L'Ue prevedeva già a marzo la potenziale carenza di carburante per aerei a causa della crisi energetica e dello Stretto di Hormuz, ma ha dato messaggi contrastanti sull'approvvigionamento.
La Commissione Europea già dal 25 marzo prevede che l'Ue avrà "problemi di approvvigionamento" di carburante per l'aviazione (jet fuel), se la situazione nel Golfo Persico non migliorerà, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, oggi chiuso ormai da oltre due mesi, dopo l'attacco sferrato da Israele e Usa contro l'Iran il 28 febbraio scorso. E' quanto risulta dal verbale della riunione del collegio dei commissari riunitosi quel giorno a Bruxelles, consultato dall'Adnkronos.
Durante una discussione seguita all'intervento dell'Alta Rappresentante Kaja Kallas, che ha fatto ai colleghi un quadro della situazione nel Golfo Persico, i commissari hanno sottolineato "la gravità della crisi energetica, che probabilmente diventerà una delle peggiori mai affrontate, e i diversi anni necessari per ripristinare la situazione prebellica in Medio Oriente, visti i danni alle infrastrutture nei Paesi produttori".
In particolare per quanto riguarda l'aviazione, i componenti del collegio hanno evidenziato "la perdita dei collegamenti aerei nella regione a causa della chiusura totale o parziale della maggior parte delle rotte, l'aumento dei prezzi del cherosene e i problemi di approvvigionamento che ci si deve aspettare se il conflitto dovesse continuare".
Nonostante questa consapevolezza che data almeno dal 25 marzo, la Commissione nella comunicazione al pubblico finora ha mantenuto per lo più un tono rassicurante, probabilmente nell'intento di non arrecare ulteriori danni all'economia europea, generando aspettative negative. Tuttavia su questo punto cruciale, la disponibilità o meno di carburante per gli aerei a poche settimane dal picco della stagione turistica, dalle varie istituzioni Ue sono arrivati messaggi contrastanti.
Piero Cipollone, membro del board della Bce, ha detto che l'Ue inizierà ad esaurire le scorte di jet fuel già a partire da fine maggio.
Il commissario Ue ai Trasporti, il greco Apostolos Tztizikostas, da settimane manda messaggi che tendono a rassicurare: "Le raffinerie dell'Ue - ha spiegato ieri - coprono circa il 70% del consumo di carburante per aerei in Europa. Solo il 20% viene importato dai Paesi del Golfo. E in questa fase, non abbiamo alcuna prova o alcun segnale di un problema di approvvigionamento di carburante per aerei".
"Ora - ha continuato il politico greco - la Commissione mapperà le capacità di raffinazione europee, valuterà le esigenze e individuerà potenziali azioni collettive per garantire il pieno utilizzo delle capacità esistenti e l'accesso ai prodotti in tutta l'Ue, nonché per aumentare la produzione di biocarburanti sostenibili".
In altre parole, ha aggiunto Tzitzikostas, "vogliamo sapere quali sono le scorte di emergenza, in quali Paesi e in quale quantità. E solo se necessario, cosa che al momento non è e non abbiamo segnali che ne indichino la necessità nel prossimo futuro, solo se necessario, inizieremo a rilasciare le scorte di emergenza, ma in modo ordinato e coordinato dall'Unione Europea".
"L'obiettivo principale - ha proseguito - è massimizzare la disponibilità e la capacità operativa del settore della raffinazione europeo e, al tempo stesso, essere pronti a qualsiasi possibile scenario, ad esempio un'escalation in Medio Oriente. Naturalmente, il ruolo di coordinamento della Commissione è fondamentale per il monitoraggio e la decisione sulle azioni collettive, e in questo momento stiamo lavorando su tutti i possibili scenari".
"Se necessario - ha aggiunto - adatteremo anche alcune delle politiche e delle decisioni che abbiamo preso per agevolare gli Stati membri, le compagnie aeree o qualsiasi altro settore o componente dell'economia europea. Ripeto, solo ed esclusivamente se necessario, cosa che oggi non è", ha concluso.
Ma dall'interno stesso della Commissione arrivano messaggi di tono diverso. Il commissario all'Energia, il danese Dan Jorgensen è stato assai meno rassicurante del collega greco: "Non ci aspettiamo - ha detto ieri a Cipro, al termine di un Consiglio Energia informale - che si verifichi un problema di sicurezza degli approvvigionamenti molto serio a brevissimo termine. Tuttavia, non possiamo escludere che si verifichino problemi di sicurezza degli approvvigionamenti in un arco di tempo più lungo".
La scelta delle parole del commissario indica chiaramente che il "brevissimo termine" non arriva a coprire l'estate, il picco della stagione turistica in Europa. "Tutto dipende - ha aggiunto Jorgensen - dalla situazione in Medio Oriente. Dipende anche da come reagirà il mercato, da come reagiranno le compagnie aeree. Abbiamo già visto compagnie aeree cancellare voli, anche molti voli".
Ma, ha aggiunto Jorgensen, "continuiamo a monitorare la situazione e, naturalmente, se, cosa che non speriamo, dovessimo trovarci in una situazione" in cui è a rischio la "sicurezza degli approvvigionamenti, saremo pronti ad avviare colloqui con gli Stati membri su come affrontare al meglio una situazione simile".
Non è difficile cogliere una netta differenza tra le parole di Tzitzikostas, un popolare greco, e quelle di Jorgensen, un socialdemocratico danese. Differenza che deriva dalle diverse costituency cui rispondono: in Grecia il turismo dà lavoro e porta ricchezza ad una vasta fetta della popolazione, contribuendo al Pil nella misura del 13%. In Danimarca, anche se è in crescita, pesa per l'1,8%.
Se Tzitzikostas preferisce evitare di spaventare i turisti, che i greci aspettano a braccia aperte sulle loro isole, paventando cancellazioni di aerei (che appaiono probabili, stando così le cose), Jorgensen ha meno interesse a smorzare l'allarme, anche perché molti danesi prendono l'aereo per andare ad abbronzarsi sulle spiagge dell'Europa meridionale e altrove, e potrebbero veder sfumare l'agognata vacanza all'ultimo momento, per un volo cancellato a causa della mancanza di carburante.
Lo Stretto di Hormuz è bloccato da oltre dieci settimane, prima dall'Iran e ora anche dagli Usa, in un braccio di ferro del quale, ad oggi, non si vede la fine. Tra poche settimane si vedrà quale dei due commissari ha fatto ai cittadini europei un quadro della situazione più aderente alla realtà. (di Tommaso Gallavotti)