L'annuncio della presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo dopo i controlli: chi sono. Il pugliese Mazzotta protesta: "Attribuite ipotesi di reato mai contestate, c'è stato scambio di persona". Ma la commissione conferma
Sono 16 i candidati alle prossime elezioni regionali, in Puglia, Veneto e Campania, e nei quattro Comuni sciolti al voto, ovvero Monteforte Irpino (Avellino), Caivano (Napoli), Acquaro (Vibo Valentia), Capistrano (Vibo Valentia), risultati, dalle verifiche svolte dalla Commissione parlamentare Antimafia, in violazione del codice di autoregolamentazione. Lo ha comunicato la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo nell’ambito della seduta della Commissione riferendo l’esito dei tradizionali controlli sui cosiddetti 'impresentabili'. In particolare sono finiti nel mirino otto candidati alle regionali e otto candidati alle comunali.
Alle elezioni regionali in Puglia sono risultati "in violazione del codice di autoregolamentazione" e quindi 'impresentabili' quattro candidati al Consiglio regionale. Si tratta di tre candidati nella lista Fi-Berlusconi-Partito Popolare Europeo- Lobuono Presidente (Antonio Ruggiero, Paride Mazzotta e Pasquale Luperti) e di un candidato per la lista “Alleanza Civica Per La Puglia (Marcello Cocco), ha spiegato Colosimo nell’ambito della seduta della Commissione.
Nei confronti di Antonio Ruggiero, "il Gup del Tribunale di Bari ha disposto, il 6 dicembre 2022, il rinvio a giudizio per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio e il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Bari", ha spiegato Colosimo. Per quanto riguarda Paride Mazzotta, "il Gip del Tribunale di Lecce ha disposto, il 21 ottobre 2022, il rinvio a giudizio tra gli altri per i reati di turbata libertà degli incanti e autoriciclaggio e il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Lecce, con prossima udienza fissata al 17 giugno 2026", ha continuato la presidente della Commissione antimafia.
Per Pasquale Luperti, "il Gip del Tribunale di Brindisi ha disposto, il 3 ottobre 2024, il rinvio a giudizio per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio" e "il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Brindisi, con prossima udienza fissata al 1 dicembre 2025", ha riferito Colosimo. Per Marcello Cocco, "il Tribunale di Roma ha emesso, in data 7 ottobre 2021, sentenza di condanna alla pena di 3 anni di reclusione per il reato di accesso abusivo a sistema informatico, la sentenza è stata impugnata e il giudizio di appello è ancora in stato di trattazione", ha aggiunto.
''La Commissione antimafia asserisce che io sia 'impresentabile' e mi aspetto delle scuse visto che quello che è accaduto è a dir poco sconcertante: sono stato oggetto di tale dichiarazione per errore di persona. Già, perché mi vengono attribuite ipotesi di reato mai contestate''. Protesta così il consigliere regionale di Forza Italia, Paride Mazzotta, candidato nella circoscrizione di Lecce, dopo essere stato inserito nella lista degli impresentabili.
''Per la turbativa d'asta - ha spiegato - si tratta di un vero e proprio errore di persona. Sarebbe questo il presupposto del mio essere 'impresentabile': ovvero, un errore bello e buono. Per l'altro reato, invece, l'ipotesi accusatoria non è nemmeno stata sottoposta al vaglio del collegio giudicante. Insomma, posto che sono orgogliosamente candidato per la mia terra, mi aspetto una correzione da parte della Commissione che abbia la stessa diffusione della notizia che ha leso la mia immagine ingiustamente e in piena campagna elettorale. Sono sicuro che la Commissione sia scivolata su un errore, ma non se ne possono commettere di tanto clamorosi su questioni così delicate e in una fase così sensibile''.
Da quanto si apprende da fonti della Commissione parlamentare Antimafia, però, in merito alla candidatura di Mazzotta “dai documenti e dalle informazioni trasmesse dalla Procura di Lecce non si delinea nessuno scambio di persona sul candidato che risulta rinviato a giudizio per entrambi i reati citati”.
