Chiello: "In 'Agonia' canto il conflitto interiore. Morgan? Non ci siamo trovati"

L'artista lucano, reduce da Sanremo, torna con un nuovo album e si racconta: "Musica è l'unica certezza nella mia vita"

Chiello negli studi di AdnKronos
Chiello negli studi di AdnKronos
20 marzo 2026 | 11.23
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Si intitola 'Agonia' il nuovo album firmato Chiello. Un progetto che nasce da un lugo periodo di scrittura e che mette al centro un tema preciso: il conflitto interiore. Il disco arriva dopo circa due anni di lavoro, segnati da una fase di cambiamento personale. Un racconto diretto e senza costruzioni, che riflette esperienza vissute in prima persona dall'artista lucano. All'interno dell'album c'è anche il brano 'Ti penso sempre', presentato in gara all'ultimo Festival di Sanremo, fortemente autobiografico, come racconta l'artista all'AdnKronos.

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Il nuovo album Agonia ha un titolo molto forte ed estremo. Da dove nasce?

"Il titolo è nato dopo aver scritto tutto l'album. Mi sembrava la parola giusta perché racchiude bene il significato delle canzoni. Il legame che hanno tra loro è il conflitto interno. Il termine originario 'agonia' significa proprio conflitto, è un termine molto esistenziale, e per questo l’ho scelto".

Quando hai scritto questo album, cosa stavi vivendo nella tua vita?

"Un momento particolare, sicuramente di transizione. Non mi sono messo dei paletti: ho raccontato quello che sono e quello che ho vissuto in quest’ultimo anno, negli ultimi due anni. Il disco l’ho scritto in circa due anni".

Scrivere queste canzoni è stato per te un atto doloroso, liberatorio… come l’hai vissuto?

"Da un lato è stato liberatorio, perché parlare di certe cose è come esorcizzarle. Dall’altro, però, la musica per me è un’ossessione, quindi a volte può essere anche spiacevole".

Guardando la tracklist, si ha l'impressione di un racconto, quasi fosse un concept album. È così?

"Io scrivo senza pensare troppo a quello che devo dire: nascono spontanee e rappresentano il momento che sto vivendo. Si potrebbe definire un concept album, ma non mi piace chiamarlo così. Scrivo, poi tiro le somme e scelgo le canzoni che mi hanno fatto provare emozioni più forti. Molte volte ho paura di espormi ma è importante fare quel passo e regalare queste canzoni agli altri oltre che a me stesso".

Sei reduce dall’esperienza di Sanremo con 'Ti penso sempre', un brano che parla della fine dell’amore senza addolcirlo troppo. Quanto parla di te?

"Molto. Parla di quello che ho vissuto ed è parecchio autobiografico. Sanremo è stata una bella esperienza, anche se a volte mi sono sentito fuori luogo".

In che senso fuori luogo?

"Sul palco no, lì mi sono sentito a mio agio ed è stato bello cantare dove sono saliti alcuni tra i miei idoli. Ma in generale, come somma di tutto il contesto, a volte mi sono sentito fuori posto. Poi però è stato divertente perché avevo con me amici e squadra, e con loro sto sempre bene".

Anche la tua estetica sul palco è stata molto forte, creando un contrasto interessante. Che rapporto hai con la moda?

"Non mi piace seguire troppo le mode, però la moda in generale mi piace. Come nella musica, mi ispiro molto al passato: anni ‘60, ‘70, fino agli anni ‘90. Mi piace esprimermi anche esteticamente".

C’è qualche stilista o artista che ti ispira?

"Stilisti non ne conosco molti, ma sì, ci sono artisti di cui mi piace l’immaginario. Ultimamente mi piace molto Ariel Pink".

Era la tua seconda volta sul palco dell’Ariston. Che differenza c’è stata rispetto alla prima?

"E' stato molto diverso. La prima volta ero ospite di Rose Villain nella serata delle cover, quindi tutto più facile: sono rimasto un giorno e mezzo e basta. Però quella prima esperienza mi ha spianato la strada: tornandoci quest’anno ho pensato che forse potevo farcela anch’io, che era fattibile".

Quando hai deciso di proporre la tua canzone a Carlo Conti, sapevi già che fosse quella giusta?

"Non subito. L’ho confrontata con le altre del disco e ho pensato che Ti penso sempre fosse la più opportuna in questo momento. Volevo portarla su un palco così grande per espormi a più persone possibili".

Morgan doveva accompagnarti all'Ariston nella serata delle cover ma ha dato forfait. Vi siete sentiti? Che rapporto hai con lui?

"Per ora non ci siamo sentiti ma penso che succederà. Gli voglio bene, però non ci siamo trovati artisticamente. Per me prima della musica conta il legame umano, e con lui non si è creato".

Dopo l’uscita dell’album tornerai sul palco in tour. Cosa dobbiamo aspettarci?

"Sto preparando il tour con la mia band. Non vedo l’ora di suonare le canzoni nuove. Ho sempre un po’ di paura del confronto con le persone perché mi espongo molto, dico la verità al 100%. Portarle sul palco non è facile, ma è gratificante vedere il supporto del pubblico. Suonerò tutte le canzoni di Agonia e anche brani da Oceano Paradiso, Scarabocchi e Mela Marcia. Questa volta saremo in sette invece che in cinque, senza sequenze: tutto sarà suonato dal vivo. Abbiamo meno scenografia e più musica, molti amplificatori… ci sarà un muro di suono".

Negli ultimi anni hai collaborato con molti artisti. Cosa cerchi in una collaborazione?

"Mi piace collaborare e condividere ciò che faccio. Prima ero geloso della mia musica, ma da un paio d’anni mi sono aperto. Però ho bisogno prima di creare un rapporto umano, un legame d’amicizia. Non è qualcosa che pianifico: deve succedere naturalmente".

Il tuo immaginario è spesso velato da malinconia. Tu sei così anche caratterialmente?

"Dipende. Sono molte cose: le persone non conoscono tutti i miei lati. Mi piace l’adrenalina, gli sport estremi, e forse molti non lo direbbero. Ho più sfaccettature, e col tempo penso che mi aprirò sempre di più".

Se dovessi scegliere una canzone di 'Agonia' che ti rappresenta di più, quale sarebbe?

"Sono affezionato a tutto il disco, è difficile scegliere. Però ultimamente sono in fissa con 'Sto andando via', che chiude il disco. L’abbiamo registrata in presa diretta: racchiude l’anima del progetto. Non è un disco prodotto da produttori, ma un disco suonato in studio, in America, in Minnesota, con la mia band. Ognuno di noi ha un ruolo, ma siamo molto aperti a consigli reciproci: il risultato deve piacere a tutti".

Rispetto agli esordi, ti aspettavi questo successo? E come ti vedi tra qualche anno?

"Non ne sono sempre stato sicuro, l’unica certezza nella vita è stata la musica. Speravo di arrivare fin qui, ma forse non me lo aspettavo davvero. Tra qualche anno spero semplicemente di continuare a vivere questo sogno meraviglioso. La mia vita per me è come un sogno". (di Federica Mochi)

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