Il presidente dell'Eurogruppo Pierrakakis propone "misure chirurgiche" e temporanee contro la crisi energetica per realizzare gli obiettivi green e dare stabilità all'economia Ue.
Per contrastare la crisi energetica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz servono misure "temporanee, mirate e calibrate", interventi "chirurgici", che siano bene in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell'Ue. Lo sottolinea il presidente dell'Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis, a margine della riunione dei ministri delle Finanze a Nicosia.
Innanzitutto, afferma, "l'Europa ha già iniziato ad affrontare la crisi. Oggi all'Eurogruppo discuteremo le previsioni economiche aggiornate della Commissione Europea. Non ci sono sorprese significative. Le proiezioni di crescita sono state riviste al ribasso, mentre quelle di inflazione al rialzo, ma rimaniamo comunque in un perimetro di crescita positiva".
C'è una "pressione stagflazionistica, ma l'Europa è resiliente. La Commissione ha già predisposto un insieme di misure, basate sull'esperienza del 2022, che sono temporanee, mirate e calibrate".
Nel contempo, sottolinea Pierrakakis, "abbiamo osservato cosa sta accadendo nei mercati obbligazionari e l'instabilità che li caratterizza, e stiamo cercando di trovare un equilibrio: da un lato dobbiamo sostenere i nostri cittadini, le nostre società, i più vulnerabili, e dall'altro non dobbiamo permettere che questa crisi energetica si metastatizzi in una crisi fiscale. Dobbiamo essere chirurgici".
"Siamo ben consapevoli - aggiunge il presidente dell'Eurogruppo - che, se lo Stretto di Hormuz non si aprirà presto, giugno sarà peggiore di maggio e luglio sarà peggiore di giugno. È proprio per questo che terremo queste discussioni e ci coordineremo come ministri delle finanze. Stiamo monitorando attentamente la situazione".
"Sono già state attuate delle misure a livello nazionale - continua - tenendo conto delle capacità fiscali di ciascuno Stato membro. La situazione di bilancio è peggiore rispetto al 2022, ci troviamo in una situazione più critica dal punto di vista fiscale rispetto al passato, ma abbiamo un'esperienza migliore rispetto al 2022. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente presentato i dati secondo cui le misure che abbiamo implementato nelle nostre politiche energetiche dal 2022 ci hanno permesso di ridurre del 12% l'impatto complessivo sulle nostre economie" della crisi innescata in Medio Oriente dall'attacco all'Iran da parte di Israele e Usa.
Quindi, conclude Pierrakakis, "oltre alle misure suggerite dalla Commissione, temporanee, mirate e calibrate, dobbiamo adottare misure che siano in linea con le nostre aspirazioni di politica energetica a lungo termine".