Per il prossimo autunno-inverno focus su upcycling tra smembrature, toppe e tagli
La rosa non è mai stata così protagonista. Da Antonio Marras, per il prossimo autunno-inverno, il fiore diventa filo conduttore di una sfilata in cui natura e sartoria si intrecciano, fino a diventare un’unicum in passerella. Dal set, che ricorda un vero giardino d’inverno, alle modelle-muse che ricamano in diretta tra le piante, ogni dettaglio racconta una storia di crescita anarchica e bellezza libera. Incluse le rose gioiello che decorano le sopracciglia delle modelle.
“Questo è il lavoro di Ricky Morandin, il mio make-up artist da tanti anni, con il quale ho un’intesa immediata - confida Marras nel backstage della sfilata -. La rosa nasce da un gioco, quasi come fosse una lumaca che lascia delle tracce, ed è l’elemento conduttore di tutta lo show: la vedrete negli abiti, nella scenografia e anche nella musica della colonna sonora. Ho immaginato la rosa come un elemento che cresce in modo anarchico, libero, non guidato né modellato, proprio come fa la natura quando si riappropria di vecchie strutture abbandonate, rendendole bellissime”. L’elemento simbolico della rosa si traduce nei capi con cuciture, tagli e toppe che ricordano le ferite dell’anima: ogni abito diventa così custode di una memoria trasformata in eleganza. “Ho pensato che anche le ferite della vita possano essere tradotte negli abiti - continua lo stilista sardo - per esempio con tagli, cuciture, smembrature, riparazioni e toppe, che raccontano la possibilità di essere protetti e curati, trasformando la sofferenza in qualcosa di più lieve”.
Non mancano esempi di upcycling, vero cuore creativo della collezione. Marras trasforma vecchie giacche da uomo, destinate a essere scartate, in nuovi capi unici. “La cappa nasce come un capo semplicissimo in tessuto prezioso, un cashmere, sopra il quale ho attaccato vecchie giacche da uomo destinate a essere buttate via - spiega -. Mi interessa l’interno: queste giacche hanno il pelo di cammello che le irrigidisce, e io lo faccio intravedere. Non mi piace che la rosa sia solo esposta: ci sono grandi toppe di organza che fanno intravedere ciò che c’è dentro”. Ogni pezzo è lavorato a mano, e richiede settimane di lavoro. “Naturalmente tutto questo deve essere anche tradotto in chiave commerciale, cioè replicabile, ma senza perdere il rispetto per gli elementi originali - sottolinea il designer -. Ogni capo richiede settimane di lavorazione: sono fatti sul manichino uno a uno, ciascuno diverso dall’altro”.
La collezione combina contrasti armoniosi: tuniche in seta verde salvia si affacciano sotto velature di pizzo, giacche sartoriali maschili abbinate a stampe scure attraversate da filamenti grigio-dorati, mentre merletti con accenti di rosso carminio e bordeaux disegnano rampicanti di rose su fondo ecrù. Intarsi, velluti, damaschi e broccati si alternano su parka, kimono e giacche sartoriali, alcuni dei quali realizzati ricomponendo appunto pezzi di vecchie giacche ritrovate, incastrate con rose ricamate. Protagonista di stagione è anche la borsa Caragol, nome algherese che significa ‘chiocciola’, un modello che abbraccia la filosofia see now buy now, immediatamente disponibile nei flagship store di Milano, Roma, Firenze e New York, oltre che online. In un momento in cui il recycling è diventato tendenza, Marras si distingue per autenticità e poesia: “Quanto a essere ‘cool’…io non seguo le tendenze - ci tiene a evidenziare -. Mi annoia guardare troppe cose: per esprimermi veramente ho bisogno di cantare Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo o se preferite Beethoven e Chopin. Solo così riesco a dare vita a ciò che ho dentro”. (di Federica Mochi)