L'unico podcast in italiano che dall'inizio dell'invasione russa racconta ogni giorno cosa succede in Ucraina e le conseguenze del conflitto nel resto del mondo
Mille episodi in quasi quattro anni. "Notizie dall’Ucraina", il podcast di Adnkronos a cura di Valerio Masia e con la produzione di Alberto Di Stefano, raggiunge un traguardo simbolico mentre la guerra resta una realtà quotidiana fatta di bombardamenti, vittime civili e città distrutte. Non una celebrazione, ma la misura del tempo e della durata di un conflitto che, dal 24 febbraio 2022, ha cambiato il volto dell’Europa.
La puntata numero mille - che trovate qui sotto nel video Youtube, e insieme agli altri podcast Adnkronos a questo link - ripercorre l’evoluzione di una guerra che non ha mai cambiato natura – l’aggressione russa all’Ucraina – ma che ha cambiato più volte forma e percezione. Dall’impatto iniziale dell’invasione agli orrori di Bucha e Mariupol, fino alla lunga fase di stallo che ha riportato nel continente una guerra di posizione che sembrava appartenere al passato. In parallelo, è cambiato lo sguardo di una parte dell'opinione pubblica occidentale, passata dalla partecipazione emotiva a un progressivo distacco.
Il racconto arriva all’attualità, segnata dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e dalla frattura del fronte occidentale. La promessa di una pace rapida si è trasformata in una trattativa lunga e incerta, mentre in Ucraina si continua a combattere e a morire.
Al centro della puntata c’è anche il dibattito, fino a poco tempo fa impensabile, sull’eventuale invio di truppe europee in Ucraina in uno scenario post-bellico. L’Europa si divide: la Francia di Emmanuel Macron spinge per non escludere nessuna opzione, la Germania resta prudente, l’Europa orientale lega la sicurezza ucraina alla propria, mentre l’Italia ribadisce il no a qualsiasi presenza militare senza un mandato internazionale chiaro.
A mille episodi dall’inizio di questo diario audio, il punto resta uno solo: la guerra in Ucraina non è finita e continua a interrogare l’Europa sul proprio ruolo strategico, sulla sicurezza e sul rischio di assuefarsi a un conflitto nel cuore del continente.