Il ministro chiede flessibilità di bilancio, collegando la crisi dello Stretto di Hormuz alla sicurezza nazionale italiana.
L'Italia ha presentato alla Commissione Europea una "richiesta ragionevole" per avere flessibilità di bilancio per fronteggiare la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sa che i "tempi" per una decisione non saranno "immediati", ma insiste, perché ritiene di "essere nel giusto". Lo ha detto a Nicosia il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, lasciando i lavori dell'Ecofin informale a Cipro per rientrare a Roma.
"Non c'è nessuna soluzione che aiuta l'Italia - risponde dopo aver incontrato in bilaterale il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis - ci sono soluzioni che aiutano tutti i Paesi che fanno parte dell'Europa, in una situazione molto complicata e difficile. Noi abbiamo fatto una proposta. Riteniamo che questa proposta sia assolutamente razionale e di buon senso".
Certo, ha aggiunto, "sappiamo che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei, da parte degli altri Paesi sono non immediati. Richiedono qualche giorno, magari qualche settimana, però continuiamo a insistere, perché riteniamo di essere nel giusto".
La proposta dell'Italia, ha continuato Giorgetti, "è appunto interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale. Uno dei mantra miei è che la sicurezza economica è sicurezza nazionale".
Quindi, ha proseguito, "riteniamo che quello che sta accadendo nel Medio Oriente sia qualcosa di paragonabile in termini economici, come conseguenze, a quello che è accaduto con l'aggressione russa all'Ucraina".
L'estensione dell'ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, ha aggiunto il ministro, non è l'unica via possibile: "Ci sono anche altre soluzioni - ha ricordato - c'è il concetto di fattori rilevanti nell'ambito dell'impianto generale. Anche quello, però, deve essere puntualmente e preventivamente declinato, altrimenti non può essere considerato".
Non solo: "Ci sono tutti i fondi di coesione. C'è il Pnrr: entro la fine di maggio c'è un'ulteriore revisione a cui stanno lavorando i competenti uffici. C'è un mix di situazioni che fanno riferimento a interventi di natura corrente e in termini di investimento che devono affrontare l'ennesima crisi che deve fronteggiare l'Europa".
Alla domanda se ci siano dei margini per aumentare la spesa, Giorgetti replica: "Mi esprimerò quando sarà il momento". Ma è una delle ipotesi? "Non dipende da noi. Prima bisogna vedere i numeri, per capire se ci sono i margini".
Quanto al fatto che il problema sembra essere anche che cosa l'Italia intende fare con l'eventuale margine aggiuntivo di manovra, cioè, tra l'altro, sussidiare i carburanti, Giorgetti obietta deciso: "No - ha replicato - noi abbiamo chiesto, e in un paper è scritto chiaramente, lo spazio fiscale, totalmente allineato a quei documenti che la Commissione Europea ha approvato in settimana e che delimitano lo spazio di intervento".
E ha proseguito notando che "è singolare che si conceda la possibilità di fare degli aiuti di Stato, impedendo di utilizzare delle risorse per fare questi aiuti di Stato. Se così fosse, e mancasse una gamba a questa misura, si creerebbe uno squilibrio competitivo tra Paesi all'interno della stessa Europa e quindi contraddizione con lo spirito europeo", ha concluso.