Iran, accordo vicino. Trump: "Blocco Hormuz in vigore fino a firma". Ipotesi colloqui il 5 giugno

Teheran frena sull'uranio. Rubio: "Novità in giornata". Tra i punti: tregua di 60 giorni e stop a guerra in Libano

Nave nello Stretto di Hormuz - Afp
Nave nello Stretto di Hormuz - Afp
24 maggio 2026 | 09.32
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L'intesa tra Iran e Stati Uniti per la fine della guerra è al rush finale. Ulteriori notizie "potrebbero arrivare oggi", ha annunciato questa mattina il segretario di Stato Marco Rubio anche se il presidente americano Donald Trump nel pomeriggio è sembrato essere meno ottimista. "I negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo, e ho informato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell'accordo, dato che il tempo è dalla nostra parte" ha voluto specificare.

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"Il blocco rimarrà pienamente in vigore fino al raggiungimento, alla certificazione e alla firma di un accordo. Entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario e fare le cose per bene. Non possono esserci errori!", prosegue nel post.

Washington e Teheran sono ancora in disaccordo su "una o due clausole" del possibile memorandum d'intesa, riporta l'agenzia di stampa statale iraniana Tasnim citando una "fonte informata", secondo la quale a causa dell'"ostruzionismo americano" l'accordo non è ancora stata definita. "L'Iran sottolinea l'importanza della realizzazione dei diritti del suo popolo e questa questione è stata comunicata al mediatore pakistano. Se gli Stati Uniti continueranno a mettere ostacoli, non ci sarà alcuna possibilità di finalizzare il memorandum d'intesa", ha aggiunto.

Queste dichiarazioni sembrano rispecchiare quelle rilasciate ieri dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo il quale "ci sono ancora questioni che devono essere discusse tramite mediatori". L'ultima bozza di accordo, ha detto Baghaei, fornisce un "quadro di riferimento", ma il testo finale deve per l'Iran ''includere questioni principali necessarie per porre fine alla guerra imposta e altre questioni di fondamentale importanza per noi".

Ad ogni modo "non sarà presa alcuna decisione" sull'accordo senza "l'approvazione" finale della Guida suprema, l'Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. La precisazione segue l'accusa di un parlamentare iraniano della linea dura, Kamran Ghazanfari, che ha criticato Pezeshkian all'inizio di questa settimana, accusandolo di aver accettato il cessate il fuoco "senza il permesso" di Khamenei.

Nuovi colloqui il 5 giugno

Il potenziale accordo preliminare tra Iran e Stati Uniti si chiamerà "Dichiarazione di Islamabad", riferiscono fonti autorevoli ad Al Arabiya, secondo le quali il prossimo round di colloqui potrebbe tenersi il 5 giugno. L'accordo preliminare è un memorandum d'intesa a cui seguiranno negoziati su un accordo definitivo che coprirà le questioni in sospeso, hanno affermano le fonti ad Al Arabiya. Il 5 giugno Washington e Teheran invieranno i capi delle rispettive delegazioni una volta iniziati i negoziati sull'accordo definitivo, precisa Al Arabiya.

Cosa c'è nell'intesa

Nel memorandum d'intesa che starebbero per siglare i negoziatori di Iran e Stati Uniti, si prevede una tregua di 60 giorni che potrebbe estendere il cessate il fuoco, riaprire lo Stretto di Hormuz, allentare la pressione sulle forniture globali di petrolio e avviare un nuovo ciclo di negoziati sul nucleare. Lo scrive Axios, spiegando che l'accordo avrebbe una durata di 60 giorni e potrebbe essere prorogato di comune accordo. Durante tale periodo, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto senza pedaggi e, prosegue Axios, l'Iran si impegnerebbe a bonificare lo stretto dalle mine che ha dispiegato, consentendo così alle navi di transitare liberamente.

In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco dei porti iraniani e concederebbero alcune deroghe alle sanzioni, permettendo all'Iran di vendere liberamente petrolio. Un funzionario statunitense ha riconosciuto che ciò rappresenterebbe un importante vantaggio economico per l'Iran, ma ha anche sostenuto che porterebbe un significativo sollievo al mercato petrolifero globale. Le questioni nucleari non verrebbero risolte in questo accordo di 60 giorni. Il memorandum d'intesa creerebbe invece un periodo di negoziati.

L'Iran, aggiunge Axios, si impegnerebbe a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari e le due parti negozierebbero la sospensione del programma iraniano di arricchimento dell'uranio e la rimozione delle sue scorte di uranio altamente arricchito. Gli Stati Uniti negozierebbero anche la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani durante il periodo di 60 giorni, ma tali misure verrebbero attuate solo nell'ambito di un accordo finale. Secondo quanto riportato, la bozza del memorandum d'intesa prevederebbe anche la fine della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano.

