Il difensore Arturo Cola prima di entrare nel carcere di Rebibbia per il colloquio: "Un mese e mezzo prima avvisò Ranucci su rischio possibili attentati, il giornalista non gli diede retta". La difesa della banda ha depositato richiesta di interrogatorio
Valter Lavitola, che la scorsa settimana ha ammesso di essere il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, "vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello in riferimento a Ranucci. E' pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene". A riferirlo è l'avvocato Arturo Cola uscendo dal carcere di Rebibbia dove ha avuto un colloquio di quasi tre ore con il suo assistito. (VIDEO)
"La scelta dell'attentato è solo sua, una iniziativa solo sua", ha poi aggiunto Costa sull'attentato che Lavitola sostiene di aver fatto per fargli innalzare il livello di protezione. E ancora: "Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l'avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti", risponde Costa a chi gli chiedeva perché il giornalista in passato non abbia parlato con gli inquirenti dei rischi su possibili attentati che gli erano stati riferiti da Lavitola un mese e mezzo prima dell’esplosione dell’ordigno davanti alla sua abitazione.
“Abbiamo stabilito che Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame che si terrà la settimana prossima. Siamo dell'idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini. Immaginate se Lavitola non avesse confessato nulla, quale sarebbe stato il pregiudizio per le indagini che erano ancora fondate su meri indizi", ha aggiunto Costa.
"Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C'è stato, infatti un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati”, aveva spiegato Costa prima di entrare a Rebibbia.
“Questo quindi un mese e mezzo prima dell'attentato medesimo", ha detto il difensore di Lavitola. "A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull'attentato", ha aggiunto il legale.
"Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto" sul caso Ranucci "in vista dell'udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima", ha detto l'avvocato Cola prima di entrare a Rebibbia.
"Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse ma si tratta semplicemente di puntualizzare e - spiega il penalista - offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee".
E’ stata intanto depositata questa mattina la richiesta di interrogatorio davanti al pm da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l'accusa di essere gli esecutori materiali dell'attentato davanti all'abitazione del conduttore di Report.
Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell'interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero titolare dell'inchiesta si sono avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo solo dichiarazione spontanee. Ora i quattro, accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso, sono pronti a tornare davanti agli inquirenti questa volta per rispondere alle domande. Da loro è atteso un chiarimento anche sul perimetro del mandato ricevuto da Gomes Clesio Tavares, ritenuto dagli inquirenti l’intermediario e tuttora in Africa. Un passaggio, quello della richiesta di interrogatorio, che arriva dopo la confessione di Lavitola sull’attentato, che però avrebbe immaginato con modalità diverse: non una bomba ma una serie, quattro o cinque, di colpi di pistola dimostrativi da esplodere contro il muro dell’abitazione di Ranucci. Punto che ora i quattro potranno chiarire al pm.