Omicidio Attanasio, procura chiede l'archiviazione. La moglie: "Non mi opporrò"

Il marito, ambasciatore italiano in Congo, è stato ucciso il 22 febbraio 2021 insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci

Luca Attanasio - (Fotogramma/Ipa)
Luca Attanasio - (Fotogramma/Ipa)
04 settembre 2026 | 16.12
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"Ho deciso, insieme al legale che è stato sempre al mio fianco in questi anni, di non presentare opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura e di non chiedere lo svolgimento di ulteriori indagini". Ad affermarlo è Zakia Seddiki, la moglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio, rendendo nota la propria decisione di non presentare opposizione alla richiesta di archiviazione, depositata dalla Procura della Repubblica di Roma nell'ambito del procedimento volto a individuare i responsabili dell'uccisione del marito. La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione della nuova tranche di indagine avviata sulla morte in Congo dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi il 22 febbraio del 2021.

"La Procura della Repubblica di Roma - spiega - ha depositato in questi giorni la richiesta di archiviazione del procedimento volto a individuare i responsabili dell'assassinio di mio marito Luca Attanasio. Nonostante gli sforzi, compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria, infatti, le indagini svolte non hanno consentito di acquisire elementi di prova idonei a confermare, secondo gli standard probatori, richiesti dall'ordinamento processuale italiano, la responsabilità dei soggetti che sono stati condannati dall'Autorità Giudiziaria della Repubblica Democratica del Congo per l'omicidio di Luca. Né le diverse ipotesi che sono state prospettate, anche a livello giornalistico, circa possibili scenari alternativi alla ricostruzione dei fatti emersa dalle indagini, doverosamente verificate dagli inquirenti italiani, hanno trovato alcun riscontro negli approfondimenti investigativi compiuti. Per tale ragione ho deciso, insieme al legale che è stato sempre al mio fianco in questi anni, di non presentare opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura e di non chiedere lo svolgimento di ulteriori indagini", sottolinea Seddiki.

"Lo strazio per la perdita di Luca è irrimediabile e mi accompagnerà tutta la vita ed è costante il dolore per il fatto che le mie adorate figlie stiano crescendo senza il loro straordinario papà. Sono però certa, alla luce degli accertamenti investigativi che sono stati compiuti, che un'ulteriore prosecuzione delle indagini sarebbe del tutto inutile e non varrebbe in alcun modo a lenire tale sofferenza. Esprimo la mia gratitudine al Pubblico Ministero e agli inquirenti italiani per gli sforzi compiuti in questi anni. Luca è caduto mentre serviva le Istituzioni del proprio Paese e la Magistratura, che è parte di quelle Istituzioni, ha fatto tutto quanto era in suo potere per accertare ciò che è accaduto quel tragico 22 febbraio 2021".

Perché la procura ha chiesto l'archiviazione

Alla base della richiesta c’è la mancata collaborazione dell’autorità giudiziaria di Kinshasa, così, come il fatto che il gruppo di sei congolesi che inizialmente avevano confessato di aver compiuto l’agguato mortale e che in primo grado sono stati condannati all’ergastolo, quando sono stati ascoltati dai carabinieri del Ros hanno, invece, ritrattato tutto sostenendo che la confessione gli era stata estorta con la forza. Fatto, questo, che ha reso impossibile per i pm capitolini proseguire nelle indagini.

Il nuovo procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, è rimasto sempre contro ignoti. Per la morte di Attanasio e Iacovacci la procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due dipendenti del Programma alimentare mondiale (Pam) accusati di omicidio colposo, che avevano organizzato la missione nel nord del Paese africano durante la quale i due italiani furono uccisi in un agguato. Per i due funzionari legati alle Nazioni Unite però, il gup di Roma nel febbraio 2024 ha dichiarato il non luogo a procedere riconoscendo l’immunità diplomatica.

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