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Frenata sull'autonomia

La ministra degli Affati regionali e Autonomie, Erika Stefani (Fotogramma) - FOTOGRAMMA
La ministra degli Affati regionali e Autonomie, Erika Stefani (Fotogramma) - FOTOGRAMMA
15 febbraio 2019 | 07.00
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Partenza in salita per la bozza d'intesa sull'autonomia regionale di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Mentre l'impianto generale e la parte finanziaria delle intese "sono chiuse con il via libera del Mef", come ha affermato la ministra degli Affari regionali e della Autonomie Erika Stefani, in consiglio dei ministri salta l'approvazione delle nuove norme. Forti i dubbi del M5S, che ha presentato un dossier sul provvedimento. Mentre Matteo Salvini ha annunciato per settimana prossima un vertice con il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

"Stiamo studiando come coinvolgere il Parlamento" sull'Autonomia, ha spiegato Salvini rispondendo a chi gli chiedeva delle perplessità sollevate dal dossier dei 5 Stelle sul provvedimento, "non ci saranno cittadini di serie A e di serie B. Chi dice queste cose non ha letto il documento". Salvini assicura che "l'autonomia entra nelle case di tutti e chi governa meglio spenderà meno. Nessuno ci perde una lira, non ci sarà nessun cittadino che ci perde una lira". "Quando arriva il trattato finale è come un trattato internazionale, il Parlamento può proporre delle idee prima", ha aggiunto Salvini rispondendo a chi gli chiedeva se le intese sull'Autonomia saranno o meno emendabili in Parlamento.

Esprime soddisfazione la ministra degli Affari regionali e della Autonomie Erika Stefani: "Con un giorno di anticipo chiusa la fase tecnica. Tutti i ministeri hanno dato contributo", ha detto, aggiungendo che "già questa settimana" è convocato un tavolo governativo per mettere a punto la proposta definitiva che metta tutti d'accordo. Prima, ha assicurato Stefani, si terrà un confronto in Parlamento. I nodi da sciogliere, però, sono ancora tanti.

Veneto e Lombardia, passate per un referendum popolare, hanno chiesto competenze su tutte le 23 materie previste. L'Emilia Romagna, che ha scelto una strada diversa dal referendum, vuole la gestione diretta per 15 competenze. Al Sud invece, nonostante qualcuno abbia strizzato l'occhio a questa possibilità, il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha puntato il dito contro il processo intrapreso dal governo, dicendosi pronto a bloccarlo sul piano di un ricorso alla Corte Costituzionale e della mobilitazione.

Quando si arriverà ad un accordo, il passaggio successivo sarà una riunione del Cdm in cui verrà dato mandato al presidente del consiglio Giuseppe Conte di firmare le intese con i presidenti delle Regione interessata. Intese da recepire in un disegno di legge, una legge 'rafforzata', che dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento. Solo questa definitiva approvazione avvierà ufficialmente l'autonomia con la gestione diretta da parte della Regione delle competenze concesse e il contestuale trasferimento da parte dello Stato delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Il costo dovrà essere a saldo zero.

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