Con la benzina e il gasolio oltre quota 2 euro al litro più di qualcuno ipotizza un collegamento fra le due cose: in un'inchiesta condotta dall'Adnkronos nella Capitale, diversi meccanici hanno riscontrato "una crescita del 25-30%" di mezzi danneggiati da rifornimenti "allungati"
Auto e moto che all’improvviso si fermano nel bel mezzo della strada. Eppure, il serbatoio è pieno. Il problema è proprio nel carburante, che spesso è contaminato, allungato con acqua, impuro. Un fenomeno che sta registrando, negli ultimi tempi, una crescita esponenziale, come testimoniano molti meccanici che, sempre più spesso, vedono arrivare nelle loro officine moto e macchine in panne e con danni al motore. L’Adnkronos ha verificato sul campo diverse segnalazioni ricevute, trovando conferma da molti meccanici della Capitale.
Procediamo con ordine, e partiamo dal costo del carburante: negli ultimi sei mesi, il prezzo medio della benzina è passato da 1,67 euro del 1° gennaio 2026 a 1,94 euro al litro al 1° giugno scorso. Aumenti ancora più pronunciati quelli del diesel che, nello stesso periodo, è passato da 1,65 a oltre 2 euro al litro. Ma già negli ultimi giorni, e proprio in pieno esodo agostano, la benzina sfiora i due euro al litro e il gasolio torna a salire con forza riportandosi verso 2,10 euro. Prezzi che possono ancora lievitare se il carburante lo facciamo in autostrada.
Sarà un caso che, proprio in questo periodo, si registra una crescita di veicoli con acqua nel serbatoio? Giulio Andreotti era solito dire: “A pensar male, si fa peccato. Ma spesso ci si azzecca”. Per questo, la vicenda sembra più che una improbabile coincidenza, tanto da portare qualcuno ad ipotizzare un collegamento fra le due cose.
“In cinquant’anni di lavoro non mi era mai capitato di trovare auto con la benzina allungata con l’acqua, se non negli ultimi sei mesi. C’è chi dice che allunghino le cisterne con l’acqua…”, dice all’Adnkronos Giancarlo Lanza, titolare di un’officina in zona Quadraro.
A confermare questo sospetto anche Roberto Federici, moto meccanico di Monteverde, che racconta di “un distributore che aveva serbatoi sotterranei del suo impianto con dell’acqua: non so se è stato voluto o meno, ma ha fatto una strage” di motori. 'Strage' che, di recente, è continuata: “In quest’ultimo periodo c’è stato un aumento dei casi in cui abbiamo trovato benzina con acqua o modificata. In un solo giorno ho avuto anche due clienti. In caso di benzina di scarsa qualità, i motorini, le moto e gli scooter di ultima generazione si fermano poco dopo aver fatto rifornimento, te ne accorgi subito”.
Cambiando zona, scooter e motorini rimangono comunque in panne: di trovare mezzi con serbatoi riempiti anche con l’acqua “ci è capitato abbastanza spesso, almeno una decina di casi negli ultimi mesi”, spiega all’Adnkronos Romar Ponciano, che lavora in una moto officina in zona Corso Trieste: “La maggior parte delle volte – prosegue - troviamo benzina con acqua, che contiene tutti i residui, come morchia, polveri sottili o sabbie che vanno a finire nelle cisterne dei distributori e, quando le cisterne iniziano a essere vuote, vengono risucchiate e pompate nei serbatoi”.
Altra zona della Capitale, stesse problematiche: “Ci sono capitati molti casi, in cui abbiamo trovato nei serbatoi residui d’acqua o sporcizia. E il numero è cresciuto del 25-30% rispetto al passato”, spiega Renato Di Nicolò nella sua officina in zona Casalbruciato, mentre ci mostra un secchio contenente gasolio: basta avvicinare una torcia per rivelare le impurità che finiscono nei nostri motori. Una coincidenza? Difficile crederlo. Ma intanto, nelle officine, le macchine arrivano sul carro attrezzi e i motorini a spinta.
"La vendita di carburanti annacquati è un grave illecito che configura diversi reati. Si va dalla frode in commercio alla truffa, fino alla violazione delle norme fiscali. Gli automobilisti oltre ad acquistare un prodotto alterato e non a norma rischiano anche di subire danni al motore delle proprie autovetture", dice all'Adnkronos Gianluca Di Ascenzo, presidente del Codacons, dopo l'inchiesta.
"Difficilmente il proprietario di un veicolo può accorgersi che il distributore presso il quale sta facendo rifornimento utilizza carburanti impropri, e per verificare la presenza di acqua nella benzina o nel gasolio serve l'intervento di un tecnico specializzato", osserva il presidente.
"Per tale motivo in questo periodo in cui aumentano gli spostamenti estivi degli italiani invitiamo la Guardia di finanza e il Mimit a realizzare controlli massicci lungo la rete per stanare quei distributori fuorilegge - conclude Di Ascenzo - Rimane ferma la possibilità per gli automobilisti di rivalersi sugli impianti che hanno venduto carburanti non a norma, chiedendo il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti".
"Quando si esasperano certe situazioni e si vive in un contesto di precarietà può accadere l'annacquamento dei carburanti e anche altro. Ci sono sempre coloro che se ne approfittano e che vogliono guadagnare oltre quello che è consentito dalle norme in materia di carburanti", dice all'Adnkronos Vincenzo Donvito, presidente di Aduc.
