Nel noir, sugli scaffali dal 17 giugno con E/O, alle spalle della morte di una giovane modella si nasconde un macabro rituale alimentato dall'odio nei confronti delle donne
Un noir che non vuole essere il solito giallo ambientato in una Sicilia estiva e assolata, con i consueti ingredienti del genere tra cui il mare, il cibo delizioso e i panorami incantevoli. Ma ambisce ad essere un libro duro, "scomodo", che apre le porte a un tema sociale pervasivo e pericoloso, ovvero l'odio che con sempre maggiore forza molti ragazzi nutrono nei confronti delle donne. In altre parole: un noir, che esamina la galassia incel, che nasce in fondo come una denuncia. E' 'Rosso Panarea' dello scrittore e giornalista Francesco Musolino sugli scaffali con le Edizioni E/O dal 17 giugno. Una storia dunque, che in qualche modo suona come una denuncia, un avvertimento ad aprire gli occhi e a guardare la realtà oscura che ci circonda. "Ogni giorno - racconta Musolino all'AdnKronos - ci sono notizie di adolescenti sempre più sessualizzati, sempre più arrabbiati. Il disagio mentale è un tema enorme che noi stiamo spingendo sotto il tappeto. Allora il rischio è di non rendersi conto che ci sono delle minacce, come quella dell'universo incel, che noi dobbiamo necessariamente conoscere. Vorrei che questo libro fosse letto da tante persone, ma soprattutto vorrei che entrasse nelle scuole. Di questo genere di odio non se ne sa nulla ma c'è, ed è intorno a noi. Il linguaggio, il gergo che viene utilizzato è brutale: è come se non si parlasse più di donne ma di merci".
Al centro del racconto, che arriva dopo 'Giallo Lipari' e che vede il ritorno dell'ispettore Giorgio Garbo, detto 'u milanisi, c'è la morte di una giovane modella. Il corpo viene ritrovato su una spiaggia: la sua fine non è il frutto di un gesto impulsivo, ma è il primo atto di un macabro rituale. Indagando, Garbo si addentra nei forum online della galassia incel, comunità maschili radicalizzate che trasformano la frustrazione in ideologia e la misoginia in un progetto politico di rivalsa. Un mese dopo i fatti di 'Giallo Lipari', l’azione si sposta a Panarea, l’isola simbolo del lusso mediterraneo, la più amata dei vip. Garbo, milanese trasferito alle Eolie, è un investigatore analogico in un mondo dominato dai social, affiancato dalla vice ispettrice Milena Russo che giocherà un ruolo centrale. L’inchiesta è una corsa contro il tempo fra una sfilata di moda e una regata velica, scavando sotto la superficie glamour dell’isola, tra influencer, giornalismo d’assalto e dinamiche di potere che trasformano i corpi femminili in oggetti da sfruttare.
"In Giallo Lipari' - spiega l'autore - l'argomento che ho preso in considerazione era il cyber stalking, in questo tratto invece l'universo sotterraneo dell'incel. Questo tema per me è molto importante. Credo molto in un noir che abbia un taglio sociale forte. Nessun libro italiano parla seriamente di questo argomento. Io, per scrivere questa storia, sono stato mesi nei forum Telegram, nei forum Reddit, ho studiato il modo di parlare delle persone che li frequentano. Nel testo sono riportati pezzi di chat, di conversazioni, che non sono ovviamente copiati ma ricalcano quel tipo di linguaggio che normalizza l'odio, normalizza la violenza e lo stupro. L'idea era raccontare una cosa veramente becera che susciti una reazione nel lettore".
Un dato, per Musolino, è certo. Scivolare nel mondo oscuro e brutale dell'incel è davvero facile: "Ci vuole poco - afferma - per essere rifiutato da una donna, entrare in un forum, condividere foto mercificando il corpo femminile. Mi piaceva portare tutto questo in una realtà che sembra ferma nel tempo, come quella delle Eolie rappresentando una minaccia digitale nel cuore di un posto che sembra fermo nel tempo. Questo è anche un modo di raccontare il microcosmo delle Eolie ed è anche un racconto di che cosa producono i social. E' un modo di raccontare un crimine e tutto quello che ne consegue: la corsa al macabro, al souvenir, alle foto rubate sui social, la caccia al mostro per fare un clic. C'è un modo di raccontare le cose rispettando le vittime e c'è un modo di raccontare le cose per fare audience. Questo ci sta distruggendo", conclude lo scrittore. (di Carlo Roma)