Venezuela, Iran e Groenlandia: il posizionamento dell’Italia

05 febbraio 2026 | 12.00
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I principali eventi legati alla geopolitica con cui si è aperto il 2026 ridefiniscono la posizione dell’Italia nello scacchiere internazionale. Con l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, la crisi in Iran e le mire di Donald Trump sulla Groenlandia a sollecitare la dialettica sempre più accesa tra gli interessi americani e quelli europei. La premier Giorgia Meloni si è espressa sui tre dossier cercando di mantenere ferma la sua volontà di lavorare per garantire ‘un ponte’ tra le due sponde dell’Atlantico. Partendo dal Venezuela, l’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo a una transizione democratica, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto. Coerentemente con questa storica posizione, l’intervento americano è stato considerato legittimo a fronte degli attacchi ibridi alla sicurezza, facendo riferimento soprattutto al narcotraffico. L’auspicio espresso è che con la Presidente Rodríguez si possa aprire una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas, anche sulla scia della liberazione dei detenuti politici, incluso Alberto Trentini. Rispetto all’Iran, l’obiettivo dichiarato dalla premier è quello di una de-escalation che possa evitare un nuovo confronto militare. Ferma, ovviamente, la condanna della repressione, di fronte alle migliaia di vittime civili causate dal regime di Teheran. Più spinoso per i rapporti con gli Stati Uniti il dossier Groenlandia. Meloni si è mostrata su questo fronte più ferma sulle posizioni europee, dando pieno appoggio alla legittima preoccupazione della Danimarca e ribadendo a più riprese la convinzione che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però vada affrontato nell'ambito del dialogo all'interno dell'Alleanza Atlantica. La Groenlandia, di cui non può essere messa in discussione la sovranità danese, va considerato territorio di responsabilità della Nato e, in quanto tale, difeso adeguatamente dal rischio potenziale di atteggiamenti aggressivi da parte di potenze esterne, Cina e Russia.

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