Quattro gli 'impresentabili' anche alle regionali in Campania. Si tratta di Davide Cesarini, candidato al Consiglio regionale della Campania per la lista “Democrazia Cristiana con Rotondi Centro per la Libertà’, Luigi Pergamo, candidato al Consiglio regionale della Campania per la lista “Pensionati Consumatori Cirielli Presidente", Maria Grazia Di Scala, candidata al Consiglio regionale della Campania per la lista “Casa Riformista per la Campania” e Pierpaolo Capri, candidato al Consiglio regionale della Campania per la lista “Unione di Centro'.
Per Davide Cesarini "risulta sentenza della Corte d’appello di Ancona del 27 marzo 2023 divenuta irrevocabile il 31 gennaio 2024, di condanna ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per il reato di bancarotta fraudolenta - ha spiegato Colosimo - A carico del medesimo candidato il Gip presso il Tribunale di Macerata ha emesso, in data 3 luglio 2024, il decreto che dispone il giudizio per il reato di riciclaggio. Il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Macerata con prossima udienza fissata il 10 febbraio 2026". Per quanto riguarda Luigi Pergamo, il Gip presso il Tribunale di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio, in data 3 giugno 2025, per i reati, tra gli altri, di autoriciclaggio; trasferimento fraudolento di valori; intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro - ha aggiunto - . Il procedimento è pendente in fase dibattimentale presso il Tribunale di Firenze con udienza fissata al 23 gennaio 2026".
Rispetto a Maria Grazia Di Scala, ha spiegato Colosimo, "il Gup presso il Tribunale di Napoli ha disposto, in data 5 aprile 2016, il rinvio a giudizio per il reato di tentata concussione e Il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Napoli con prossima udienza fissata al 14 gennaio 2026". Quanto a Pierpaolo Capri, ha continuato, "il Gip presso il Tribunale di Salerno ha disposto, in data 13 marzo 2023, il rinvio a giudizio per il reato di riciclaggio. Il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Salerno con prossima udienza fissata al 21 novembre 2025".
E sono quattro gli 'impresentabili' candidati al Comune di Caivano che dalle verifiche della commissione antimafia sono risultati in violazione del codice di autoregolamentazione. Si tratta di Giuseppe Gebiola, candidato al Consiglio comunale di Caivano per la lista “Rinascita e Progresso Caivano 2.0”, Pierina Ariemma, candidata al Consiglio comunale per la lista “Partito Democratico”, già assessore del comune sciolto; Antonio De Lucia, candidato al Consiglio comunale per lista “Caivano Popolare”, già assessore del comune sciolto; Pasquale Mennillo, candidato al Consiglio comunale per lista “Partito Popolare Europeo Forza Italia Berlusconi”, già assessore del comune sciolto.
Inoltre per il Comune di Capistrano (Vibo Valentia) risultano in violazione del codice di autoregolamentazione la candidatura di Marco Pio Martino, candidato sindaco per la lista “Lista Martino-Rinascita Capistranese”, già sindaco del comune sciolto; la candidatura di Vito Pirruccio, candidato al Consiglio comunale per la lista “Lista Martino-Rinascita Capistranese”, già assessore del comune sciolto.
Infine per il Comune di Monteforte Irpino (Avellino) sono impresentabili i candidati Giulia Valentino, candidata alla carica di sindaco per la lista “Noi per Monteforte”, già assessore del comune sciolto; la candidatura di Martino Santulli, candidato per la lista “Scegliamo Monteforte-Paolo De Falco-sindaco”, già assessore del comune sciolto.
Nei confronti di Giuseppe Gebiola, ha detto Colosimo, "il Gup presso il Tribunale di Napoli ha disposto, in data 21 gennaio 2020, il decreto che dispone il giudizio per il reato di false comunicazioni sociali. Il procedimento è attualmente pendente in fase dibattimentale innanzi al Tribunale di Napoli con prossima udienza fissata al 26 gennaio 2026". Rispetto agli altri sei candidati impresentabili dei Comuni sciolti, Colosimo ha chiarito, che risultano in violazione del codice di autoregolamentazione, per aver ricoperto "la carica di sindaco e di componente di giunta al momento del decreto di scioglimento".