Dal Terzo Rapporto di Eikon Sc Italia emerge cosa lavoratori e lavoratrici chiedono (e spesso non trovano). Cinque casi di eccellenza mostrano come rispondere concretamente
Dal 29 maggio è disponibile nelle librerie e sugli store digitali il Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale 'Salute, Benessere e Sostenibilità – Persone e aziende verso un nuovo welfare' edito da FrancoAngeli, a cura di Eikon Strategic Consulting Italia e Adnkronos, con prefazione di Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS. Racconta un’ampia indagine nazionale su vissuti, esperienze e aspettative associate alla salute e al benessere personale e collettivo. La ricerca ha coinvolto 2.000 persone tra 16 e 65+ anni e documenta una trasformazione profonda nella percezione italiana della sostenibilità.
La conclusione principale che emerge dal rapporto è netta: in un Paese con forti incertezze, dove il futuro è percepito più come fatalità che come progetto, la sostenibilità perde soggetti collettivi e si riduce a cura della propria persona. Il benessere diventa salute fisica e psicologica individuale, con il proprio corpo come baluardo della qualità della vita. Una diffusa sensazione di fragilità si esprime in quella che il rapporto chiama "ipocondria strisciante", alimentata da incertezza economica, ansie lavorative e preoccupazione per il futuro.
Il 71,8% degli intervistati si dichiara “abbastanza” e “molto” preoccupato per il proprio futuro, con un 20% di “molto” che non esprime più semplice ansia ma angoscia. In questo quadro, la domanda di protezione si trasferisce dalle istituzioni tradizionali anche verso le aziende.
Negli ultimi anni, come spiega Paola Aragno, Vice Presidente di Eikon, la domanda di benessere si è progressivamente spostata dalle istituzioni pubbliche al sistema produttivo. Non si tratta di una sostituzione, ma di un riposizionamento: l’azienda è entrata nel perimetro del welfare come soggetto autonomo, con una domanda specifica che le viene rivolta dai cittadini-lavoratori.
I numeri sono espliciti. Il 60,6% dei lavoratori vuole servizi psicologici in azienda (le donne al 64,6%, gli uomini al 56,5%). Il 22 % dichiara che il proprio benessere al lavoro è peggiorato negli ultimi due anni. Un lavoratore su quattro chiede welfare ampio come componente essenziale del "buon lavoro". Sono soprattutto donne e giovani a guidare questa domanda, ridefinendo i criteri stessi che orientano la scelta del luogo di lavoro.
Eppure il gap è molto ampio: solo il 16% dei lavoratori trova effettivamente questi servizi nella propria azienda. Il 59,7% giudica le aziende "poco" o "per niente" impegnate nel promuovere benessere e salute. Non si tratta di un dettaglio marginale: 44 punti percentuali separano chi chiede da chi trova.
Il problema non è aggiungere benefit accessori. È ripensare il modello organizzativo stesso. Come evidenzia il rapporto, il benessere non può essere comunicato soltanto; deve essere misurato. Non può essere cosmetico; deve incidere su processi, relazioni, tempi, carichi di lavoro, qualità dell'ascolto.
Il Terzo Rapporto non si ferma a rilevate il gap. Presenta cinque esperienze concrete che mostrano come tradurre la domanda di benessere in azioni reali.
AXA Italia ha costruito un modello integrato di salute articolato su tre livelli che si alimentano reciprocamente. Ai dipendenti offre wellbeing fisico, psicologico e finanziario. Per i clienti, si è trasformata da semplice "payer" a partner lungo l'intero percorso di salute, dalla prevenzione alla cura. Per la collettività, produce ricerca come il Mind Health Report che mappa il benessere mentale degli italiani. In un Paese dove il 67% degli intervistati ritiene inevitabile rivolgersi a strutture private, AXA opera in complementarietà con il sistema sanitario pubblico: rafforza la prevenzione, alleggerisce le liste d'attesa, investe in ricerca su fenomeni che il sistema pubblico fatica a presidiare. Non è più solo copertura del rischio, ma accompagnamento della salute.
La Certificazione PERLA dell’Associazione CuraPerlaPersona punta ad offrire risorse e metriche per l’umanizzazione delle cure. Attraverso un Decalogo che si apre con un impegno di accoglienza e si chiude con l’attenzione alla qualità di vita, abbracciando l’intero arco dell’esperienza di cura, PERLA rileva direttamente la percezione dei pazienti tramite questionari validati e assegna tre livelli di certificazione. Nell’edizione 2025-2026 sono stati certificati 34 centri in 9 regioni italiane. Il messaggio è chiaro: la competenza tecnica è fondamentale, ma non basta. L’efficacia della cura si misura anche con la qualità della relazione e della personalizzazione. Questo approccio risponde direttamente alla domanda che emerge dal rapporto: le persone non chiedono solo competenza, chiedono di sentirsi ascoltate e riconosciute.
