Banche, Gesa: “Crescita stand alone per Credito Lombardo Veneto, ma il risiko non è un far west”

L'Ad tende a escludere "una grande ondata del risiko delle piccole" e racconta la sua banca all'AdnKronos: "Siamo aperti a valutare business complementari e non temiamo di diventare prede". Il banchiere simbolo delle grandi operazioni di M&A dell'ultimo anno? "Lovaglio...".

Banche, Gesa: “Crescita stand alone per Credito Lombardo Veneto, ma il risiko non è un far west”
28 gennaio 2026 | 11.25
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Rafforzamento patrimoniale appena completato, crescita stand alone e nessuna fretta di guardare a fusioni o acquisizioni: ma con uno sguardo attento a quello che si muove sul mercato. Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto, traccia nell’intervista all’Adnkronos la rotta della banca: dopo l’aumento di capitale da 20 milioni di euro con l’ingresso di nuovi soci istituzionali, l’obiettivo è mettere a frutto le risorse per sostenere lo sviluppo organico, cogliendo al contempo le opportunità che il consolidamento del sistema bancario italiano può offrire agli operatori più agili e vicini al territorio.

Avete recentemente chiuso un aumento di capitale da 20 milioni di euro. Vi aspettate l’ingresso di altri soci forti nella compagnia?

"Nel mese di dicembre abbiamo chiuso un aumento di capitale da 20 milioni di euro con l’ingresso di soci importanti come Banco Desio, First Capital e Orion. Questo rappresenta un primo passo del rafforzamento patrimoniale necessario per sostenere il nostro piano di crescita. Al momento non è previsto un ulteriore aumento di capitale; valuteremo nel prosieguo del piano industriale se emergeranno nuove esigenze. Per ora questo step è completato e siamo concentrati sullo sviluppo della banca".

Avete in mente operazioni di M&A nei prossimi mesi? Quali potrebbero essere i target?

"Il nostro piano industriale prevede una crescita stand alone, quindi non sono previste operazioni di M&A. Tuttavia, manteniamo un atteggiamento vigile sul mercato e siamo aperti a valutare business complementari che possano generare sinergie interessanti con la nostra banca, anche se non espressamente previsti dal piano".

In una fase di consolidamento del settore, temete di poter diventare una preda di qualche altra banca?

"Abbiamo appena completato un aumento di capitale e ora dobbiamo mettere a lavoro queste risorse per generare valore. Non crediamo che gli azionisti, avendo appena investito, siano interessati a valutare offerte sulla banca. Siamo concentrati sulla creazione di valore e non ci consideriamo una possibile preda".

Quanti dipendenti avete oggi e prevedete nuove assunzioni? Quali competenze cercate?

"Attualmente siamo circa 50 persone e abbiamo un piano di assunzioni che ci porterà a circa 65 dipendenti. Stiamo selezionando profili soprattutto nell’ambito della finanza strutturata, dell’analisi finanziaria e figure di supporto all’attività commerciale. Cerchiamo persone dinamiche e flessibili: questa è la caratteristica principale che ricerchiamo".

Come giudica l’attuale fase di consolidamento del sistema bancario italiano, definita da alcuni come un “far west”?

"Ho un’opinione radicalmente diversa: ho trovato le operazioni di M&A viste negli ultimi mesi molto razionali. Le banche hanno beneficiato di una forte generazione di capitale, favorita dall’aumento dei tassi e dall’uso delle garanzie pubbliche negli anni 2020-2021. È quindi razionale che alcuni operatori cerchino di investire questo capitale per accrescere la massa critica".

Questo processo di consolidamento può creare opportunità per le banche più piccole?

"Qualcosa vedremo, ma non mi aspetto grandi ondate. I periodi più difficili per le banche medio-piccole sono ormai alle spalle. Oggi anche le banche di media dimensione sono sufficientemente profittevoli e la pressione verso il consolidamento è più bassa, salvo casi particolari legati a problemi di margini o di regolamentazione".

Il consolidamento delle grandi banche può rappresentare un’opportunità nel credito a Pmi e famiglie?

"Assolutamente sì. Gli spazi lasciati dalle grandi banche e le riorganizzazioni post-fusione creano opportunità per operatori più agili, con processi decisionali più rapidi e una maggiore vicinanza alla clientela. Questo consente alle banche medio-piccole di intercettare nuove quote di mercato".

Se questa fase di consolidamento avesse il volto di un amministratore delegato simbolo, chi sarebbe?

"Senza dubbio Lovaglio. L’acquisizione di Mediobanca da parte di Monte dei Paschi è stata l’operazione dell’anno: studiata, con sinergie importanti e anche sorprendente se pensiamo alla situazione di Mps solo pochi anni fa".

Le banche italiane hanno qualcosa da temere dalla politica di Trump?

"Come molti altri settori, anche le banche risentono dell’incertezza e dell’imprevedibilità delle politiche di Trump. Non possiamo farci molto: dobbiamo navigare a vista, essere reattivi, pronti a cogliere le opportunità che nascono dalla discontinuità e a gestire i rischi che ne derivano" (di Andrea Persili)

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