''Il Congresso sarà composto da nuovi leader diversissimi tra loro. Ci sono i moderati, i cristiani, i socialdemocratici, gli islamici, gli indiani originari d'America, i nativi. Sono rappresentate tutte le razze, i generi, le donne", spiega all'Adnkronos la politologa Nadia Urbinati, titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York.
Un ''voto storico'', un ''risultato straordinario'' quello delle elezioni di Midterm, dalle quali nascerà ''un Congresso la cui demografia è importante'' perché rispecchia ''la fotografia della società di oggi''negli Stati Uniti. Una ''vittoria epocale'' per i Dem che ''apre la strada a un democratico alla Casa Bianca'' e mette il presidente americano Donald Trump con le spalle al muro, ''teme l'impeachment'' quindi ora ''si concentrerà a salvare se stesso'' mentre i Dem dovranno dimostrare ''coerenza, anche per il loro futuro''. Lo spiega all'Adnkronos la politologa Nadia Urbinati, titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York, riflettendo anche sul fatto che la vittoria dei Democratici negli Stati Uniti conferma ''un'ondata non favorevole alle destre'' e che potrebbe avere effetti anche in Europa, su tutti in Germania.
Il risultato delle Midterm, spiega Urbinati, è ''storico per tante ragioni'', dato che ''il Congresso sarà composto da nuovi leader diversissimi tra loro. Ci sono i moderati, i cristiani, i socialdemocratici, gli islamici, gli indiani originari d'America, i nativi. Sono rappresentate tutte le razze, i generi, le donne'', spiega la saggista sottolineando che ''è un aspetto straordinario perché è la fotografia della società di oggi, che non è stata esclusa o repressa, ma alla quale è stata data la possibilità di rappresentarsi''. Una dimostrazione che ''Trump ha fatto errori mastodontici'' e che ''lo smantellamento dello Stato che voleva fare con Musk è fallito'', così come ''è fallita totalmente la sua politica sull'immigrazione''.
Visiting professor della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Urbinati sottolinea che dalle elezioni di Midterm emerge anche una bocciatura della politica di Trump sui dazi. ''Gli stati del nord, ex industriali, che hanno visto una galoppata trumpiana nel primo Trump'', ora ''invece di insistere sul sovranismo e sui dazi, hanno votato per la tradizione del welfare, quindi del New Deal'', spiega Urbinati. Parlando degli stati del sud, la politologa spiega che ''qui la rivoluzione è ancora più radicale, se si pensa a un Kansas che dopo cento anni ha un democratico al Senato o al Texas. Quindi gli stati del sud hanno voltato le spalle a questo Gop, a questi repubblicani''. C'è ''un'indicazione di un mutamento di politica, di richiesta di qualcosa di diverso dal governo'', sottolinea.
Per i Democratici ''è stata quindi una vittoria epocale che condizionerà il futuro a breve, medio e luno termine''. Comprese le presidenziali. ''Difficile oggi pensare che un repubblicano possa esprimere la Casa Bianca dopo Trump'', sostiene Urbinati, sottolineando che il tycoon ''di proposito ha così tanto radicalizzato il discorso politico'' per cui ''è complicato per un moderato poter votare repubblicano oggi, perché Trump ha cambiato il partito radicalmente'' e i candidati Gop ''sono la sua ombra a livello ideologico, ripetono lo stesso mantra di Trump, di Musk, di Vance''. Per cui ''a meno che i repubblicani non si riprendono il partito, ma è un percorso lungo perché il vecchio Gop non c'è più, si va verso i democratici'' alla Casa Bianca.
Nel frattempo Trump ''in qualche modo arriverà a un compromesso'', ha detto che è pronto a cooperare ''perché vuole evitare il peggio. A lui interessa il suo status e teme l'impeachment''. In politica estera, questo come effetto avrà che ''il rapporto con l'Europa e con le destre europee si andrà raffreddando''. Autrice di 'Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia', Urbinati riflette su come durante il secondo mandato di Trump ci sia stata una ''trasformazione del populismo al potere che è diventato sistema autoritario''. Inoltre Trump ha fatto ''scelte radicali nel campo economico'' e ''si è schierato con le banche, la finanza, abbandonando il paese a sé, sia la piccola e media industria, sia l'industria nuova, anche quella legata alle tecnologie e ai servizi''.
Sugli effetti che il voto di Midterm potrà avere sui prossimi appuntamenti elettorali in Europa, a partire dalla Spagna sulla quale il premier Pedro Sanchez ha attirato l'attenzione oggi, ''è difficile dire'', ma ''è certo un vento non favorevole alle destre. Cominciato con Lula e poi con Netanyahu, che non ha vinto e non sarà lui a guidare il governo''. Quello che si nota, quindi, ''è un'ondata di stanchezza e di repulsione per politiche sconsiderate e crudeli, a volte ingiuste, violente, e quindi questo avrà degli effetti sulle elezioni''. Previsti, secondo Urbinati, dal voto di Midterm ''effetti sulle elezioni in Germania perché sia Trump sia Musk hanno investito tantissimo nell'Afd, nella destra neonazista''. Le Midterm avranno anche ''un impatto in maniera indiretta, faranno comprendere che non si possono penalizzare parti di popolazioni con politiche sconsiderate'' e che ''la democrazia non, non significa fai quello che vuoi, significa poter fare cose'', ha sottolineato l'analista.
Per quanto riguarda l'Iran, secondo Urbinati Trump ''dovrà delegare ai paesi arabi suoi alleati di risolvere'' la situazione, ''che comunque verrà risolta sempre a spese degli europei perché non sarà più libero il passaggio dallo stesso di Hormuz e dovrà essere pagato un pedaggio. Significa che il petrolio non tornerà a essere più economico'' rispetto al prezzo attuale. Quindi, conclude Urbinati, Trump ''ha fatto degli errori massodontici pensando che potesse farli perché era potente, così non è''. Sull'impeachment, Urbinati afferma che ''è sperabile che ci sia coerenza, perché se non lo fanno i Dem rischiano di perdere le elezioni tra due anni'', quindi va considerata ''una strada necessaria'' dato che Trump ''ha violato tante norme e ha messo a duro rischio la Costituzione''.