"E' un fatto figlio dell'attuale situazione di mancanza di politica di controllo sui carburanti. - sottolinea Donvito - e l'utente ha la possibilità di difendersi da un punto di vista normativo ricordandosi dove ha fatto l'ultimo rifornimento e tornare a quella stazione di servizio e pretendere il rimborso di quanto speso ed, eventualmente, se ci sono stati dei danni, pretendere anche questi, quantificandoli e dimostrandolo. Se il gestore della stazione di servizio è una brava persona rimborserà la spesa, anche perché magari sono andate altre a far presente lo stesso problema. Inoltre il gestore potrebbe anche affermare di non entrarci nulla dato che lo scarico del carburante non dipende da lui. Comunque il responsabile nei confronti del danneggiato è colui che ha venduto il prodotto, dato che non era quello che avrebbe dovuto essere".
I danni? "Farsi riconoscere i danni all'auto è più complicato. Comunque l'utente può procedere con il classico metodo di diffida del gestore - spiega Donvito - pretendendo anche il rimborso danni, con la dovuta documentazione che dimostra appunto il danno subito. Ma quello che un cittadino vittima di questo tipo di sopruso dovrebbe fare è una segnalazione all'antitrust per pratica commerciale scorretta. Certo non implica alcuna risoluzione del proprio specifico probema, ma è un dovere civico, soprattutto in questo clima di arrembaggio che stiamo vivendo, di mancanza di politiche energetiche da parte delle nostre istituzioni".
E' Mauro Antonelli, responsabile dell'ufficio studi dell'Unione nazionale consumatori (Unc), a spiegare all'Adnkronos i possibili passi da compiere in questi casi sempre più frequenti. Una richiesta va "inviata con una raccomandata o Pec al gestore della stazione e, per conoscenza, alla compagnia petrolifera di riferimento", sottolinea Antonelli.
"Magari in presenza di altre segnalazioni la richiesta potrebbe essere subito accolta procedendo con un risarcimento direttamente attraverso l'assicurazione - continua - In caso di risposta negativa si potrebbe procedere con un'azione legale anche davanti a un giudice di pace".
Antonelli sottolinea l'importanza di conservare "tutta la documentazione" possibile compresa "la ricevuta" per poter risalire al punto in cui è stato fatto rifornimento. La contestazione fatta, sottolinea il rappresentante dell'Unione nazionale consumatori, "immediatamente" e può essere utile anche "recuperare il carburante sporco come prova utile". A quanto si apprende, l'Unc riceve segnalazioni di diversi casi di questo tipo ogni anno.
"Il boom di mezzi danneggiati da rifornimenti 'allungati', come emerge da un'inchiesta di Adnkronos, non rappresenta soltanto un danno economico per gli automobilisti, ma anche un potenziale rischio per l'ambiente e la sicurezza stradale", dice in una nota Daniele Rondinelli, Presidente di Andac, Associazione Nazionale Delegati Automobile Club.
"Un veicolo che perde improvvisamente potenza o si arresta durante la marcia può creare situazioni di pericolo per tutti gli utenti della strada. Nonostante i tagli sulle accise del governo Meloni, le tensioni legate alla crisi energetica e alla chiusura dello Stretto di Hormuz stanno creando un terreno fertile per chi specula sull'oro nero e a farne le spese sono i cittadini. È fondamentale rafforzare i controlli lungo tutta la filiera della distribuzione dei carburanti per garantire la qualità del prodotto ed evitare raggiri", afferma.
Il tema finisce anche sotto i riflettori della politica. Il boom di auto in panne a causa della benzina annacquata "mi sembra una follia e un'assurdità totale". Per arginare il fenomeno si potrebbero "fare dei controlli, come è stato fatto in occasione dell'innalzamento dei prezzi dei carburanti", dice il responsabile del settore automotive della Lega, Alberto Di Rubba, commentando l'inchiesta dell'Adnkronos. L'esponente del Carroccio ricorda che "qualche mese fa il ministro dell’Economia fece pattugliare, con dei controlli spot della Guardia di Finanza" la filiera dei carburanti per contrastare le speculazioni. "Penso che ci siano degli strumenti che possano verificare, attraverso delle analisi a spot, facendo dei prelievi con delle provette nelle cisterne".
Quanto sta accadendo, sottolinea Di Rubba, "tocca la vita reale delle persone, che già si trovano di fronte al rincaro dei carburanti e quindi a sostenere dei costi, soprattutto nel mese di agosto, eccessivi". Per alcune di queste persone "oltre il danno la beffa" di "dover pagare dei meccanici, che devono svuotare il serbatoio, fare la pulizia e quindi sostenere dei costi. Mi sembra veramente una follia", ribadisce il leghista.
Secondo Di Rubba un provvedimento normativo richiederebbe del tempo, mentre i controlli ad hoc potrebbero partire da subito, quindi "è la prima cosa che mi viene in mente perché è immediata e quindi si potrebbe far partire una serie di controlli dall’oggi al domani, cioè nel giro di pochi giorni". Sarebbe un "rimedio" ma anche una "misura di allerta: se vengono controllati 50 distributori, forse anche quello che non viene controllato e ha fatto il furbetto, se lo ha fatto, magari ci pensa due volte", conclude.