Gwyneth Paltrow al cinema in 'Marty Supreme': "Tornare sul set? Temevo di non esserne più capace"

L'attrice torna sul grande schermo nel film di Josh Safdie che racconta la storia del leggendario giocatore di ping pong Marty Reisman.

 - Ipa
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20 gennaio 2026 | 16.41
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"Tornare sul set? Non sapevo se fossi ancora capace". Gwyneth Paltrow, in collegamento da Los Angeles, ammette di aver provato un certo timore nel tornare a recitare in 'Marty Supreme' di Josh Safdie (dal 22 gennaio in sala con I Wonder Pictures), dopo qualche anno di distanza dal set. "È stato come tornare a casa", dice. Un rientro che lei stessa definisce "inaspettato", arrivato in un momento di transizione personale: i figli ormai grandi, una nuova fase della vita, e la telefonata del regista Josh Safdie che ha riacceso una scintilla che credeva sopita. Per la star di Hollywood, il regista è "un vero artista", che è stato capace di riportarla alle atmosfere dei grandi autori con cui aveva lavorato all’inizio della carriera. Nel film - che racconta l'ascesa del leggendario giocatore di ping pong Marty Reisman - interpreta Kay Stone, diva degli Anni 50 che sacrifica la propria libertà artistica per un matrimonio che la intrappola. Un personaggio che Paltrow ha costruito guardando a Grace Kelly: "Avevo in mente una versione più oscura di lei. Una donna che rinuncia a tutto per un'idea di sicurezza e poi si spezza. Il mio personaggio fa una scelta simile: sacrifica la sua libertà artistica per avere questa idea di sicurezza nel matrimonio".

Parlando della condizione femminile negli Anni 50, l’attrice spiega come "le donne avevano pochissima autonomia. Non potevano avere conti bancari, mutui, carte di credito. C’erano così tante regole su chi dovevano essere. Oggi è molto diverso, per fortuna". Eppure, aggiunge, "le artiste avevano un po’ più libertà. Kay, entrando in società, ha perso quella libertà e si è ritrovata in una gabbia". Quando incontra Marty, interpretato dal giovane divo Timothée Chalamet, "si accende in lei una scintilla", anche se il loro rapporto è tutt'altro che romantico: "Per lui lei non significa molto. La vede come un'opportunità, una fonte di denaro, un modo per sentirsi più importante. E lei lo sa. Ma ha bisogno di sentirsi viva, e lui risveglia qualcosa in lei". Al centro della storia c'è il sogno e l'ambizione-ossessione di arrivare in alto, diventare qualcuno. "Credo che se hai dei piani di riserva, diventa molto difficile realizzare il tuo sogno. Devi avere una fede enorme, quasi delirante, per poter raggiungere il tuo obiettivo: è così che lo trasformi in realtà. Avere un piano B in mente, come una sorta di rete di sicurezza, finisce per indebolire la missione che stai portando avanti", osserva Paltrow. "A volte la vita può essere piuttosto dura e riportarti con i piedi per terra. Può arrivare un momento in cui pensi che sia meglio considerare un’altra direzione. Ma finché stai coltivando il tuo sogno, non può esistere un piano B".

L'attrice di 'Seven' definisce il suo sogno "diviso in capitoli". "Dai vent'anni alla nascita di mia figlia Apple (21 anni, nata dal matrimonio con il frontman dei Coldplay Chris Martin, ndr), il mio sogno era il cinema". Poi "ho avuto questo bellissimo sogno di diventare madre, che continua ancora oggi. E poi anche un sogno imprenditoriale". Il sogno del cinema "è tornato, non pensavo che sarebbe mai successo". Sul set non sono mancati momenti più leggeri, come quando ha raccontato la reazione dei figli alla presenza di Timothée Chalamet nel film: "Per loro le celebrità sono noiose, ma Timothée no. Mia figlia è letteralmente svenuta in cucina dopo 'Chiamami col tuo nome'. Le foto dei paparazzi dei nostri baci, però, li hanno imbarazzati parecchio". Paltrow ha anche chiarito le recenti polemiche sull’intimacy coordinator: "Sono stata fraintesa. Non ho mai detto che non servono. Sono fondamentali, soprattutto per le nuove generazioni. Io non ero abituata, e per questo mi sentivo più impacciata. Ma sono una conquista del post-MeToo". E ora che è tornata, resterà? L’attrice non chiude la porta: "La vita è lunga e piena di sorprese. Se arrivasse un’esperienza speciale come questa, ci penserei. 'Marty Supreme' è stato davvero un progetto che porterò con me", conclude.

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