Schlein: "Abbiamo vinto, il Paese ci chiede un'alternativa". Conte: "Segnale fortissimo di un voto politico". Renzi: "Sconfitta clamorosa. Io mi dimisi da tutto, Meloni che fa?"
Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia l'opposizione va all'attacco del governo leggendo il risultato arrivato dalle urne come una bocciatura politica da parte del Paese e un "segnale di sfratto a Giorgia Meloni" definita "un'anatra zoppa".
Dal Nazareno esulta la leader Pd Elly Schlein: "Abbiamo vinto. Abbiamo fermato una riforma sbagliata ed è una vittoria ancora più bella perché partivamo da una sconfitta annunciata". Un risultato in cui “possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza", riconosce. E legge il voto come un messaggio politico chiaro "a Meloni e al governo" ma anche "un messaggio per noi. Il Paese chiede un'alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa". Quanto alle dimissioni di Giorgia Meloni chieste da altri, ribadisce: “Avevo detto prima del voto che batteremo Meloni alle politiche. Lo confermo: batteremo Meloni e questa destra alle prossime elezioni politiche. Di questo sono sicura".
Il leader 5 stelle Giuseppe Conte legge il risultato referendario come un "avviso di sfratto a questo governo". "Voglio segnalare che è un voto molto politico - afferma l'ex premier - la presidente Meloni è scesa in campo in modo chiaro, a reti unificante, registriamo che raramente viene in Parlamento, però è andata in tutte le tv, persino nei podcast, per cercare di sostenere la posizione favorevole a questa riforma che abbiamo definito dell'ingiustizia".
Durissimo Matteo Renzi che rivendicando le proprie dimissioni da premier quando a sua volta perse il referendum costituzionale proposto mentre siedeva a Palazzo Chigi, oggi dopo quella che definisce "una sconfitta clamorosa", chiede la stessa coerenza alla presidente del Consiglio. "Giorgia Meloni da cosa si dimette? Da oggi è un'anatra zoppa. Per lei parte un anno di via crucis", afferma. E sui social ricorda che "quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa - ricorda - lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da premier, da segretario, da tutto".
Di "un segnale politico rilevante" e "una sconfitta per Giorgia Meloni" parla anche Angelo Bonelli di Avs. "La Costituzione va applicata e non smontata come la destra vuole fare - sottolinea - . Il piano di Giorgia Meloni e le sue riforme cadono in una giornata straordinaria per la democrazia. Ci hanno provato ed è andata male".
Per il leader di Azione Carlo Calenda "come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L’Italia - sottolinea - ha una tradizionale propensione a mobilitarsi “contro” che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del Paese che va oltre il merito della riforma. E’ chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione (comunque straordinaria e positiva, soprattutto di questi tempi), c’è anche un giudizio sulla qualità del governo nell’affrontare i problemi economici, sociali e internazionali. Io credo che la vicinanza, mai smentita, a Trump abbia danneggiato molto Meloni e l’esecutivo. Esiste la necessità di dare rappresentanza a chi vuole che il paese cambi e che oggi si trova intrappolato tra gli opposti estremismi di destra e sinistra", aggiunge Calenda.