A Esxence 2026 l'artista marcigiano presenta la nuova linea 'Extrait de Musique', annuncia il ritorno della sua fragranza iconica nella formula originale e racconta un mercato in continua crescita
C’è chi lo conosce come il 'sarto dei Papi' e chi come uno dei protagonisti della profumeria artistica contemporanea. Filippo Sorcinelli è entrambe le cose. Da circa vent'anni collabora con l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, per il quale ha firmato paramenti e mitre destinati a Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, mentre con le sue fragranze ha costruito uno dei percorsi più personali e riconoscibili del panorama niche. A Esxence 2026, la fiera milanese dedicata alla profumeria artistica, l’artista marchigiano apre un nuovo capitolo della sua ricerca presentando la rinascita di 'Extrait de Musique', sette composizioni ispirate alla memoria della musica d’organo. Una delle collezioni più rappresentative del suo universo creativo, con il vinile, simbolo delle prime esperienze musicali, che diventa non solo un elemento centrale del packaging ma anche dell'incisione su un 33 giri di sette improvvisazioni organistiche dedicate alle sette fragranze. Un'operazione pensata per raccontare il passaggio dalla memoria uditiva a quella olfattiva.
Per Sorcinelli si tratta solo dell'ultimo tassello di un anno particolarmente significativo che vedrà in novembre anche il ritorno di 'Lavs', il suo incenso più iconico, nella sua formula originaria, a venticinque anni dalla nascita. Il rinnovamento di 'Extrait de Musique' è solo una delle novità che segnano il 2026 di Sorcinelli. Dall’arrivo di 'Panna Sotto!', ultima creazione della linea 'XSé' ispirata ai ricordi d’infanzia, il fondatore di Atelier Lavs, apprezzato organista e musicista diplomato al Conservatorio Rossini di Pesaro, continua a muoversi tra spiritualità, arte e profumeria d’autore. L'AdnKronos lo ha incontrato a margine di evento nel suo store di via Moscova per parlare di creatività, mercato e dei prossimi capitoli di una storia che, dopo venticinque anni, è ancora in continua trasformazione.
Partiamo da Extrait de Musique, che hai rivisitato e che va a sostituire la linea precedente. Qual è la sfida più importante nel reinterpretare delle fragranze che sono già iconiche e hanno un pubblico forte?
"Credo che ci sia anche il momento di dare uno stop a delle collezioni che hanno comunque avuto successo. A me piace molto ricominciare quando la festa è ancora in corso e quindi senza nessun tipo di programmazione o, comunque, senza ragionare in termini di numeri. Non abbiamo niente a che fare con questo. Ho deciso di cambiare o, meglio, di reinterpretare la collezione, perché volevo dare spazio questa volta non più al tecnicismo dell’organo. Molto spesso le persone fanno fatica a entrare negli aspetti puramente meccanici, tecnici e sonori dell’organo. Guardandolo invece dal punto di vista della memoria, di come l’organo incornicia gli spazi e interviene nei momenti piacevoli e meno piacevoli, diventa più facile parlare di ricordo. La memoria arriva subito al cuore e quindi secondo me era più giusto reinterpretare 'Extrait de Musique' in questo modo".
Anche il nuovo formato con il packaging vinile nasce da qui?
"Sì. Innanzitutto il formato raddoppia: passiamo da 50 a 100 ml. Inoltre, il vinile rappresenta la prima memoria che ho della musica d’organo. Fu il primo suono dell’organo che ascoltai grazie all’acquisto di un Lp. Una volta vivevamo di quello e delle musicassette. Fu il primo 33 giri di musica d’organo che ascoltai e quindi è anche un omaggio a questo primo capitolo della mia storia di musicista".
La musica occupa uno spazio particolare nella tua vita e nella tua carriera. Se dovessimo entrare nella tua playlist, cosa troveremmo?
"Tutto. Naturalmente, da organista, sono un appassionato di musica classica e di musica prettamente sacra ma scivolo tranquillamente nell’elettronica. Anzi, mi piacerebbe molto unire queste due dimensioni e magari anche altre, con strumenti più inconsueti. L’organo si presta davvero come tappeto sonoro ma anche come accompagnatore di strumenti tra i più strani, molto diversi da quelli completamente classici della musica sacra".
Anche 'Panna Sotto!', il primo gourmand della collezione 'XSé' è una fragranza che presenta una varietà incredibile.
"Mi fa piacere che anche il pubblico abbia recepito questo aspetto. 'Panna Sotto!' è un po’ una degna conseguenza della collezione 'XSé', che ha a che fare con le perversioni dell’uomo. Pervertire significa guardare oltre, allontanarsi dalle abitudini del quotidiano e cercare di parlare della propria sfera personale e intima. Le perversioni, essendo un atto intimo, hanno a che fare anche con il gusto. Tutti si aspettavano che 'Panna Sotto!' continuasse il discorso delle altre cinque fragranze, quindi la parte più intima della sessualità umana. In realtà questa volta parliamo del gusto. Perché qualche volta diventiamo perversi anche quando andiamo a scegliere un cono gelato e, con ingordigia, ci rivolgiamo al gelataio per chiedere i nostri gusti preferiti. Lo facciamo anche in maniera quasi vorace. Questo è il ricordo che ho da bambino: quando andavo dal gelataio chiedevo i miei tre gusti preferiti — cioccolato, nocciola e limone — poi mi dimenticavo qualcosa e lo fermavo subito: 'Aspetta, panna sotto'. Così, come tradizione comune nelle Marche e in tante altre regioni, aggiungeva la panna montata all’interno del cono".
