L'uomo accusato di essere il mandante dell'attentato all'ex conduttore di Report sarebbe stato schiaffeggiato. I difensori: "E' in reparto di alta sicurezza, evidente che sia esposto a pericoli per la sua incolumità"
Valter Lavitola è stato aggredito ieri nel carcere di Rebibbia a Roma. L'imprenditore arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dello scorso ottobre contro l'ormai ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, sarebbe stato picchiato da alcuni detenuti. Immediatamente soccorso e visitato, secondo fonti della Polizia penitenziaria, "non corre pericolo". Sull'aggressione indaga la Procura.
“Abbiamo sentito il dottor Lavitola il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse. Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita. L’attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta sicurezza ove sono ristretti soggetti accusati o condannati per reati di mafia rende evidente che lo stesso è esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che avrebbero causato la presunta aggressione. Pertanto, l’unico modo di accertare la verità è quello di affidarsi a quanto verificato dai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia”. Così in una nota gli avvocati Sergio ed Arturo Cola, difensori di Lavitola. Secondo quanto emerso Lavitola sarebbe stato schiaffeggiato.
Restano intanto carcere Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Il gip di Roma ha respinto la richiesta dei difensori, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, che avevano sollecitato i domiciliari per i loro assistiti. La Procura aveva dato parere negativo alla richiesta delle difese.
Le dichiarazioni rese dagli indagati nel lungo interrogatorio della scorsa settimana sono “reticenti e contraddittorie”, scrive il gip di Roma Livio Sabatini nel provvedimento con il quale ha confermato la custodia cautelare in carcere.
Per il giudice le dichiarazioni rese nell’interrogatorio da Pellegrino D’Avino che, ricorda, “ha reperito l’esplosivo”, sono “in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa dei fatti e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni”. Per quanto riguarda Passariello, che tramite i suoi difensori aveva chiesto i domiciliari, il gip scrive che ha fornito “dichiarazioni rivelatesi, in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa della vicenda e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni, essendo emerso che Passariello conosca la natura e potenzialità degli esplosivi”. Alla luce di queste considerazioni, secondo il giudice, “non sono stati forniti elementi utili per superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere”.