Regeni, fonti di governo: nessun contatto Meloni-al Sisi prima della sentenza

Autorevoli fonti governative interpellate dall’Adnkronos smentiscono le ricostruzioni diffuse dai media egiziani

Manifestazione per Giulio Regeni - (Ipa)
Manifestazione per Giulio Regeni - (Ipa)
30 settembre 2026 | 13.30
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Nessun contatto di alto livello tra le autorità egiziane e quelle italiane prima della sentenza su Regeni, né alcuna telefonata tra Giorgia Meloni e Abdel Fattah al-Sisi. Autorevoli fonti governative interpellate dall’Adnkronos smentiscono le ricostruzioni diffuse dai media egiziani. A riferire di un contatto tra "le leadership egiziana e italiana" prima della sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016, è stato in particolare Mada Masr, testata online indipendente egiziana, che ha citato una fonte governativa del Cairo.

Secondo il giornale, il colloquio sarebbe avvenuto con l’obiettivo di "individuare una soluzione sul piano giuridico che tenesse conto della natura delle relazioni bilaterali" tra i due Paesi. Indiscrezioni che, tuttavia, vengono bollate come "false" ai piani alti di Palazzo Chigi. Le stesse fonti precisano che l’ultimo contatto tra Meloni e al-Sisi risale al 23 luglio scorso, in occasione della festa nazionale egiziana. In quella conversazione, si leggeva nella nota diffusa dal governo italiano, i due leader avevano fatto il punto sulle relazioni bilaterali sul piano politico ed economico e sulle attività del Piano Mattei, con particolare riferimento alla formazione tecnica e professionale, oltre che sugli sforzi comuni per contrastare la migrazione irregolare. Al centro del colloquio anche la crisi nello Stretto di Hormuz e le iniziative diplomatiche per ripristinare la libertà di navigazione.

Cosa hanno scritto i media egiziani

Un contatto ad alto livello tra "le leadership egiziana e italiana" sarebbe avvenuto prima della sentenza sul caso Regeni con l'obiettivo di "individuare una soluzione sul piano giuridico che tenesse conto della natura delle relazioni bilaterali" tra i due Paesi, ha riferito 'Mada Masr', giornale online egiziano indipendente, citando una fonte governativa del Cairo.

Sullo sfondo del presunto contatto ci sarebbe anche il caso di Nessy Guerra, la cittadina italiana condannata in Egitto per adulterio. Da parte egiziana - secondo quanto si apprende - sarebbe stato lasciato intendere che non ci sarebbero stati sviluppi sulla vicenda prima della pronuncia dei giudici italiani sul procedimento del ricercatore friulano. La vicenda di Guerra è da mesi seguita dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e la stessa premier Giorgia Meloni si starebbe spendendo in prima persona sul caso della donna originaria di Sanremo.

Intanto una fonte diplomatica egiziana, citata dal quotidiano Asharq Al-Awsat, ha assicurato che l'Egitto non sarebbe intenzionato a impugnare la sentenza con cui i giudici della prima Corte d'Assise di Roma hanno condannato in contumacia in primo grado tre funzionari della sicurezza egiziana per il loro coinvolgimento nel rapimento del ricercatore.

La fonte diplomatica sostiene che il Cairo "ha ignorato l'andamento del caso sin dall'inizio", precisando che "impugnare la sentenza significherebbe presentare una richiesta formale alla magistratura italiana, cosa fuori discussione, poiché non c'è stata alcuna interazione ufficiale egiziana con il processo sin dal suo inizio".

Secondo il quotidiano saudita ma edito a Londra, la fonte, che ha chiesto l'anonimato, ritiene "di non prevedere che la sentenza influisca sulle relazioni tra i due Paesi" e ha espresso "un parere positivo" su "alcuni punti della sentenza del tribunale italiano", tra cui "la non condanna delle istituzioni governative egiziane, bensì di singoli individui per le loro azioni, e assolvendo il principale imputato (il generale Tariq Sabir, ndr)", oltre "al ritiro delle accuse di omicidio a carico degli imputati, condannati invece per sequestro di persona e detenzione illegale, smentendo così qualsiasi accusa di tortura".

Le opposizioni

Intanto le opposizioni incalzano l'esecutivo. “Il governo si deve attivare per ottenere dall'Egitto il risarcimento e per ottenere che quella sentenza e quelle condanne possano essere eseguite”, ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando della sentenza Regeni a margine delle celebrazioni per i 120 anni della Cgil alla Scala di Milano. “Mi sembra che non ci sia consapevolezza di questo da parte di chi sta parlando in questi giorni da parte del governo. C'è una parte (della sentenza, ndr) che è immediatamente esecutiva. Sento parlare di secondi, terzi gradi e c'è una parte che è immediatamente esecutiva per cui noi chiediamo al governo e a Giorgia Meloni che cosa faranno per far rispettare una sentenza di un giudice italiano e cioè dell'ordinamento italiano”, ha affermato Schlein.

"E' assolutamente doveroso che lo Stato italiano sia parte civile" nel processo Regeni, ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, all'Aria che tira, su La7. "E' vero che la condanna è di primo grado e quindi bisogna aspettare che sia definitiva, che passi in giudicato, però attenzione: la condanna al pagamento, al risarcimento della famiglia è immediatamente esecutiva, quindi lo Stato deve favorire l'immediato recupero delle somme. Il governo non deve nascondersi, su questo piano può e deve agire", ha sottolineato Conte.

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