Lavoro, Cafà (Cifa): "Flessibilità importante ma fuori da perimetro rischia di creare precariato"

Andrea Cafà, - (Foto Adnkronos)
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22 maggio 2026 | 15.46
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Il lavoro flessibile è stato al centro del panel 'Il lavoro flessibile dalla precarietà lavorativa alla precarietà di vita' è stato al centro di un panel che si è svolto al Festival del lavoro. "Oggi - ha detto Andrea Cafà, presidente del Fondo interprofessionale Fonarcom e dell'Associazione di imprese Cifa Italia - abbiamo parlato della flessibilità come un valore. La flessibilità è importante per la gente e per il lavoratore, però deve stare all'interno di un determinato perimetro. Fuori da questo perimetro la flessibilità rischia di creare precariato. Rispetto al precariato io penso che il ruolo della bilateralità sia fondamentale, perché solo attraverso la bilateralità possiamo costruire quelle infrastrutture di protezione sociale che possano da un lato permettere la flessibilità alle aziende e dall'altro il tutele che il lavoratore merita. Quindi la bilateralità potrebbe generare dei voucher per coloro che si trovano in uno stato di uscita dal rapporto di lavoro flessibile".

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Fabrizio Di Modica, giuslavorista e presidente del Cts del Centro studi #Illavorocontinua, ha ricordato che "il lavoro precario è concetto privo di una definizione giuridica certa, qualunque argomentazione ha il sapore di una denuncia. Denuncia per un fenomeno legato all’utilizzo distorto di strumenti tuttavia legittimi, che obbliga il lavoratore a muoversi sul filo dell’insicurezza sociale ed economica, dalla quale a volte non riesce a divincolarsi. Contribuzione insufficiente, intermittenza e brevità dell’occupazione, impossibilità di pianificare la propria vita a lungo termine, conducono alla ricerca del 'lavoro' e non 'dei lavori”. Tuttavia oggi siamo in presenza di un vero e proprio effetto di sistema della nostra economia, non di un mero danno collaterale. Ed allora, sulla scorta della Direttiva europea 70/99, vero cardine della disciplina unionale in materia, nato da un approccio a flessibilità mite delle parti sociali, siamo dell’idea che debba essere seguita la strada della bilateralità, per la creazione non demonizzante di un sistema del lavoro più equilibrato: un sistema in cui l’adattabilità richiesta alle imprese non ricada interamente sui lavoratori, ma venga accompagnata da strumenti di tutela e da politiche attive realmente efficaci".

"Negli appalti privati - ha affermato Tiziana Orrù, sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione- la nuova disciplina dettata dal comma 1 bis dell’art. 29 d.lgs 276.2003 non impone, come negli appalti pubblici, l’applicazione del medesimo ccnl lungo tutta la filiera, ma solo un trattamento complessivamente non inferiore a quello previsto dai contratti più diffusi nel settore (c.d leader). La sua funzione principale è contrastare il dumping contrattuale e l’uso di contratti collettivi stipulati da associazioni poco rappresentative. Restano però incerti i criteri per individuare il contratto collettivo parametro e la nozione di attività strettamente connessa. Il richiamo al 'salario giusto', infine, amplia la portata della disciplina e rafforza il rilievo del trattamento economico complessivo nel quadro dell’articolo 36 della Costituzione".

Giuseppe Tango presidente della sezione lavoro del Tribunale di Palermo e presidente Anm, ha ripercorso la storia della parola lavoro a cominciare dalla Costituzione, ricordando che "nonostante le nostre Madri ed i nostri Padri costituenti ebbero la felice intuizione di fondare sulla parola lavoro la neonata Repubblica, il diritto al lavoro non va solo proclamato, ma va anche attuato. E non è purtroppo ciò a cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere, laddove, secondo le stime dell’Inail, sono oltre mille i morti nei luoghi di lavoro ogni anno, il precariato è assai diffuso, il caporalato è ancora vivo e vegeto, le collaborazioni autonome fittizie prosperano, la gig economy impera: insomma siamo di fronte ad un crescente e nuovo lavoro povero. Non solo la società, ma anche il lavoro è diventato 'liquido', cioè privo di certezze e con ciò ci si é allontanati dall’idea costituzionale di lavoro e questa é e rimane questione democratica".

"Oltre la frammentazione - ha chiarito Antonino Alessi presidente dell'Ordine dei consulenti di Palermo - significa ricostruire un’idea di lavoro che rimetta al centro la persona, la stabilità e la qualità dell’occupazione. Servono soluzioni pratiche: salari equi, formazione continua, tutele per i lavoratori più fragili e un dialogo concreto tra istituzioni, imprese e comunità. Un lavoro dignitoso non è solo una questione economica, ma il fondamento della coesione sociale e della fiducia nel futuro. Sul tema di oggi sicuramente ci sono tante criticità da affrontare, ma noi consulenti del lavoro siamo abituati a trovare le soluzioni anche a criticità impossibili. Quindi sulla frammentazione si deve iniziare dal mettere la persona al centro, quindi un'attività umano-centrica, un'attività che volga alla formazione, a un contesto di prestazione lavorativa che dia dignità al lavoratore non solo in termini economici, bensì in termini di riconoscimento e valorizzazione della persona stessa. Quindi puntare alla formazione è fondamentale, attraverso questo si possono combattere precarietà dando delle regole certe".

Andrea Rapacciuolo, ispettore del lavoro ed esperto di diritto del lavoro, precisando di parlare a titolo esclusivamente personale ha chiarito che "il contratto a termine costituisce da sempre una leva di flessibilità di impiego per le nostre imprese che la utilizzano in tutte quelle situazioni dove la necessità lavorativa aggiuntiva si palesa già per sua natura temporanea: a titolo esemplificativo sostituzione maternità, stagionalità, picchi di produzione. La nostra legislazione fa in modo che la natura dell'accordo a termine non venga tradita dall'impresa mettendo dei limiti che consentono di evitare una pericolosa precarizzazione , nociva non solo per il singolo ma soprattutto per lo sviluppo sociale di tutta la collettività".

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