Se si vuole evitare di banalizzare e semplificare, ricorrendo alla 'bravata' finita male o alla retorica dell'adolescenza nebulosa, è da qui che bisogna partire: dalle cause di un pericoloso, totale, distacco dalla realtà
Più particolari si aggiungono alla storia della banda della minicar, quella dell'attore Davide Iacopini ridotto in gravi condizioni e delle aggressioni ai passanti a Roma, più le domande che ci dobbiamo porre diventano complesse. Si inseguono, cercando un senso, nel tentativo di comprendere cosa possa spingere a perdere qualsiasi legame con la realtà. Se si vuole evitare di banalizzare e semplificare, ricorrendo alla 'bravata' finita male o alla retorica dell'adolescenza nebulosa, è da qui che bisogna partire: dalle cause di un pericoloso, totale, distacco dalla realtà.
Difficile collocare i fatti di cui stiamo parlando in una categoria definita. Sicuramente siamo di fronte a un reato ma i reati, anche i peggiori, hanno quasi sempre come presupposto ottenere o rivendicare qualcosa, raggiungere un fine, perverso che sia. Poi ci sono i gesti sconsiderati, le manifestazioni di palese follia. Questo caso di cronaca, per come si è delineato finora, parla chiaro. Quale sia l'origine del comportamento, la challenge social, l'emulazione di un modello di devianza, la necessità di costruirsi un ruolo o perfino la noia, il tema che diventa centrale è l'alienazione nella dimensione del video game.
Chi dentro una minicar colpisce deliberatamente persone che hanno la sfortuna di incrociarne il percorso, senza una motivazione, per il solo gusto di vedere cosa succede o di procurarsi una dose di adrenalina, si colloca fuori dal mondo reale. Si muove come la pedina di un gioco, pensa solo a incassare un bonus, a portare a casa una sfida, a dimostrare a qualcuno o anche solo a se stesso di essere stato in grado di fare un gesto, o una serie di gesti, centrando un obiettivo scelto a caso. Nessuna considerazione delle conseguenze di quello che fa, nessun freno inibitorio che possa intervenire.
Ma quale può essere la causa dell'alienazione? La storia della minicar, in attesa di saperne di più, porta a riflettere sull'esposizione continua dei ragazzi, preadolescenti e adolescenti, a un bombardamento di contenuti che li separano dal reale. Scrollando su uno smartphone, tra challenge assurde e fake di ogni genere, si entra in contatto con un ecosistema fatto di intelligenza artificiale, influencer a buon mercato e modelli di comportamento distorti. Ne sono pieni i social e i video di YouTube, con gradazioni di pericolosità che vanno dalla stupidità compulsiva all'istigazione a delinquere.
Ha poco senso generalizzare e colpevolizzare intere generazioni ma la follia della minicar passa sicuramente da lì, da un frullatore in cui diventa difficile non solo isolare il vero dal fake ma anche mettere insieme un gesto con una motivazione e un'azione con la sua conseguenza.
Per chi è genitore di preadolescenti o adolescenti, la storia della minicar aggiunge altre implicazioni ancora. Chi sono i ragazzi che girano dentro quella scatoletta di alluminio? Sono diversi dai nostri figli, come pensiamo siano tutti i ragazzi che delinquono? O in quella minicar ci sono anche alienazione, vuoto e responsabilità che in qualche modo ci riguardano? (Di Fabio Insenga)