Bussigny a Pordenonelegge con 'I nuovi antisemiti': 'L'antisionismo può diventare una forma di antisemitismo'

Presentata l’edizione italiana dell’inchiesta della giornalista francese. Con lei l’ex premier Manuel Valls. Nel volume un anno sotto copertura nei movimenti dell’ultrasinistra e un capitolo inedito sulle reti dei Fratelli Musulmani in Italia

(Nora Bussigny e Manuel Valls - Adnkronos)
(Nora Bussigny e Manuel Valls - Adnkronos)
Aggiungi Adnkronos come fonte preferita
17 settembre 2026 | 15.01
LETTURA: 3 minuti

Un anno di infiltrazione sotto copertura nella galassia dell’ultrasinistra, oltre 100 testimonianze e un’inchiesta sui rapporti tra mobilitazione pro-Palestina, antisemitismo e galassia islamista: sono i temi al centro di “I nuovi antisemiti. Inchiesta di un’infiltrata nelle fila dell’ultrasinistra”, il libro della giornalista francese Nora Bussigny presentato oggi in anteprima nazionale al festival Pordenonelegge. Con l’autrice, a Pordenone è intervenuto l’ex primo ministro francese Manuel Valls. Si tratta dell'edizione italiana, pubblicata da Seferottobre, che oltre alla traduzione integrale del volume francese “Les Nouveaux Antisémites. Enquête d'une infiltrée dans les rangs de l'ultragauche”, pubblicato nel 2025 da Albin Michel, comprende la prefazione di Valls e un capitolo inedito, “La meccanica dell’odio: il caso italiano”.

Proprio nell’inedito dedicato all’Italia Bussigny ricostruisce le reti associative riconducibili, secondo la sua inchiesta, alla galassia internazionale dei Fratelli Musulmani nel nostro Paese. La giornalista sostiene che anche in Italia la causa palestinese venga trasformata in una “licenza per escludere, minacciare, punire”. Un meccanismo che, nella sua ricostruzione, non sarebbe specificamente italiano: parlerebbe francese, inglese, spagnolo e tedesco, attraverso le stesse reti, gli stessi slogan e gli stessi legami. La differenza, sostiene Bussigny, sarebbe soprattutto temporale. La Francia avrebbe alcuni anni di vantaggio nella strutturazione delle reti, nella loro rappresentanza politica e nella loro capacità di infiltrazione. L’Italia, secondo l’autrice, sarebbe ancora in tempo per vedere ciò che sta arrivando, “ma soltanto se lo vorrà davvero”.

Il libro racconta un’inchiesta durata un anno, durante la quale Bussigny ha partecipato sotto copertura a manifestazioni, eventi e riunioni pro-Palestina in Francia, Belgio e nei campus di università americane ed europee. Tra i luoghi visitati figurano la Columbia University di New York, Sciences Po di Parigi e l’Université libre de Bruxelles. La giornalista riferisce inoltre di aver avuto accesso a chat nelle quali, secondo la sua ricostruzione, veniva progettata la manipolazione online di piattaforme di informazione come Wikipedia.

Nel corso dell’inchiesta Bussigny racconta di aver assistito, nelle piazze, ad applausi rivolti a quella che definisce un’apologia del terrorismo. Riferisce anche di aver partecipato a cortei femministi dedicati alla difesa dei diritti delle donne e delle persone Lgbtq+ nei quali, secondo la sua testimonianza, non venivano menzionati gli omosessuali torturati e assassinati nella Striscia di Gaza amministrata da Hamas. Altri incontri, racconta la giornalista, si sono svolti in sale comunali con la partecipazione di membri di organizzazioni vietate in diversi Paesi per i loro legami con il terrorismo.

Nella sua ricostruzione, Bussigny individua una progressiva convergenza delle diverse anime della sinistra radicale attorno a un nemico comune: l’ebreo o, più precisamente, il “sionista”. Nel libro il sionista viene indicato dall’autrice come colui che “cristallizza, ossessiona, galvanizza” le folle che invocano la rivoluzione o “l’intifada”, da Parigi a Gaza.

Attraverso oltre 100 testimonianze e un’analisi di fatti, protagonisti e slogan, Bussigny sostiene che la galassia islamista sia riuscita a inserirsi in alcune lotte progressiste anche grazie alla sinistra radicale, che definisce un “cavallo di Troia” dell’antisemitismo. Secondo la giornalista, l’antisemitismo sarebbe così tornato a essere rispettabile attraverso il ricorso all’antisionismo. La conclusione dell’inchiesta è che, secondo Bussigny, le organizzazioni terroristiche siano riuscite a farsi strada nelle lotte progressiste perché i paradigmi politici e culturali sarebbero stati profondamente stravolti. (di Paolo Martini)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza