"La sicurezza è imprescindibile, ma per funzionare davvero deve restare discreta, invisibile. È un servizio silenzioso, costruito sul merito, sulla preparazione e sul senso dello Stato, capace di garantire non solo la protezione dei cittadini, ma anche la credibilità internazionale del Paese. Torino 2006 lo ha dimostrato: le istituzioni italiane possono gestire eventi complessi, contemporanei e di alto profilo senza rinunciare alla normalità della vita pubblica. Questa è la lezione che il mondo può osservare e prendere a modello". Il prefetto Francesco Tagliente, ex presidente del Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, in occasione dell'avvio dei Giochi Milano-Cortina 2026, racconta all'Adnkronos come l’Italia nella gestione dei grandi eventi (alcuni seguiti direttamente da lui, tra cui il Giubileo del 2000) abbia saputo garantire sicurezza senza rinunciare alla normalità della vita pubblica, conquistando il rispetto della comunità internazionale.
"La riuscita di un grande evento è sempre il risultato di un equilibrio delicato ma essenziale: armonia e sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, chiarezza nella catena di comando, unità del flusso informativo e capacità di assumere decisioni tempestive. Senza questi presupposti, anche la migliore pianificazione rischia di essere inefficace", sottolinea Tagliente. "Torino 2006 è stata una straordinaria palestra di innovazione. Per la prima volta si è realizzato un modello pienamente integrato, in cui la valutazione della minaccia – non solo terroristica ma anche criminale – veniva centralizzata nel Centro Nazionale di Informazione sulle Olimpiadi Invernali (Cnio), in perfetta armonia con le strutture esistenti. Questo ha consentito decisioni rapide, coordinate e fondate su informazioni verificate". Inoltre "il doppio filtro – Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) e Cnio – ha consentito di verificare l’attendibilità delle informazioni su possibili minacce, eliminando allarmi infondati e impedendo interferenze nel circuito informativo".
Il prefetto, oggi presidente della Fondazione Insigniti Omri, evidenzia come la pianificazione sia fondamentale "per costruire il successo dell’evento". Altro pilastro: la cooperazione internazionale. "Il Cnio - spiega - è stato esteso agli ufficiali di collegamento di 25 Paesi, dell’Unione Europea, del G8 e di Paesi a rischio. Tuttavia, le forze di polizia straniere hanno avuto un ruolo informativo, non operativo. È stato rigorosamente vietato portare armi sul territorio nazionale, fatta salva una limitatissima eccezione per la sicurezza delle delegazioni istituzionali. La sicurezza è credibile solo se è sobria, discreta e saldamente nelle mani dello Stato ospitante".
Secondo Tagiente anche il rapporto con i media è fondamentale: "La gestione della comunicazione deve essere unitaria, priva di protagonismi e capace di affrontare con equilibrio anche fatti potenzialmente allarmistici. Una comunicazione disordinata può creare più problemi di una criticità operativa".
Il prefetto infine ricorda con soddisfazione come l'allora capo della delegazione americana Rudolph Giuliani indicò il modello italiano come riferimento internazionale. "Sfogliando La Stampa mi colpì il titolo: 'Le Olimpiadi di Torino, un modello di organizzazione che tutto il mondo dovrà imitare'. Pochi istanti dopo lessi anche le dichiarazioni di Rudolph Giuliani, che sottolineava come gli americani avessero lavorato come partner affidabili e indicava il modello italiano come riferimento per i futuri appuntamenti olimpici. Giuliani evidenziava inoltre il lavoro del Cnio, il gruppo internazionale presieduto dall’Italia e composto da 26 Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Un vero modello di cooperazione: le informazioni vengono condivise in modo che ciascun Paese possa beneficiare delle competenze e delle risorse degli altri. Secondo Giuliani, solo lavorando in questo modo si può sconfiggere efficacemente il terrorismo, e il modello adottato dall’Italia rappresenta un riferimento valido anche per il futuro".