione non resterà impunita e se si ripeterà" la risposta iraniana "sarà ancor più dura". "La responsabilità delle conseguenze è dell'aggressore", hanno aggiunto. L’attacco sarebbe stato lanciato alle 4:50 del mattino ora locale contro una base americana non meglio specificata. Washington dispone di diverse installazioni militari nella regione.
La nuova crisi è arrivata dopo che le forze armate statunitensi hanno effettuato raid contro droni iraniani e una postazione di controllo nei pressi di Bandar Abbas, porto strategico iraniano sullo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito una stazione di controllo terrestre che si preparava a lanciare un quinto velivolo senza pilota. A confermare l'operazione è stato un ufficiale Usa che ha parlato di "azioni misurate, meramente difensive" per "mantenere il cessate il fuoco".
Teheran ha condannato l'attacco statunitense e in un comunicato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei esprime inoltre solidarietà all'Oman dopo le "minacce dei funzionari statunitensi", in seguito alla minaccia del presidente Donald Trump di bombardare il Paese se non si fosse "comportato come tutti gli altri" riguardo al controllo dello Stretto di Hormuz.
Parallelamente, media vicini al regime iraniano hanno riferito che la marina delle Guardie rivoluzionarie avrebbe aperto il fuoco di avvertimento contro quattro imbarcazioni, tra cui una petroliera americana, che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione. Secondo l'agenzia Tasnim, le imbarcazoni avrebbero ignorato un primo avvertimento delle unità dei Guardiani della Rivoluzione, sarebbero stati poi esplosi colpi di avvertimento e le navi avrebbero invertito la rotta.