L'andamento di questi giorni segnala un dato che va letto con attenzione: una tendenza generalizzata al rialzo dei rendimenti dei bond. Ma rispetto a quello che è successo nelle crisi precedenti, ci sono diversi elementi di novità
Quando parliamo di spread e titoli di Stato, ci muoviamo in un perimetro fatto sostanzialmente di tre fattori: credibilità, fiducia, percezione del rischio. L'andamento di questi giorni segnala un dato che va letto con attenzione: l'interazione di questi tre fattori ha innescato una tendenza generalizzata al rialzo degli spread e dei rendimenti dei bond. Ma rispetto a quello che è successo nelle crisi precedenti, ci sono diversi elementi di novità. Il più evidente è che in Europa l'attenzione non è più rivolta all'Italia, che pure non ha risolto il problema del debito elevato, ma alla Francia, sempre più penalizzata da deficit alto, debito che cresce e una ormai cronica incertezza politica. Un altro segnale rilevante viene dagli Stati Uniti, con i titoli decennali (la stessa scadenza che viene usata in Europa per determinare lo spread rispetto al bund tedesco) collocati con tassi superiori al 5%, sul livello più alto dalla fine del 2000. È uno scenario per molti aspetti inedito.
La Francia è sempre stata considerata molto vicina alla Germania, al centro dell'Europa, con spread molto più ridotti rispetto a Italia o Spagna. Oggi, al contrario, Parigi viene declassata a periferia dell'Europa. Questo dicono il rendimento vicino al 5% dell'Oat, il titolo di Stato decennale francese, e il differenziale rispetto al Bund tedesco, che ha superato i 150 punti base. Quali sono le ragioni di questo evidente declassamento? Per rispondere è necessario fare una brevissima ricognizione dei conti pubblici francesi: stando alle previsioni della Commissione europea il deficit è pari al 5,1% del Pil nel 2026 e al 5,7% nel 2027, ben oltre la soglia limite del 3%; il debito pubblico dovrebbe salire dal 115,6% del Pil del 2025 al 118,1% quest’anno, per poi superare il 120% nel 2027. Numeri da Grecia, o da Italia, si sarebbe detto fino a qualche anno fa.
Non basta l'andamento dei conti pubblici, però, a spiegare il caso Francia. A pesare, e molto, è il fattore politico. E le elezioni presidenziali del 2027 sono considerate un test decisivo per misurare la credibilità di Parigi. I rendimenti dei titoli di Stato francesi stanno già incorporando un premio politico più alto, dovuto all'incertezza e ai dubbi sulle capacità di tenuta del sistema. Il trend potrà invertirsi solo se Parigi, all'Eliseo e in Parlamento, sarà in grado di convincere i mercati di poter intraprendere un percorso credibile di riduzione del deficit e del debito.
Partiamo da una premessa necessaria: più alto è il rendimento di un titolo, più alto è il rischio che si assume. La Germania è scelta come punto di riferimento per la misurazione dello spread perché è storicamente considerata il paese più affidabile, con l'economia più solida, dell'area Euro. Di conseguenza, più è alto lo spread più il titolo italiano, o francese, è considerato più rischioso rispetto a quello tedesco. Detto in altri termini, lo spread misura la capacità di rimborsare i soldi presi in prestito con l'emissione di titoli di Stato. Se peggiora la percezione sulla capacità dello Stato di ripagare il debito, i tassi di interesse si alzano e, di conseguenza, lo spread sale.
Ma cosa cambia per chi investe quando si alza lo spread? Per chi ha investito in titoli di Stato, l'aumento del differenziale non è una buona notizia perché diminuisce il valore dei titoli acquistati, perché quando salgono i rendimenti diminuiscono i prezzi. Chi sta valutando l'acquisto di titoli di Stato può avere un beneficio, perché ottiene un rendimento più alto, ma vanno considerati i maggiori rischi che si corrono nella prospettiva che lo spread continuasse a crescere. Anche perché l'innesco di una crisi del debito sovrano si propaga con un effetto contagio che in genere parte da un Paese ma si estende a quelli che mostrano comunque fragilità, come nel caso dell'Italia e del suo debito sempre troppo alto. (Di Fabio Insenga)