Tornando a 'Extrait de Musique', tra queste sette fragranze ce n’è una che ti rappresenta particolarmente? Mi ha colpito molto Organ #7, che racconta del termine di una messa funebre dedicata a un neonato, durante la quale hai suonato l'organo.
"E' stato un atto coraggioso far capire che la musica parla anche di un momento drammatico, o meglio, che lo incornicia. Il funerale nella Chiesa cattolica ha a che fare con qualcosa di estremamente importante, un atto solenne più che drammatico. L’organo ha questo grande compito: evidenziare non tanto la sofferenza quanto il fatto che quel piccolo corpo, in questo caso quello di un neonato morto prematuramente, possa camminare verso qualcosa di più alto, qualcosa di più bello rispetto alla vita che ha vissuto, seppur nella sua brevità".
Sei spesso associato al nome di 'sarto dei Papi'. Ti fa sorridere questa definizione?
"Ormai sì, perché quest’anno sono venticinque anni. Però sento davvero il bisogno — lo dicevo già un anno fa, quando è morto Papa Francesco — di guardare anche oltre questa etichetta. Il termine stesso 'etichetta' rischia quasi di mettere un punto finale alla tua vita e ti costringe a non pensare ad altro. Per un creativo questo è limitante. Non voglio abbandonarla definitivamente, ma far capire che sono anche molto altro e che c’è bisogno di parlare di tante altre cose".
Come sono andati questi primi sei mesi dell’anno? E quali prospettive hai per il resto del 2025?
"È una bella domanda. Sono molto felice perché, per il quarto anno consecutivo possiamo dire di aver raddoppiato i fatturati. È un mercato che sta andando molto bene. Anche in Italia sta rifiorendo l’interesse non tanto per il bene di lusso in sé, quanto per l’oggetto creativo. Le persone oggi sono molto preparate, anche olfattivamente, probabilmente molto più di me. Chi si rivolge a me sente il bisogno di portare a casa un pezzo della mia vita, ma anche un oggetto che possa parlare al di là della fragranza. Questa è stata una grande battaglia quando abbiamo iniziato quindici anni fa, ma i frutti si sono manifestati chiaramente anche in questi primi mesi dell’anno".
Quali sono i mercati più importanti oltre all’Italia?
"Ormai il mercato è globale. Il Medio Oriente è consolidato da anni, così come la Cina, il Giappone e la Germania. Anche Russia e Ucraina rappresentano mercati molto importanti, e per me è sempre un grande paradosso pensarlo. Proprio oggi, a Esxence, sono passate molte persone ucraine che si sentono appagate anche nel voler distribuire il mio lavoro nonostante il clima che tutti conosciamo. Stiamo inoltre guardando a un segmento di mercato che finora non avevamo mai contemplato: il Sud America, dove stiamo riscontrando molto interesse".
Dopo venticinque anni di Lavs, sono previste celebrazioni particolari?
"Sì. Posso anticipare che il primo novembre verrà lanciato il nuovo Lavs, proprio per celebrare i venticinque anni. Abbiamo chiuso la produzione di Lavs, la fragranza originale, alcuni mesi fa, e gli ultimi flaconi sono stati venduti poche settimane fa, proprio per lasciare spazio a questo ritorno. Non è neppure corretto chiamarlo 'nuovo'. È piuttosto un ritorno alle origini. Lavs, quindici anni fa, era molto più introspettivo, più fumoso, più dark. Progressivamente, anche a causa delle normative Ifra, è stato oggetto di varie riformulazioni per adeguarlo alle regole vigenti. È successo a Lavs, è successo a Reliqvia e a tante altre fragranze, come 'Non Ho Mani Che Mi Accarezzino il Volto'. Il primo novembre Lavs rinascerà esattamente come lo avevo pensato tanti anni fa. È un grande traguardo perché credo che questa fragranza tornerà a sostenere ciò che è sempre stata: "l’incenso degli incensi", come l’ha definito il Financial Times, e continuerà a essere celebrata come il bestseller della collezione".
Se dovessi immaginare Filippo Sorcinelli tra qualche anno, quale anima pensi che sarà più dominante?
"Vorrei che parlasse ancora di più l’arte. Sono anche un imprenditore e quindi devo fare i conti con tante responsabilità: la scrivania piena di carte, commercialisti, avvocati, burocrazia. Vorrei però cercare di scarnire la mia attività e parlare in maniera più diretta di quelli che considero i doni che ho ricevuto: la pittura, la scultura e la musica". (di Federica Mochi)