Corte Conti Ue: bilancio 2028-34, mancano trasparenza e rendicontabilità

Per i revisori di Lussemburgo, la Commissione Europea ha perso una grande occasione per migliorare il Qfp

L'Europa Building, sede  del Consiglio Europeo, a Bruxelles, dove a dicembre si negozierà il Qfp 2028-34.  - Foto Adnkronos
L'Europa Building, sede del Consiglio Europeo, a Bruxelles, dove a dicembre si negozierà il Qfp 2028-34. - Foto Adnkronos
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04 novembre 2026 | 17.35
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La proposta della Commissione Europea per il prossimo bilancio settennale dell’Ue, Mff o Qfp 2028-34, non riesce a sfruttare diversi modi per renderlo più trasparente per i cittadini e di rafforzare l’obbligo di rendicontarne la gestione. Lo stabilisce la Corte dei Conti Europea, in una analisi pubblicata oggi.

Mentre i decisori dell’Ue negoziano la forma e l’entità definitive del bilancio 2028-2034, la Corte avverte che le proposte non tengono conto di "importanti preoccupazioni" già sollevate in passato. I timori restano "particolarmente forti" circa il finanziamento non collegato ai costi.

Nel giugno 2025, la Corte aveva pubblicato un documento di analisi sul bilancio dell’Ue post-2027, individuando 28 opportunità per migliorarne aspetti fondamentali, che riguardavano, ad esempio, il modo di semplificarlo, adattarlo e finanziarlo.

A luglio e a settembre 2025, la Commissione ha poi pubblicato le proprie proposte per il Quadro finanziario pluriennale (Qfp o Mff) 2028-2034, gettando le basi per le priorità dell’Ue nel corso del prossimo settennato di bilancio. La Corte ha verificato in quale misura le proposte colgono le opportunità individuate.

“La nostra analisi può aiutare i decisori dell’Ue nel momento in cui finalizzano le norme per il prossimo bilancio a lungo termine”, dice Jan Gregor, il membro della Corte dei Conti Europea responsabile dell'analisi. “Abbiamo bisogno di un bilancio che mostri chiaramente quanto abbia da offrire l’Ue, che assicuri una gestione efficace del denaro e che rafforzi la rendicontabilità e la trasparenza”.

La Corte evidenzia molte problematiche che richiedono ulteriori miglioramenti per cogliere le opportunità individuate, nonché per colmare varie "gravi lacune". Delle 28 opportunità elencate dalla Corte, la Commissione ne ha colta appieno "solo una", relativa alla semplificazione delle norme che consentono al bilancio dell’Ue di rispondere in modo flessibile al mutare delle esigenze.

In generale, le questioni relative al finanziamento non collegato ai costi sono quelle per le quali sono stati fatti meno progressi. Nel complesso, in 19 casi le proposte tengono conto di quanto segnalato dalla Corte solo in parte, mentre in otto casi "per niente".

La Commissione, per i giudici contabili, ha perso l’opportunità di definire il “valore aggiunto Ue” nella normativa, cosa che avrebbe consentito di ottenere un bilancio più mirato e dal maggiore impatto. Per di più, il quadro di performance proposto continua a dare priorità agli indicatori di realizzazione, senza indicatori di risultato e di impatto sufficienti.

Le proposte fanno "passi avanti" nel consolidare l’architettura finanziaria dell’Ue e semplificare il bilancio dell’Ue, ma solo entro certi limiti. Ad esempio, la semplificazione delle norme a livello dell’Ue "non riduce necessariamente l’onere amministrativo gravante sui destinatari finali".

Per quel che riguarda il coordinamento annuale delle politiche economiche degli Stati membri (il Semestre europeo), riunire la programmazione in un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro potrebbe lasciare "un minor potere decisionale alle Regioni".

Inoltre, non vi è "sufficiente chiarezza" circa le modalità con le quali le riforme sono valutate e le risorse assegnate.

Per quanto riguarda il finanziamento non collegato ai costi, il nuovo modello di spesa ricalca quello del fondo dell’Ue per la ripresa post-Covid-19, mantenendo alcune "importanti lacune metodologiche". 

L’accento continua ad essere posto sui "progressi" nell’attuazione, invece che sui "risultati". Le condizioni di pagamento dovrebbero essere "chiare" e comprendere il rispetto della normativa dell’Ue e nazionale; i finanziamenti, poi, dovrebbero essere "pienamente tracciabili".

Per quanto riguarda lo Stato di diritto e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, le proposte introducono meccanismi "più robusti" per assicurarne il rispetto, ma prevedono numerose disposizioni che potrebbero rendere l’applicazione delle norme "meno efficace".

Ai fini del finanziamento del bilancio dell’Ue, poi, l’introduzione di nuove risorse proprie rende "più complesso" il sistema di finanziamento dell’Ue. In questo contesto, un aumento delle entrate esistenti, ad esempio "eliminando i divari fiscali" esistenti, ridurrebbe la necessità di nuove risorse proprie.

Infine, per quel che concerne l’audit esterno, proposte come quella su Europa globale non sanciscono esplicitamente i diritti di audit della Corte dei conti europea, cosa che crea "incertezze" riguardo al mandato dell’istituzione addetta al controllo delle finanze dell’Ue, specie per gli organismi istituiti al di fuori del quadro giuridico dell’Ue o per nuove forme di sostegno finanziario che coinvolgono terzi.

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