Iran, la proposta in 10 punti agli Usa: cosa c'è di impossibile e su cosa si può trattare

Restano accesi i riflettori dei media internazionali sulla proposta di Teheran: l'analisi punto per punto del Wsj

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Murales anti Usa a Teheran, Iran - AFP
09 aprile 2026 | 12.27
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Dal cessate il fuoco, anche in Libano, alle sanzioni, 'passando' per lo Stretto di Hormuz. Restano accesi i riflettori dei media internazionali sui dieci punti proposti dall'Iran agli Usa. Il Wall Street Journal ne propone uno schema, analizzato punto per punto.

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Garanzia di non aggressione

Potenzialmente negoziabile, scrive il giornale, "a seconda di come verrà definita e attuata". Funzionari iraniani hanno detto ai negoziatori di volere come garante una potenza come Cina o Russia. Non è chiaro se altri accetterebbero e come potrebbe funzionare. Un altro punto, aggiunge il Wsj, sarebbe "convincere Israele ad astenersi dall'attaccare l'Iran".

Controllo dello Stretto di Hormuz all'Iran

Donald Trump ha chiesto la riapertura completa nel quadro di qualsiasi accordo di cessate il fuoco. Lasciare l'area sotto controllo iraniano sarebbe una grande concessione da parte degli Usa. Per gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo, sarebbe uno "scenario da incubo" - scrive il giornale - con una 'via' strategica per le esportazioni di petrolio e gas in mano a un rivale nella regione.

Arricchimento dell'uranio

Gli Stati Uniti non accetteranno che la Repubblica islamica porti avanti attività di arricchimento, ha detto il presidente americano. Secondo i mediatori, rispetto ai negoziati precedenti le ultime settimane di guerra, l'Iran ha ammorbidito la sua posizione. E il Wsj indica come potenziale margine di manovra il fatto che in passato i negoziatori abbiano parlato del modo in cui l'Iran potrebbe continuare ad arricchire quantità 'simboliche' di uranio o ridurre le scorte di uranio arricchito.

Revoca delle sanzioni primarie

Sono quelle che per lo più impediscono alle aziende americane e agli americani di fare affari con Teheran. Gli Usa si sono detti dispositi ad allentare alcune sanzioni nel quadro di un accordo, ma non hanno chiarito quali. Teheran chiede la revoca di tutte le sanzioni primarie imposte da Washington. Ma, evidenzia il quotidiano, ci sono due "grandi problemi", ovvero il Congresso dovrebbe approvare la revoca delle misure e Washington difficilmente farà marcia indietro su molte delle sanzioni primarie collegate alle accuse di "attività terroristiche" e "abusi dei diritti umani".

Revoca delle sanzioni secondarie

Sono quelle che impediscono alle aziende straniere rapporti con l'Iran per quanto riguarda una serie di attività. La maggior parte erano state sospese ai tempi dell'accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015, all'epoca dell'Amministrazione Obama. Probabilmente, è l'analisi, un'intesa con l'Iran includerà la revoca di alcune di queste misure.

Onu

L'Iran vuole la revoca delle sanzioni. Attenzione concentrata sul campo delle armi convenzionali, dei missili balistici e dei componenti.

Aiea

L'Iran voleva lo stop alle indagini dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sulle sue attività del passato in campo nucleare. I mediatori, scrive il Wsj, affermano che Teheran ha ammorbidito la sua posizione.

Risarcimenti

Anche qui i mediatori sostengono l'Iran abbia iniziato a contenere le richieste. Se è difficile che gli Usa accettino, Teheran e negoziatori hanno ipotizzzato l'uso dei ricavi di un eventuale pagamento per il transito nello Stretto di Hormuz. Alcuni Paesi arabi hanno proposto l'utilizzo di beni iraniani congelati in Qatar e altrove per finanziare la ricostruzione e la Repubblica islamica sarebbe 'aperta' a questa possibilità.

Ritiro delle forze Usa

Difficilmente Washington accetterà il ritiro di tutte le forze Usa dalla regione (erano 30-40.000 in Medio Oriente prima del conflitto), soprattutto nei giorni immediatamente successivi a un eventuale accordo. Stando ai mediatori, scrive ancora il giornale, l'Iran ha fatto marcia indietro su questo punto.

Cessate il fuoco, anche in Libano

Israele continua le operazioni militari nel Paese dei Cedri.

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