Secondo l'Associazione Bancaria italiana, però, in futuro "la pace influirà sulle condizioni generali"
A maggio 2026 il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è stato il 4,04% (invariato rispetto al mese precedente) mentre il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese il dato è sceso al 3,51% dal 3,56% nel mese precedente (5,45% a dicembre 2023). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato il 3,49% (+2 centesimi rispetto al mese precedente; 4,42% a dicembre 2023). È quanto emerge dall’ultimo rapporto mensile dell’Abi.
Sui tassi “dovremmo vedere una tendenziale riduzione rispetto ai livelli massimi che hanno registrato a maggio”, spiega Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell’associazione. “Probabile che nelle prossime rivelazioni sarà scontato anche l’andamento relativo alla guerra". Se viene mantenuta una situazione di pace ne risentiranno positivamente le condizioni generali, dice ancora.
Sulla stretta sui tassi da parte della Bce, già avvenuta, Torriero aggiunge che “la Bce ha un po’ ratificato l’andamento dei tassi di mercato. L’Euribor rispetto a febbraio ha registrato un incremento di + 34 centesimi incorporando la variazione della Banca centrale europea. Per quanto riguarda i tassi a lungo termine in qualche maniera avevano già registrato un incremento nei mesi scorsi, scostando andamenti prospettici superiori. Il 18 giugno il tasso Irs a 10 anni è sceso sotto il 3%, ma molto dipenderà dalla Bce. Dai dati attesi impliciti di maggio, che colgono l’andamento prospettico dell’inflazione a un anno del 4,5%, negli ultimi giorni questo dato è sceso al 2,6%. La Bce potrebbe valutare questi dati per capire come muoversi su ulteriori variazioni, considerato il riavvicinamento al target del +2% per l’inflazione”.
A maggio 2026 il tasso medio sui prestiti complessivi si è attestato al 4,04%, stabile rispetto ad aprile. Scendono invece i tassi sulle nuove operazioni alle imprese, al 3,51% dal 3,56% del mese precedente (erano al 5,45% a dicembre 2023). Per i mutui casa, il tasso medio sale leggermente al 3,49%, due centesimi in più su base mensile (4,42% a dicembre 2023).
Secondo Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell'associazione, nei prossimi mesi "dovremmo vedere una tendenziale riduzione rispetto ai livelli massimi registrati a maggio”, anche in funzione dell’evoluzione del conflitto: un contesto di pace migliorerebbe le condizioni generali.
Sulla recente stretta della Bce, Torriero osserva che l’Eurotower “ha in parte ratificato l’andamento dei tassi di mercato”. L’Euribor, da febbraio, è salito di 34 centesimi, incorporando la mossa della Banca centrale. I tassi a lungo termine avevano già anticipato un rialzo nei mesi scorsi: il tasso Irs a 10 anni, il 18 giugno, è sceso sotto il 3%.
Un elemento chiave sarà l’andamento delle aspettative d’inflazione: dai dati impliciti di maggio, che indicavano un 4,5% a un anno, il valore negli ultimi giorni è sceso al 2,6%, avvicinandosi al target del 2%. Un segnale che la Bce potrebbe valutare nelle prossime decisioni.
Dall'ultimo rapporto mensile dell'Abi emerge che a maggio 2026 l’ammontare dei prestiti al settore privato è cresciuto del 3% su base annua, toccando i 1.449,5 miliardi di euro, in accelerazione rispetto al +2,8% di aprile.
Stessa crescita viene registrata per l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie, proseguendo il percorso di crescita dei prestiti iniziato a marzo 2025. Per le famiglie è il diciassettesimo mese consecutivo di incremento e per le imprese è l’undicesimo mese consecutivo di crescita dei prestiti. Infatti, ad aprile 2026 i prestiti alle famiglie erano aumentati del 2,6%, mentre quelli alle imprese del 3,1%.
La raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) a maggio 2026 è risultata in aumento del 2,6% su base annua, proseguendo la dinamica positiva registrata da inizio 2024 (+3,1 % nel mese precedente). La raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, ha registrato un +100,4 miliardi di euro tra aprile 2025 e aprile 2026 (39,5 miliardi famiglie, 15,9 miliardi imprese e il restante agli altri settori, imprese finanziarie, assicurazioni, Pa).
A maggio 2026 i depositi, nelle varie forme, sono cresciuti del 2,3% su base annua (+2,9% il mese precedente). La raccolta a medio e lungo termine, tramite obbligazioni, a maggio 2026 è aumentata del 5% rispetto ad un anno prima (+4,2% nel mese precedente).
Ad aprile 2026 i crediti deteriorati netti (l’insieme delle sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute o sconfinanti calcolato al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati dalle banche) ammontavano a 25,9 miliardi di euro, da 27,7 miliardi di dicembre 2025 (31,3 miliardi a dicembre 2024). Rispetto al loro livello massimo, i 196,3 miliardi raggiunti nel 2015, sono risultati in calo di oltre 170 miliardi.
Ad aprile 2026 i crediti deteriorati netti rappresentavano l’1,24% dei crediti totali. Tale rapporto era inferiore rispetto a dicembre 2025 (1,32%), mentre il dato era 1,51% a dicembre 2024 e 9,8% a dicembre 2015.