La nuova linea di Washington dopo la sentenza della Corte Suprema: "Ci aspettiamo che Paesi rispettino accordi fino a quando non troveremo nuove basi legali per misure più appropriate"
Da oggi entrano in vigore i nuovi dazi di Donald Trump con tariffe del 15%. Il 24 febbraio segna l'inizio della nuova 'era commerciale' che il presidente degli Stati Uniti è costretto ad avviare dopo la sentenza della Corte Suprema.
I giudici hanno bocciato una fetta consistente dei 'vecchi' dazi di Trump. E il presidente, che tira dritto dopo aver scelto il piano B, invia un 'alert' ai partner: "Niente giochetti". La giornata di oggi modifica, in particolare, i rapporti commerciali tra Usa e Unione europea. La linea americana nei confronti di Bruxelles viene ribadita da un funzionario della Casa Bianca: Washington intende continuare a imporre dazi del 15% alle importazioni dalla Ue anche dopo la decisione della Corte Suprema. La base legale di questi nuovi dazi globali è fornita dal decreto firmato da Trump subito dopo la sentenza dei giudici venerdì scorso.
"Questo è, comunque, solo temporaneo, mentre l'amministrazione cercherà altre autorità legali per applicare tassi di dazi più appropriati o pre-negoziati - continua la fonte -. Fino ad allora, noi ci aspettiamo che tutti i Paesi continuino a rispettare gli impegni commerciali per la riduzione delle barriere commerciali e altre concessioni, impegni - conclude - che non sono cambiati".
Trump ha già annunciato che varerà nuovi provvedimenti sulla base di leggi in vigore. E agirà senza chiedere il semaforo verde del Congresso. "In qualità di presidente, non devo tornare al Congresso per ottenere l'approvazione dei dazi. Tale autorizzazione è già stata concessa, in molte forme, molto tempo fa! È stata inoltre appena ribadita dalla ridicola e mal concepita decisione della Corte Suprema", scrive il presidente in un post su Truth.
"Qualsiasi Paese che voglia 'giocare' con la ridicola decisione della corte suprema (volutamente in lettere minuscole, ndr.), soprattutto quelli che hanno 'fregato' gli Stati Uniti per anni, persino per decenni, sarà colpito da dazi molto più elevati - e anche peggiori - rispetto a quelli appena concordati", afferma. Traduzione: rispetto alla tariffa standard del 15% potrebbero scattare misure punitive.
L'azione americana mira a creare un quadro chiaro in tempi relativamente brevi. Il rappresentante Usa al Commercio Jamieson Lee Greer, il negoziatore commerciale americano, secondo fonti a conoscenza dei colloqui ha indicato ai ministri del Commercio del G7 che l'intenzione dell'amministrazione è in generale mantenere il quadro dei dazi precedenti, collegandoli però a basi giuridiche differenti. "Il nostro scopo - dice Greer, secondo le stesse fonti - è agire rapidamente per evitare nuove incertezze. Ma vogliamo anche evitare l'idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere".
Con gli Usa è partita una fase di "dialogo costruttivo" e non sono in vista "guerre commerciali", dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al termine della videoconferenza. "Direi - afferma - che il clima è piuttosto positivo. Durante le riunioni del G7 è emerso chiaramente l'interesse americano a non far peggiorare la situazione. Noi pure siamo favorevoli assolutamente al dialogo. Siamo impegnati a far sì che gli Stati Uniti rispettino l'accordo che è in vigore e riteniamo che, anche con una nuova base giuridica, si possa arrivare allo stesso risultato. Mi sembra avviata una fase di dialogo costruttivo con gli Stati Uniti".
Quindi, continua, "nessuna guerra commerciale, nessun atteggiamento aggressivo. Non ci saranno risarcimenti per gli esportatori. Forse ci sarà qualche risarcimento per gli importatori statunitensi che hanno fatto causa. Dopo di che abbiamo deciso di lavorare insieme, come europei", per trovare una soluzione con gli Usa. Tajani invita, infine, le imprese a non spaventarsi e a continuare a investire negli Stati Uniti.