A eseguire le perquisizioni sono stati i carabinieri del Ros delegati dai pm romani titolari del fascicolo
Perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla ‘Squadra Fiore’, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell'ordine accusati di confezionare dossier. A eseguire le perquisizioni sono stati i carabinieri del Ros delegati dai pm romani titolari del fascicolo, l’aggiunto Stefano Pesci con le pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti. Le indagini sulla ‘Squadra Fiore’ hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.
Nell’indagine romana si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.
Proprio in relazione a quest’ultimo filone c'è Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dis che ha lasciato l’incarico nell’aprile del 2025 e con un passato anche nell’Aisi, tra gli indagati dell’inchiesta della procura di Roma. Del Deo, indagato per peculato e accesso abusivo, “ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”.
Nello stesso contesto, gli approfondimenti investigativi, hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso (sarebbero implicati imprenditori e Del Deo) poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Aisi e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware; truffa aggravata, poiché, come spiega una nota del Ros “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l'innovazione, l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out2 (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdo Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente”. Del Deo, dopo aver lasciato il Dis, è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa.
Tra gli undici indagati, perquisiti dai Ros nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla 'Squadra Fiore' c’è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. A Tavaroli, in concorso con altri indagati, viene contestato di “essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici". Contestata anche, come riportato nel decreto di perquisizione, l’utilizzazione di segreti d'ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
In particolare a Tavaroli e altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell'ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l'individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti "citofoni", utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri, "l'americano" e nomi di copertura come "naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”.
Inoltre, secondo l’accusa “su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari predisponevano, in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti, dossier personali con la profilazione di persone fisiche e giuridiche realizzata con dati riservati acquisiti dalle banche protette ed offrivano ed eseguivano servizi di "bonifica" ambientale e di intercettazione fraudolenta di conversazioni private”.