Chi sono i giovani caregiver? Ragazzi e ragazze tra 18 e 30 anni che assistono familiari con malattie o disabilità: una forma di welfare invisibile, spesso data per scontata dentro le famiglie. Il progetto Impressions of Humanity di Fondazione MSD ha condotto la prima indagine italiana su 115 giovani in 17 regioni, scoprendo che alcuni dedicano fino a 35 ore settimanali alla cura. Otto giovani caregiver su dieci chiedono riconoscimento sociale e istituzionale del proprio ruolo. Non solo sostegno economico: dignità. Le loro testimonianze sono state tradotte in opere d'arte generate con intelligenza artificiale, amplificando una voce che non aveva linguaggio pubblico. Il progetto documenta 20 anni di Health Literacy: costruire metodi per rendere la salute accessibile e trasformabile in comportamenti virtuosi. Risponde alla domanda di protezione che emerge dal rapporto, ma con un angolo particolare: riconoscere chi già si prende cura, spesso invisibilmente.
Ventisei anni fa, in un Paese in cui la parola "tumore" era ancora un tabù, portare la prevenzione nello spazio pubblico significava cambiare linguaggio e immaginario. Ci è riuscita Komen Italia con la Race for the Cure, manifestazione che è cresciuta da evento locale a fenomeno nazionale: da 5.000 partecipanti nella prima edizione a 1,5 milioni di sostenitori complessivi, con 35 milioni di euro reinvestiti in progetti. Inoltre, la Carovana della Prevenzione, con 8 Unità Mobili operative nel 2024, ha offerto screening gratuiti a circa 275.000 donne dal lancio del progetto, raggiungendo territori dove la prevenzione arriva con difficoltà: carceri, isole minori, aree interne. Il riconoscimento istituzionale documenta l’impatto di tutte le azioni di Komen Italia: Alto Patronato del Presidente della Repubblica per 26 anni consecutivi e inclusione nel calendario del Giubileo 2025. Komen risponde alla domanda di protezione e prevenzione che emerge dal rapporto, ma la trasforma in movimento culturale, con la convinzione che prevenire non può essere un privilegio di pochi.
Logista Italia ha riprogettato l’intera supply chain introducendo la logistica inversa con il progetto Logista Green Box: scatole di cartone riutilizzabili per 4-5 cicli di vita. Nel 2025, con un tasso di recupero superiore all’80%, sono state recuperate 7 milioni di scatole, equivalenti a 5.000 tonnellate di carta riciclata e 15.000 alberi salvati annualmente. Oltre 60.000 punti vendita partecipano al modello. Il sistema integra infrastruttura fisica (3 hub, 90 Transit Point), tecnologia di tracciatura digitale e un sistema di incentivi economici abbinato a gamification. Il punto sociale non è secondario: lavoratori e partner non sono destinatari passivi di una procedura, ma parte di un sistema che rende visibile il contributo di ciascuno. Logista ha trasformato così la sostenibilità da iniziativa CSR accessoria a leva operativa integrata nel business.
Queste cinque esperienze non esauriscono il tema, ma aiutano a leggere una tendenza: la sostenibilità sociale prende forma quando salute e benessere diventano criteri identitari e pratiche organizzative, non solo dichiarazioni di principio.
Il rapporto mostra che il gap tra domanda e offerta di welfare è ancora molto ampio. Per questo il Rapporto 2027 sulla sostenibilità sociale approfondirà il tema Salute e Benessere attraverso il Caring Index, una metodologia proprietaria di Eikon per misurare quanto le persone percepiscano concretamente l’impegno della propria organizzazione su salute e benessere. Le aziende che otterranno i punteggi migliori e il bollino WeCareForUs saranno invitate a raccontare la propria best practice nel Rapporto. Come ha sottolineato Cristina Cenci, Senior Partner di Eikon: "Il benessere si misura, non si dichiara".
L’indagine si inserisce nel progetto CaringForUS (www.caringforus.it), un percorso promosso da Eikon insieme a Komen Italia per accompagnare aziende e organizzazione nell’obiettivo 3 dell’Agenda 2030. Una rete di eccellenze e competenze del terzo settore propone percorsi di gruppo e individuali per la prevenzione, la genitorialità, la qualità di vita. Con CaringForUs l’investimento sulle proprie persone diventa valorizzazione delle risorse e dell’impegno del mondo associativo e della comunità.