Lo stilista belga nominato chief creative officer. Entrerà in carica il primo luglio prossimo. Il presidente esecutivo Lorenzo Bertelli: "Il nome giusto, saprà esprimere pienamente il potenziale del marchio"
Ora è ufficiale: Pieter Mulier è il nuovo direttore creativo di Versace. Il designer belga, classe 1978, raccoglie il testimone in uno dei momenti più delicati e strategici nella storia recente della maison della Medusa, segnando l’inizio di una nuova era sotto l’egida del Gruppo Prada, che ha acquisito il brand lo scorso anno. Una nomina che arriva dopo una fase di transizione breve ma intensa: la parentesi di Dario Vitale (ex Miu Miu) durata una sola collezione, ha rappresentato un esperimento riuscito ma non il progetto di lungo periodo di cui Versace aveva bisogno. Con Mulier, che entrerà in carica il primo luglio prossimo nel ruolo di chief creative officer, il marchio sceglie ora una figura solida e riconosciuta, che sappia coniugare visione creativa e disciplina.
Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo di Versace lo ha detto chiaramente: “Mentre consideravamo l’acquisizione di Versace, abbiamo individuato in Pieter Mulier la persona giusta per il ruolo di designer del brand. Siamo fiduciosi che saprà esprimere pienamente il potenziale di Versace e instaurare un dialogo profondo con la storia e l’estetica distintiva del marchio. Siamo entusiasti di intraprendere questo percorso insieme".
Nato in Belgio e formatosi inizialmente come architetto, Pieter Mulier ha costruito il suo percorso all’interno di alcune delle più importanti maison contemporanee, lavorando per anni al fianco di Raf Simons da Jil Sander a Dior, fino a Calvin Klein. Un apprendistato che gli ha permesso di sviluppare un approccio rigoroso alla moda, fondato su struttura e proporzioni. La vera consacrazione arriva però con Alaïa, di cui assume la direzione creativa nel 2021, diventando il primo designer a raccogliere l’eredità del fondatore tunisino Azzedine, scomparso nel 2018. In pochi anni riesce a rilanciare la maison, guadagnandosi il plauso degli addetti ai lavori e soprattutto restituendole centralità e rilevanza commerciale.
La scelta di Mulier non è casuale. Versace si trova oggi a un crocevia importante: dopo l’uscita di scena di Donatella Versace, figura simbolo del brand per oltre trent’anni, oggi global ambassador della griffe, e l’ingresso nel perimetro del Gruppo Prada, la maison aveva bisogno di una guida capace di garantire continuità e autorevolezza. E quello di Mulier sembra il profilo più adatto proprio perché lontano dalla mediaticità e più incentrato sulla sostanza.
Abituato a lavorare in strutture complesse, sembra avere le carte in regola per dialogare con un gruppo che ha fatto della visione a lungo termine il proprio marchio di fabbrica. Ora la sfida principale per Mulier sarà reinterpretare il Dna del marchio fondato nel 1978 da Gianni Versace senza snaturarlo. Sensualità e opulenza sono elementi che hanno reso Versace riconoscibile nel mondo e a Mulier spetta ora il compito di affinarne il linguaggio e renderlo più sofisticato e internazionale, in sintonia il presente. Il designer belga eredita sì un marchio storico del made in Italy ma anche la responsabilità di trasformare la Medusa in un simbolo di rinnovata eleganza. (di Federica Mochi)