La situazione internazionale, la guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente

21 maggio 2026 | 19.01
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L’ultima telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu è stata descritta come prolungata e drammatica dai media israeliani. Il presidente americano, sulla spinta dei paesi del Golfo, ha sospeso la ripresa delle ostilità e ha dato un nuovo ultimatum a Teheran: due o tre giorni. Dall’altra parte i Pasdaran hanno avvertito che un nuovo attacco contro l’Iran provocherebbe un allargamento della guerra anche fuori dalla regione.

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In questo scenario, continua la mediazione del governo pakistano, con il ministro degli Interni Mohsin Naqvi che si è recato a Teheran, la seconda volta in meno di una settimana, per colloqui con funzionari iraniani. Secondo quanto riportato da media arabi, sarebbero in corso i lavori per limare il testo di un accordo tra Washington e Teheran per porre fine alle ostilità. Gli Stati Uniti si trovano, stando alle parole di Trump, davanti a un bivio, o si raggiungerà un accordo, oppure saranno presi provvedimenti drastici. Al negoziato è legata ovviamente la sorte dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per l’economia globale. Le discussioni su un possibile intervento della Nato per garantire la libertà di navigazione nello stretto, controllato oggi dai Pasdaran, sono per ora solo informali ma la situazione è in continua evoluzione. In questo contesto, è inoltre da tenere presente che l’Iran ha consolidato il controllo con posti di blocco e tariffe per il passaggio in sicurezza delle navi. La volontà di Teheran di fare cassa e mettere ulteriore pressione agli Stati Uniti, e indirettamente al resto del mondo, è suffragata anche dall’ipotesi di tassare l’utilizzo dei cavi in fibra ottica che passano sotto lo Stretto.

Questi rappresentano infatti un'infrastruttura essenziale per le comunicazioni digitali, l’obiettivo è quello di colpire i grandi consorzi che la gestiscono, imponendo alle grandi multinazionali, da Google a Meta, da Microsoft ad Amazon, di sottostare alle regole di Teheran. Tutto ciò significherebbe incassare miliardi di dollari e portare al tavolo delle trattative una ulteriore arma di ricatto. La proposta, la cui fattibilità rimane tutta da verificare, è stata avanza dall'agenzia di stampa Tasnim, controllata dai Pasdaran, e avrebbe conseguenze rilevanti in tutti i settori che utilizzano servizi cloud, generano traffico di dati e, come nel caso del sistema Swift, assicurano comunicazioni protette, tra cui quelle finanziarie. Basta ricordare che i dati che transitano da quei cavi garantiscono servizi online essenziali, a partire dai pagamenti, e contribuiscono ad alimentare piattaforme governative. Intanto, le posizioni americane sono sul tavolo di Teheran. Il portavoce del Ministro degli Affari esteri iraniano Baghaei conferma che sono in esame, ma non risparmia la “profonda sfiducia" verso Washington, dove Trump ha già definito «inappropriata» la controproposta iraniana, allontanando le possibilità di una veloce risoluzione della crisi.

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