La famiglia Ferretti, Invitalia, Oxy Capital e un partner cinese presentano un'offerta vincolante, aprendo una nuova fase. Resta da definire il piano industriale. Sindacati: "Bene offerta ma garanzie su occupazione"
Dopo una lunga crisi, che negli ultimi due anni ha messo in discussione il futuro di uno dei gruppi storici della moda italiana, per Aeffe si apre uno spiraglio. Al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy è stata presentata un’offerta vincolante da circa 115 milioni di euro che potrebbe segnare una svolta per il gruppo fondato dalla famiglia Ferretti, proprietario di marchi come Alberta Ferretti, Moschino e Pollini e quotato su Euronext Milan. L’offerta è stata presentata dalla famiglia Ferretti insieme a Invitalia, al fondo Oxy Capital e a un partner industriale cinese.
Il progetto prevede il mantenimento e la valorizzazione dei marchi storici, la continuità delle attività industriali e la salvaguardia dei livelli occupazionali. È inoltre prevista la concessione in esclusiva al partner cinese della licenza del marchio Moschino per il mercato locale, con l’obiettivo di rafforzarne la presenza e sostenere la crescita in un’area strategica per il lusso mondiale. Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro la fine dell’anno, mentre il 28 settembre sarà illustrato il piano industriale. Per Aeffe si tratta di un passaggio decisivo, dopo una crisi che affonda le radici nel rallentamento del mercato globale del lusso e che ha progressivamente eroso i conti del gruppo. Il bilanciodel primo semestre 2025 ha registrato ricavi per circa 100 milioni di euro, con un calo del 27,8% rispetto al 2024, una perdita netta di 28,5 milioni di euro e un margine operativo lordo rettificato negativo per 6,9 milioni di euro.
Nell'ottobre scorso, Aeffe e la controllata Pollini hanno avviato la procedura di Composizione Negoziata della Crisi (Cnc). Successivamente, il tribunale di Bologna ha approvato le richieste di proroga delle misure protettive e cautelari, autorizzando finanziamenti prededucibili e accompagnando l'arrivo di offerte di rilancio per il gruppo. Il 6 febbraio, la giudice Antonella Rimondini ha disposto la proroga delle misure protettive e cautelari per ulteriori 120 giorni, fino al 6 giugno 2026.
Parallelamente, nell'ottobre dell'anno scorso l’azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 221 lavoratori, tra le sedi di Milano e San Giovanni in Marignano. In mancanza di un accordo tra le parti, il governo è sceso in campo. Il 21 gennaio 2026 si è tenuto il primo incontro al Mimit sulla crisi aziendale e la procedura di licenziamento collettivo, seguito da altri tre tavoli: il secondo a marzo, con l'esame delle prime manifestazioni d'interesse, il terzo il 23 giugno, focalizzato sulle interlocuzioni con due potenziali investitori e ieri, 30 luglio, l'ultimo aggiornamento con la presentazione dell'offerta vincolante da 115 milioni di euro.
Il dossier Aeffe è diventato uno dei casi più delicati del sistema moda italiano. Non soltanto per il valore economico del gruppo ma anche per il suo peso simbolico: nato in Romagna e cresciuto come una delle eccellenze del Made in Italy, nel corso degli anni ha costruito un portafoglio di marchi riconosciuti a livello internazionale e rappresenta una parte importante della filiera manifatturiera del lusso italiano. Tra gli asset più preziosi resta Moschino, marchio che negli ultimi anni ha vissuto una fase particolarmente complessa ma creativamente florida. Dopo l’addio di Jeremy Scott e la scomparsa improvvisa di Davide Renne nel 2023, appena nominato al timone creativo del marchio, la maison aveva ritrovato slancio con l’arrivo dell’argentino Adrian Appiolaza, il cui lavoro aveva ricevuto un’accoglienza positiva, riportando il brand al centro dell’attenzione durante le settimane della moda.
Un percorso che sembrava aver rilanciato l’identità creativa della casa di moda ma che si è interrotto quest’anno. Alla guida creativa sono stati chiamati Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori del marchio Sunnei, ai quali spetterà il compito di inaugurare un nuovo capitolo per uno dei brand più iconici del gruppo, già a partire dalla prossima fashion week. Positivo il commento delle organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, che considerano l’offerta un passaggio fondamentale per scongiurare scenari liquidatori. Il giudizio definitivo, sottolineano però i sindacati, dipenderà dal contenuto del piano industriale, dal quale dovranno emergere garanzie concrete sulla tutela dell’occupazione, sulla continuità produttiva e sugli investimenti necessari per rilanciare nel lungo periodo uno dei protagonisti della moda italiana. (di Federica Mochi)