La conferma sui contenuti arriva anche dall'Iran secondo cui il memorandum d'intesa iniziale tra Washington e Teheran includerebbe l'impegno degli Stati Uniti a sospendere le sanzioni petrolifere contro l'Iran durante il periodo di negoziazione. Lo afferma l'agenzia di stampa Tasnim, legata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran. In questo modo a Teheran potrebbe vendere petrolio senza limitazioni legate alle sanzioni mentre sono in corso i negoziati. Nel testo dell'accordo anche la fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, prosegue la Tasnim. La bozza prevederebbe un periodo di 30 giorni di tregua per le misure relative allo Stretto di Hormuz e un periodo di 60 giorni per i colloqui sul nucleare, secondo quanto riportato.

"Vogliamo rassicurare il mondo sul fatto che non stiamo cercando di dotarci di armi nucleari", ha dichiarato Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo quanto riportato dai media locali. La squadra di negoziatotri di Teheran, ha aggiunto Pezeshkian, "non scenderà a compromessi" quando si tratta dell'"onore" e della "dignità" degli iraniani.

Secondo il New York Times Teheran si impegnerebbe a rinunciare alle sue scorte di uranio altamente arricchito e a sospendere l'arricchimento dell'uranio oltre il 3,6% per dieci anni. Lo scrive il New York Times citando fonti informate sul contenuto del documento, ma Teheran smentisce. Sono "completamente false" le notizie secondo cui l'Iran ha intenzione di trasferire l'uranio altamente arricchito all'estero o di sospendere l'arricchimento oltre il 3,6% per un decennio, hanno riferito fonti iraniane all'agenzia di stampa Tasnim. I funzionari iraniani insistono sul fatto che l'attuale accordo si concentra sulla fine della guerra e non interessa il programma nucleare iraniano.

Le reazioni

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso "preoccupazioni" in merito ad alcune parti della bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran durante una telefonata con il presidente americano Donald Trump, riporta il sito di Axios precisando che, in particolare, Netanyahu è preoccupato per la parte che riguarda la fine della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano.

Un funzionario statunitense ha affermato ad Axios che per quanto riguarda il Libano non si tratterebbe di un "cessate il fuoco unilaterale" e che se Hezbollah tentasse di riarmarsi o di istigare attacchi, Israele sarebbe autorizzato ad agire per impedirlo. "Se Hezbollah si comporta bene, Israele si comporterà bene", ha detto il funzionario. "Bibi ha le sue considerazioni interne, ma Trump deve pensare agli interessi degli Stati Uniti e dell'economia globale", ha aggiunto il funzionario statunitense.

Trump ha rassicurato Netanyahu, durante il colloquio telefonico sul fatto che l'accordo finale con l'Iran prevede lo smantellamento del suo programma nucleare e la rimozione di tutto l'uranio arricchito della Repubblica islamica. Lo ha dichiarato un alto funzionario israeliano citato dal Times of Israel. Trump "ha chiarito che manterrà una posizione ferma nei negoziati sulla sua richiesta di lunga data di smantellamento del programma nucleare iraniano e di rimozione di tutto l'uranio arricchito dal territorio iraniano, e che non firmerà un accordo definitivo se queste condizioni non saranno soddisfatte", ha affermato il funzionario.

In serata Netanyahu dovrebbe informare il gabinetto di sicurezza israeliano sugli elementi principali dell'accordo in via di definizione tra Stati Uniti e Iran, compresi i dettagli di una recente telefonata con il presidente americano Donald Trump. Lo scrive il sito di Haaretz spiegando che Netanyahu parlerà anche delle possibili limitazioni che l'accordo potrebbe imporre alle attività israeliane in Iran e Libano. Inoltre, si prevede che il premier riveli al governo le informazioni in suo possesso riguardo alla soluzione raggiunta dalle parti sulla questione dell'uranio arricchito iraniano.

"L'accordo che sta emergendo è negativo" secondo un funzionario di Israele che ha chiesto di rimanere anonimo, ha espresso preoccupazione per l'accordo in fase di definizione tra Stati Uniti e Iran. Parlando a Channel 12, il funzionario ritiene che la struttura dell'accordo dimostra a Teheran che può militarizzare lo Stretto di Hormuz con un'efficacia non inferiore a quella di un'arma nucleare. Il funzionario ha aggiunto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ritiene che l'accordo si baserà su criteri economici e consentirà l'apertura dello Stretto senza che alcun progresso dipenda da concessioni sul programma nucleare iraniano.

Plauso arriva intanto dai paesi arabi. "Mi congratulo con il presidente Donald Trump per i suoi straordinari sforzi nel perseguire la pace e per aver tenuto una telefonata molto utile e produttiva con i leader di Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Pakistan", ha scritto su 'X' il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif auspicando di ''ospitare molto presto il prossimo ciclo di colloqui". Sharif ha aggiuntoche ''le discussioni hanno offerto un'utile opportunità per scambiare opinioni sull'attuale situazione regionale e su come far progredire gli sforzi di pace in corso per portare una pace duratura nella regione. Il Pakistan continuerà i suoi sforzi di pace con la massima sincerità e speriamo di ospitare molto presto il prossimo ciclo di colloqui".

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha spiegato che la Turchia è ''pronta a dare qualsiasi tipo di supporto all'accordo'' tra l'Iran e gli Stati Uniti. Dopo il colloquio avuto ieri con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Erdogan ha spiegato che l'accordo garantirà la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, contribuirà alla stabilità regionale e allevierà la pressione economica.

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