Pamela Mastropietro, Oseghale scrive dal carcere: "Ho fatto tutto da solo". La mamma di lei non gli crede: "Lettera scritta ad arte"

Alessandra Verni e il suo studio legale: "Solo strategia per benefici carcerari"

Pamela Mastropietro - (Social)
Pamela Mastropietro - (Social)
08 ottobre 2026 | 13.45
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Innocent Oseghale, condannato in via definitiva con le accuse di aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, la 18enne romana allontanatasi da una comunità e i resti della quale furono ritrovati in due trolley, ha inviato dal carcere una lettera alla mamma della ragazza scusandosi per il dolore causato e nella quale ribadisce il fatto che non ci sono complici nella vicenda.

E’ la mamma della ragazza, Alessandra Verni, assistita in via esclusiva dallo Studio Legale Rs Group di Torino, a rendere noto di aver recentemente ricevuto dal carcere una missiva autografa. La lettera giunta all'attenzione della madre della vittima e dei suoi legali, “solleva immediati e profondi dubbi sia sulla sua genuinità sia sulle reali intenzioni che l'hanno generata”, si sottolinea in una nota. "Leggere quelle parole scritte a mano non mi ha trasmesso alcuna sensazione di verità," dichiara Alessandra Verni, madre di Pamela. "Ho percepito immediatamente che quelle non erano parole sue, ma un testo suggerito o dettato per uno scopo preciso - aggiunge - Non posso accettare che si continui a giocare sulla memoria e sul dolore mio e di mia figlia: il vero pentimento si dimostra con la verità integrale, con la piena assunzione di responsabilità, non con lettere costruite ad arte”.

“Dall'analisi del documento scritto a mano emergono evidenti perplessità sulla reale paternità intellettuale del testo: la struttura linguistica, il registro e il contenuto delle parole utilizzate non appaiono riconducibili a una riflessione spontanea ed autonoma del detenuto, bensì a una stesura palesemente eterodiretta e dettata da terzi - si legge nella nota firmata da Alessandra Verni e dallo studio legale - Ciò che rende la lettera ancor più sospetta è la palese e insanabile contrapposizione tra quanto dichiarato da Oseghale all'interno del foglio e le recenti/pubbliche affermazioni rilasciate dai suoi stessi difensori. Tale netto contrasto fa decadere qualsiasi ipotesi di spontaneità o di effettivo e sincero ravvedimento, evidenziando una condotta processuale ed extraprocessuale sconnessa e strumentale”.

"Ci troviamo di fronte all'ennesimo tentativo maldestro di manipolazione," dichiara Stefano Rigoli titolare dello Studio Legale Rs Group di Torino, che cura la difesa di Alessandra Verni. "Riteniamo che questa lettera sia il frutto di un'operazione studiata a tavolino, volta unicamente a costruire i presupposti formali per ottenere a breve o medio termine benefici carcerari, permessi o sconti di pena- continua - Non vi è alcuna traccia di reale pentimento ne alcuna evidenza di progressi nel percorso di recupero del detenuto, e ancora meno di apertura verso la verità”. Alessandra Verni e lo Studio Legale Rs Group ribadiscono “con fermezza che non consentiranno che la memoria di Pamela venga utilizzata per scorciatoie penitenziarie o strategie d'immagine. La ricerca della verità integrale e la certezza della pena rimangono i soli capisaldi incontrovertibili per la madre della vittima”.

La risposta del legale di Oseghale: "Sua versione sempre la stessa"

“La versione di Oseghale e’ sempre la stessa: sostiene di aver fatto tutto da solo e che la morte sia stata determinata da un malore della ragazza”. Lo afferma all’Adnkronos l’avvocato Simone Matraxia, uno dei legali di Innocent Oseghale proprio riguardo alla lettera inviata dal carcere alla mamma di Pamela, Alessandra Verni. Oseghale gia’ in passato ha chiesto scusa per il dolore provocato dalla fine della ragazza, sostenendo pero’ di non averla violentata ne’ uccisa, e di averla fatta a pezzi dopo la morte per malore. Nei mesi scorsi era stata proprio Verni, convinta che non sia stata scoperta ancora tutta la verità sul caso e che ci siano stati dei complici anche se non e’ emerso dal processo, a chiedere a Oseghale un secondo incontro in carcere ma, contrariamente al primo, al di fuori del percorso della giustizia riparativa. Nonostante la disponibilità l’incontro non sarebbe possibile.

Matraxia conferma di essere al corrente della lettera di scuse per il dolore provocato: “Mi aveva espresso la volontà di scriverle una lettera, in risposta alla sua richiesta di incontro”, spiega. Quanto alle considerazioni della mamma della ragazza e del suo studio legale secondo cui la missiva non sarebbe frutto di parole di Oseghale ma una strategia per avere benefici carcerari, Matraxia osserva: “Da parte del collegio difensivo non c’è nessuna ‘dettatura’, credo sia tutta farina del suo sacco tanto che nella lettera ha ribadito quello che aveva gia’ detto in precedenza”.

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